Due chiacchiere con Veronica Biagi, da 5 anni bandiera del Delfino Pescia, tra la promozione del 2018 e un finale di stagione tutto da scrivere
Dopo il cambio obbligato dell’allenatore e l’arrivo del nuovo coach, il Delfino Pescia sta vivendo una nuova primavera, grazie anche alle prestazioni di Veronica Biagi. Banda, classe ’99, pur essendo alla sua prima intervista non si è tirata indietro dai microfoni di Pistoia Sport e si è raccontata un po’. «Purtroppo non è la prima volta che cambiamo coach all’improvviso, ma stavolta l’arrivo di Stefano è stato provvidenziale. C’è stata proprio una svolta netta nella concezione della pallavolo e questo non può fare altro che farci migliorare e far alzare l’asticella delle ambizioni».
LA STAGIONE ATTUALE
«Fin dall’inizio l’obiettivo era di arrivare ai play off cercando di finire nella parte alta del girone ed è rimasto quello» esordisce Veronica. «Il nuovo coach spinge molto, ci ripete questo obiettivo e ci da la forza di arrivare anche dove non pensavamo neanche lontanamente. Rispetto allo scorso anno ci sono difficoltà evidenti per via del Covid, per questo girone un po’ particolare e per l’anno di stop. Però sento un vento diverso col nuovo allenatore quindi spero che dal momento del suo arrivo si sia ripartite da zero per ambire a nuovi traguardi».
Un parere sulle altre squadre del girone? «All’inizio credevo che il campionato fosse più o meno delineato, ma con gli ultimi risultati mi son ricreduta. Infatti siamo tutte vicino e anche noi possiamo puntare ai play off. Il momento di svolta è molto recente e riguarda l’ultima gara contro il Volley Aglianese. Infatti da quella gara c’è stato un cambiamento perché per tutti e tre i set non abbiamo abbassato la guardia, finendo per chiuderlo in scioltezza 3-0, senza perdere punti come all’andata».
« Infatti» prosegue Veronica «contro di loro e contro la Blu Volley nel girone d’andata abbiamo sottovalutato l’avversario e non abbiamo giocato neanche da squadra. Quarrata soprattutto all’andata disputò un match attento che le permise di strappare un punto. Dispiace anche, alla luce dei risultati che ha ottenuto ultimamente, non aver vinto neanche un set contro Buggiano. Da ex io volevo dare il meglio, ma alla fine il loro tasso tecnico ha prevalso. Il rammarico principale è per quel primo set perso al fotofinish: potevamo farcela!».
Com’è l’ambiente del Delfino Pescia? «Dal punto di vista societario anche un occhio esterno vede che la società è molto unita. Le persone sono da anni nel settore, si intendono di pallavolo da una vita e c’è ormai una sinergia unica, da chi si occupa di pulire la palestra al gruppo squadra. Anche quest’anno è un roster fantastico, ma se devo dire con chi mi trovo meglio scelgo Giorgia Rossi e Emily Bontà. La prima sia per il ruolo, ma anche perché siamo il 7 e l’8, coppia fissa, mentre Emily perché…è Emily! Fa gruppo e tira su il morale: meglio di così?».
V & V: VERONICA E VOLLEY
Chi ti ha avvicinato al volley? «Fin da quando ero più piccola la cosa che mi ha fatto rimanere più attaccata alla pallavolo è stata la squadra con tanti rapporti che vanno spesso al di fuori del campo. Ho iniziato prima dei 12 anni a Buggiano dove ho fatto tutta la trafila del settore giovanile, finendo per cambiare soltanto perché in quinta mi si sovrapponeva l’under 18 con la serie C. Da lì sono passata al Pescia dove ormai gioco stabilmente da cinque anni con due promozioni, quella del 2018 sul campo e quella dello scorso anno ai ripescaggi».
Hai mai avuto un momento di difficoltà nella tua vita sportiva? «Sì» confessa Veronica «ho pensato di smettere quando mio nonno Orlando è venuto a mancare. Non pensavo di farcela a proseguire perché ora sarebbe mancato il mio primo tifoso. Fortunatamente ho appreso e ho continuato a portare avanti il suo motto: “Pensa come un’imprenditore”. Per lui dovevo pensare prima a migliorare me stessa così automaticamente sarei riuscita a indurre al miglioramento anche gli altri, concetto fondamentale in una squadra».
La prima cosa che ti viene in mente quando pensi al volley. Ho iniziato a 12 anni e obiettivamente la pallavolo per me è una famiglia perché la metà del tempo nella settimana lo passo in palestra tra allenamenti e gare. Ho la fortuna di lavorare in ufficio quindi come orario non devo fare le corse per allenarmi, ma comprendo quelle che fanno le corse per arrivare all’allenamento. Certo, si va a letto tardi la sera e la mattina la sveglia suona presto, ma ormai è un ritmo che non voglio lasciare e cercherò di giocare finché posso».
VERONICA’S LIFE
La gara più bella che hai mai disputato? «Finali under 14 in un torneo al nord Italia dove abbiamo vinto contro delle squadre sulla carta più organizzate tra cui la Foppapedretti. Noi eravamo tutte delle “nane” di fronte a delle giganti e invece sul campo siamo state imbattibili! Alla fine ci pareva di aver fatto un’impresa impossibile. Anche la stagine 2017/18 è stata indimenticabile, vincendo il campionato con tre giornate d’anticipo. Quando vinci sempre c’è un lato buono e uno cattivo: hai sì l’autostima al massimo, ma hai più pressione per mantenere quello che hai fatto finora».
Come arriva un blackout durante la partita? «Nel mio caso accade nel momento in cui ti fermi a pensare all’errore appena fatto e stacchi la spina del cervello. Dovresti pensare a quello che devi fare, al futuro, ma in quel momento ti butti giù e non è facile riprendersi in poco tempo. O comunque, quando arriva hai perso ormai tanti punti. Facendo molto gruppo riesco ad agganciarmi parecchio alla squadra quindi quando accade qualcosa che non va mi butto parecchio giù. Devo migliorare in questo, lo ammetto!».
Infine, il tuo idolo sportivo e non ? Sembra buffo, ma l’idolo che ho sempre avuto da piccola…ce l’ho attualmente in squadra! Infatti è Irene Fichera che ha solo un anno più di me, ma quando eravamo piccole lei si allenava già con la prima squadra. Io giocavo in Under e quando vedevo giocare lei con quelle più grandi mi luccicavano gli occhi, ma avevo l’obiettivo di arrivare ai suoi livello. In seguito è diventata un’amica e giocando insieme posso dire che ce l’ho fatta! L’altro idolo era mio nonno, primo tifoso in tribuna e modello anche per le tifose più giovani che lo seguivano e lo imitavano».



