Tre’Shaun Fletcher, una storia di continuo cambiamento

Dalla scelta del cognome al passaggio in Europa, passando per i problemi al ginocchio. Tre’Shaun Fletcher ci insegna che la vita è soprattutto cambiamento

Le difficoltà nella vita di Tre’Shaun Fletcher non sono mai mancate, ma con grande forza di volontà le ha affrontate tutte, superandole. Così il destino che lo ha obbligato a salutare la Serie A lo ha portato a Pistoia, dove è chiamato ad essere protagonista, cosa che a lui riesce molto bene.
Ed è proprio il ruolo importante una delle chiavi per far risplendere il talento di questo ragazzone, classe 1994, che quando viene messo al centro dei progetti si esalta.

A dirlo sono i numeri della sua carriera: con l’università di Toledo e con i finlandesi dell’Ura Basket ha avuto palloni, minuti e tante responsabilità e ha chiuso quelle stagioni rispettivamente con 18,1 punti 4,3 assist e 8 rimbalzi in 32,9’ e 18 punti, 2,6 assist e 7,3 rimbalzi in 31’. Numeri ben diversi rispetto a quelli di questo inizio di stagione in Fortitudo (13 gare con 7 punti e 3,4 rimbalzi in 18,7’ di media), dove invece aveva davanti due stelle del calibro di Banks e Aradori, o di quelli dei primi tre anni all’università del Colorado, dove doveva spartirsi compiti e minuti con Xavier Johnson prima e poi con l’ex Trento George King e Josh Fortune.

LE CARATTERISTICHE

A Pistoia Fletcher può essere un elemento importante, soprattutto a livello tattico. Il fisico importante (202 centimetri per 93 chili), in A2 gli permette di poter ricoprire senza problemi tutte le posizioni dal due al quattro, avendo vantaggi per taglia su quasi tutti gli avversari. Mancino con una mano molto educata, può certamente essere sfruttato nei giochi di pick&roll, grazie ai quali è molto bravo anche a creare per i compagni, potendo spesso riuscire a vedere sopra le difese.

Giocatore talentuoso, pur non essendo un realizzatore puro ha nel repertorio molte soluzioni, sia dalla distanza che vicino a canestro. Non velocissimo ed esplosivo, al confronto con il suo potenziale offensivo concede qualcosa certamente nella metà campo difensiva. Di certo però la sua taglia e le sue caratteristiche permetteranno a coach Michele Carrea di mixare molti quintetti, proponendo ancor di più una Pistoia di taglia grande, con tanti elementi in grado di cambiare accoppiamenti difensivi senza particolari problemi.

CUORE DI MAMMA

A livello personale la curiosità più grande riguarda il suo cognome, che è diventato Fletcher solo prima del college. In realtà originariamente il nuovo giocatore di Pistoia si chiamava prima Tre’Shaun Lexing. Una scelta che sta dietro una storia difficile, di quelle che però sono molto comuni negli States. Nato a Monroe (Washington), cresce poi a Wilmar, in Arkansas, una città di appena 500 abitanti con molta povertà. Tre’Shaun quando ha tredici anni sembra essere finito in un brutto giro, con gran parte dei suoi amici che finiscono per far parte di gang giovanili o che diventano molto presto genitori.

Per evitare che il ragazzo si perda per strada sua mamma, Bobby Ann Fletcher, decide di spostare tutta la famiglia trasferendosi nello stato di Washington, con direzione Spokane, anche se poi finiscono a Tacoma. Una scelta che cambia la vita Tre’Shaun, che lì frequenta una scuola importante, la Lincoln High School, giocando per la squadra di basket in cui si mette in mostra, ottenendo poi un’opportunità con l’Università del Colorado. Proprio in quel momento, consapevole dei grandi sforzi e dei sacrifici fatti da sua madre che ha cresciuto lui da sola, facendo molti lavori e convivendo con problemi fisici pur di dare un futuro a lui e agli altri quattro figli, decide di omaggiarla promettendogli una laurea e soprattutto prendendo il suo cognome da nubile, Fletcher, per poter giocare sempre con un tributo a mamma Bobby Ann sulla schiena.

NATALI MAGICI

Per Tre’Shaun Fletcher le festività natalizie sono, da sempre, un nuovo inizio. Probabilmente è una casualità, ma negli ultimi anni a cavallo tra Natale e l’Epifania è sempre arrivata una ventata fresca di novità. Il 29 dicembre di quattro anni fa è infatti nata sua figlia, Malina, nella stessa data, in questo 2020, ha visto chiudersi la sua avventura in Serie A con la Fortitudo Bologna ma al tempo stesso anche iniziare quella con Pistoia. Il 30 dicembre di un anno fa invece iniziava la sua avventura di giocatore in Europa, firmando con i finlandesi dell’Ura Basket. E poi, ancora, 5 gennaio 2019 lo sbarco il G-League, per il primo contatto da professionista, firmato con i Salt Lake City Stars.

