A Pistoia nella stagione 2017/18, Raphael Gaspardo ha rievocato i dolci ricordi tra cui spiccano il gruppo affiatato e coach Vincenzo Esposito
Al termine di sette stagioni consecutive ad alti livelli nel massimo campionato italiano, pochi giocatori sarebbero disposti a scendere di categoria pur di rimettersi in gioco ed affrontare nuove ed esaltanti sfide. Tra questi vi è Raphael Gaspardo, il quale, chiusa l’esperienza triennale con Brindisi, ha deciso di ricominciare da quella A2 dove tutto era iniziato 10 anni fa, accettando l’ambizioso progetto di Udine. Agli occhi di tanti questa mossa potrebbe sembrare un passo indietro, ma non per l’ala nativa di Bressanone, intenzionata a chiudere quest’annata in trionfo.
UNA NUOVA AVVENTURA
«Si è creata questa opportunità dopo tre anni stupendi a Brindisi, molto produttivi per me sotto ogni punto di vista – ha raccontato Gaspardo – Il ciclo però a quel punto era finito ed era arrivato il momento di cambiare. Udine è un club molto ambizioso, la società è seria e solida, strutturata assolutamente come una squadra da A1, anche a livello organizzativo e di staff. Gli obiettivi qua sono molto importanti ed in più è casa mia. Mi è sembrata un’ottima soluzione, piuttosto che una squadra di media fascia in A1 dove puntare al primo turno di play-off o ad una semifinale di Coppa Italia, ho preferito scendere in A2 per puntare a vincere qualcosa. Questo sicuramente mi ha intrigato, al pari della costruzione della squadra. Si tratta di una nuova sfida in cui l’obiettivo è ottenere il massimo».
Per chi come Gaspardo è sempre stato abituato al basket di A1, il cambio di categoria può essere inizialmente traumatico. Un mondo diverso, non per forza di livello inferiore, in cui fanno da padrone tutt’altre sfaccettature di questo splendido gioco. «In A2 si gioca un basket molto più di letture, anche più tecnico per certi versi – ha spiegato – Chiaramente il livello fisico è diverso, solo per il fatto dei soli due USA a confronto con i sei dell’A1. Questo comunque comporta un’area sempre molto intasata, essendoci meno atletismo si gioca più sulla tattica difensiva. Si fa un basket diverso, assolutamente non più facile perché bisogna leggere davvero molto».
L’INIZIO DI STAGIONE
L’APU arriva al big match dell’8a giornata a pari merito con Pistoia, frutto di sei vittorie ed una sola sconfitta, patita tra le mura amiche con Cento, l’altra squadra a comporre il terzetto di testa del Girone Rosso. Una partenza sprint che va di pari passo con le ambizioni e le aspettative di una squadra derivante dalla sconfitta nella finale play-off della scorsa stagione. «L’inizio è stato sicuramente positivo, una sola sconfitta contro una squadra forte come Cento, per la quale peraltro avevamo cinque giocatori out per covid. La squadra è nuova dunque dobbiamo ancora entrare bene nei meccanismi e nel sistema. In attacco non siamo ancora superfluidi in ogni azione però l’importante sarà continuare vincere ed arrivare ai play-off nella miglior forma».
Una squadra largamente rinnovata dopo la delusione finale dello scorso anno, tra i cui punti fermi rimasti c’è il capitano Michele Antonutti, altro indimenticato ex biancorosso. Grossi rinnovamenti portano a dover trovare in fretta una nuova alchimia di squadra, nutrita dal tempo in palestra tra allenamenti e gare ufficiali, pur potendo contare fin da subito su un gruppo dall’alto tasso tecnico e fisico. Un forte nucleo di italiani ricco di esperienza, tra cui l’ex Fabio Mian, Federico Mussini, Michele Cusin e lo stesso Gaspardo, al quale si sono aggiunti i talenti dei due statunitensi Isaiah Briscoe e Keshun Sherrill.
«Siamo una squadra dal potenziale enorme, secondo me espresso fin qui soltanto al 50%. Vedremo quando riusciremo a trovarci perfettamente, come succede alle squadre che giocano insieme da anni, tra cui proprio Pistoia, dove il nucleo è solido e si vede – ha ammesso – Al raggiungimento di quel tipo di intesa saremo tosti da affrontare. Abbiamo talento individuale e stazza fisica. Io personalmente non sto segnando tantissimo, forse più che in A1 in questo campionato ci sono giocatori in grado di andare a referto con facilità. Nessuno dei nostri gioca 40′ e prende 20 tiri, abbiamo rotazioni lunghe e non c’è bisogno di guardare a statistiche e prestazioni personali. Per me è una nota positiva. Quando poi i punti vengono bene, altrimenti si fa altro per aiutare la squadra a vincere».