UN GINOCCHIO PROBLEMATICO

La storia di Fletcher è stata condizionata anche da un ginocchio sinistro che in due momenti distinti della sua carriera gli ha scombinato i piani, frenando la sua ascesa. La prima volta nella prima stagione al college, all’università del Colorado di Boulder, dove è costretto a saltare 15 partite perdendo anche l’occasione di scalare le gerarchie fluide della squadra. L’infortunio più grave però arriva ad un passo dal sogno, ovvero nella stagione da senior a Toledo, quando i riflettori erano tutti per lui essendo stato da poco nominato giocatore dell’anno della Mid American Conference, con l’opportunità di finire nel draft NBA e di portare il suo college ad una storica apparizione nel torneo NCAA.

I guai iniziano durante i quarti di finale del torneo conclusivo della Conference, quando si fa male ancora al ginocchio sinistro e deve alzare bandiera bianca per la seconda parte della sfida con Miami (Ohio). Toledo comunque vince 71-69 e vola in semifinale per affrontare Eastern Michigan. Fletcher è nel quintetto iniziale e sembra tutto a posto, tanto che il primo canestro della gara lo segna lui. Un layup dopo 21”, ma quando riatterra il suo ginocchio sinistro cede, di schianto. Esce portato a braccio da due compagni e la sua gara e anche la sui carriera al college finisce così. Toledo riesce comunque nell’impresa di vincere quella partita ma senza la sua stella perde in finale con Buffalo, dovendo rinunciare al sogno di partecipare al torneo conclusivo della NCAA.

Va peggio a Fletcher, che il 26 marzo deve operarsi, avendo riportato danni ai legamenti del crociato anteriore, la lacerazione del menisco e del collaterale laterale e la cartilagine danneggiata. Un guaio che gli fa perdere nel suo miglior momento i treni più importanti per la sua carriera, costringendolo a una lunga riabilitazione che dura nove mesi.

RIPARTIRE

L’occasione di tornare in pista gli arriva dall’allenatore dei Salt Lake City Stars, Martin Schiller, suo estimatore, che lo chiama nella squadra di G-League per rilanciarlo. Lì, da gennaio 2019 alla fine della stagione, gioca 9 partite, senza gran minutaggio, ma è quanto basta per far sapere al mondo che è guarito e può giocare. L’estate passa con due fugaci apparizioni alla Summer League, disputando due gare in quella di Salt Lake City e una in quella di Las Vegas. Poi è nuovamente fermo, almeno fino alla chiamata dei finlandesi dell’Ura Basket, che lo fanno sbarcare in Europa. Da lì la definitiva rinascita, con una stagione importante, che riporta i riflettori su di lui, tanto da finire in estate nel radar di molte squadre, non ultime Pistoia e la Fortitudo Bologna, che appunto lo ingaggia in estate.

ABITUDINE A CAMBIARE

Il cambiamento da Bologna a Pistoia non sarà traumatico per Fletcher che pur di arrivare e di fare il giocatore di basket professionistico non ha mai esitato a cogliere nuove sfide. Del resto, la palla a spicchi la tiene in mano da quando aveva tre anni, grazie ai due fratelli più grandi che gli hanno trasmesso la passione per il gioco. E da lì è stato sempre un cambiare per migliorare e affermarsi. Prima la città, da Wilmar in Arkansas a Tacoma nello stato di Washington. Poi il cognome, da Lexing a Fletcher. E anche a livello di college c’è stato il passaggio da Colorado a Toledo, prendendosi pure il fardello di rimanere fermo un anno pur di cambiare e dimostrare che in un altro contesto il suo talento poteva emergere. Infine, il cambiamento più grande, dagli States all’Europa. E adesso l’ultimo, che lo ha portato a vestire la maglia biancorossa della Giorgio Tesi Group, per far brillare il suo talento e risollevare le sorti della squadra di coach Carrea.

Federico Guidi
Federico Guidi
Originario di Montecatini, giornalista, dal 2005 scrive su Il Tirreno e dal 2014 anche per Pistoia Sport. Ama in maniera viscerale lo sport e le sue storie. Nel tempo libero cerca di imitare le gesta sportive dei campioni, con scarsi risultati. Tattico "ad honorem" della redazione.

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