Per guidare un roster di questo livello, non poteva esserci un coach vincente e dalla lunga esperienza come Matteo Boniciolli, al suo terzo anno consecutivo ad Udine. «Per poter accomodare le caratteristiche di tutti i giocatori del roster, il coach ha cercato di mettere a punto il sistema offensivo Princeton. È un allenatore estremamente intelligente, sa leggere i momenti sia in partita che in allenamento. Mi sto trovando molto bene con lui, è esigente ma è giusto che sia così a questi livelli. Avevo alte aspettative su di lui e le sta rispettando al 100%».
L’ANNATA SPECIALE A PISTOIA
Gaspardo giunse nell’allora TheFlexx Pistoia nell’estate 2017, trovando in panchina Vincenzo Esposito, al suo terzo anno in Toscana. Un incontro decisivo per il prosieguo della carriera di Raphael, in una stagione per certi versi molto complicata ma personalmente memorabile. «L’anno di Pistoia fu molto importante per me, devo molto a coach Esposito che mi fece migliorare tantissimo e mi diede molta fiducia. Quell’anno chiusi con oltre 10 punti di media, feci belle prestazioni e mi guadagnai anche qualche convocazione in Nazionale. Fu un anno con qualche difficoltà nei risultati di squadra e sfortunato nel giro degli stranieri. Duda Sanadze purtroppo si ruppe il crociato ed arrivò Jamon Gordon per qualche gara, anche Tyrus McGee, un crack assoluto, ebbe qualche problema fisico durante l’anno».
Un’annata speciale anche per i ricordi extra campo, conseguenza di un gruppo legato saldamente in un ambiente storicamente accogliente e in cui integrarsi diventa un piacere. «Ricordo con grande gioia quanto il gruppo fosse unitissimo, il mitico Della, Fabio Mian, Ronny Moore, una leggenda a Pistoia. Fuori dal campo è stata una delle squadre più unite in cui sia mai stato. Ci trovavamo sempre per cena a casa di Gianluca, passavamo serate a giocare a poker. La forza di questo nucleo ci portò, nonostante le tante difficoltà, a chiudere la stagione in maniera meno negativa».
Ricordi lucidi quelli sull’attuale capitano della Giorgio Tesi, quel Gianluca Della Rosa appena ventunenne quando Gaspardo arrivò al PalaCarrara. «Della Rosa iniziò a metà settembre circa, era senza squadra dopo l’esperienza a Rieti ed iniziò ad allenarsi con noi. Si guadagnò spazio in allenamento e piacque a coach Esposito che decise di metterlo in squadra. Fu un’ottima scelta, ha fatto sempre il suo. Usciva dalla panchina, tirava le sue bombe e difendeva con la grinta che lo ha sempre contraddistinto. Inoltre è sempre stato un collante fondamentale per il gruppo».
Indimenticabile per chiunque sia passato da Pistoia resta il calore della gente, la cui massima espressione avviene nel roboante ed affascinante scenario del PalaCarrara. «Ricordo chiaramente lo striscione sul soffitto “A Pistoia non puoi vincere al massimo puoi segnare più di noi”, il pubblico è fantastico. Non so perché ma ho amato giocare in quel palazzetto fin dall’inizio. Non so se fossero le luci, il parquet o i canestri ma mi è piaciuto fin da subito. Mi sono divertito tanto, mi son trovato benissimo in un gruppo super».
IERI COMPAGNI, OGGI AVVERSARI
Gaspardo ritroverà Pistoia da avversaria a tre anni dall’ultima volta, quando vestiva la canotta di Brindisi. Oggi in un altro campionato, con obiettivi completamente diversi. «È una squadra che avrà ambizioni importanti dopo un inizio di questo tipo. Nel roster ci sono ottimi nomi ed insieme giocano da Dio. Il gruppo si conosce molto bene, ci sono i punti fermi del nucleo italiano che dirigono il coro e tracciano la via. Una squadra che può arrivare fino in fondo. Le conferme sono fondamentali, fu lo stesso quando ero a Brindisi tra primo e secondo anno. Fu una cosa che ci aiutò tantissimo. Credo sia ancora presto per eventuali giudizi dopo questa gara. La stessa Udine lo scorso anno perse pochissime partite e comunque non riuscì ad ottenere la promozione. Magari però può dare delle indicazioni e dei segnali alle squadre stesse per il prosieguo del campionato».
Un passaggio da Pistoia, come detto dalla stessa ala cresciuta a Treviso, decisivo per la sua crescita cestistica e personale. Ventinove anni compiuti ad agosto, se oggi Gaspardo è un cestista diverso tanto lo deve a quell’annata. «Dalla stagione di Pistoia sono passati anni di nuove esperienze, alcune molto positive altre più complicate. Sono cresciuto cestisticamente, ero un po’ più acerbo al tempo, con l’attitudine di andare sempre al ferro. Credo quella stagione sia stata quella più importante come transizione in assoluto. Grazie alla fiducia dell’allenatore che mi diede la possibilità di sbagliare in campo ed imparare dai miei errori. Mi diede la tranquillità giusta per migliorarmi. Se ogni volta che uno sbaglia deve guardarsi dietro perché sai che arriva il cambio è difficile maturare. Sono cresciuto anche come persona, poi atleticamente mi sento ancora al top come in quegli anni».



