Franco Ciani, coach di Torino, ha presentato ai nostri microfoni la finale play-off contro Pistoia: «Una serie di battaglie fisiche e intense»
Dalla scorsa estate in sella alla Reale Mutua, Franco Ciani è da annoverare tra i fautori principali della cavalcata di Torino fino alla finale play-off. Il tecnico nato a Udine nel 1961 è alla sua 35esima stagione in carriera, tra cui spiccano le esperienze in massima serie con Gorizia, Cantù, Livorno e Trieste, quest’ultima nella scorsa annata.
Esperto di promozioni tanto da averne collezionate ben sette in carriera, di cui l’ultima sulla panchina di Agrigento nel 2014 (dalla B d’Eccellenza alla LegaDue). Contro Pistoia andrà a caccia dell’ottavo trionfo, per conquistare per la seconda volta la Serie A. Un’impresa riuscita ai tempi di Gorizia, correva l’anno 1997-98, quando da assistente di Fabrizio Frates ottenne il pass in A1 superando Trieste nel derby tra friulani e giuliani di finale play-off.
UNA STAGIONE IN CRESCENDO
Finita quarta nel Girone Verde, Torino ha dominato poi il Girone Blu cadendo solo all’ultima giornata contro Udine, ormai certa del settimo piazzamento nella griglia play-off. Nella post-season un doppio 3-1 ai danni di Urania Milano e Treviglio, valso la finale play-off contro Pistoia. Un risultato incredibile anche alla luce di un’annata a tratti davvero difficile.
«Arriviamo da una stagione non facile per svariati motivi – ha esordito Ciani -. Causa infortuni abbiamo giocato diverse partita anche con rotazioni a 5. Non è stato un percorso scevro da intoppi e probabilmente proprio per questo il gruppo si è cementato maggiormente. Abbiamo sviluppato una certa resilienza di fronte alle difficoltà, trovando nuovamente energia per una parte finale di stagione onestamente molto positiva».
PERCORSI SIMILI
«Sia noi che Pistoia arriviamo da un percorso sottotraccia – ha proseguito confrontando le due squadre -. Erano altre le aspettative e i pronostici di tutti, il merito va alle due squadre e ai rispettivi gruppi. Credo ci siano tanti punti in comune nei due cammini».
Entrambe underdog nelle rispettive semifinali contro Cantù e Treviglio, Pistoia e Torino si apprestano a vivere una finale sul filo dell’equilibrio. Tanti giocatori in ambedue i roster sono a giocarsi la prima promozione, la tensione sarà alta così come la voglia di portarsi a casa la serie.
«Senza dubbio l’equilibrio sarà inevitabile – ha detto il tecnico friulano -. Le partite probabilmente prenderanno una piega soltanto nel finale, saranno decise da episodi e dettagli. Non mi aspetto partite che prendono un crinale in fretta e si decidono nei primi minuti ma vere battaglie sotto il profilo tattico, dell’intensità e dell’atletismo. Credo sarà una serie dal pathos elevato».
PISTOIA OSSERVATA DA VICINO
Presente al PalaFerraris per Gara 5 tra Cantù e Pistoia, Ciani ha potuto osservare da vicino i ragazzi di Brienza e studiarne non solo il sistema di gioco ma soprattutto il loro approccio mentale alla partita.
«Più che per studiare le due squadre da un punto di vista tecnico-tattico, in questo aiutano anche i filmati, ero interessato a vedere l’atteggiamento, le facce e lo spirito – ha ammesso -. Brienza è un grande allenatore e Pistoia gioca molto bene ma questo l’ho visto anche da casa. Dagli spalti ho visto una convinzione e una determinazione netta. La differenza tra Pistoia e Cantù l’ha fatta proprio questo, mi ha colpito moltissimo».
«La mano del coach si vede senza ombra di dubbio – ha proseguito parlando di Brienza -. Sta allenando bene un gruppo di giocatori giovani ma con esperienza, molti di loro conoscono l’A2 molto bene. Il sistema di gioco e il metodo di lavoro ovviamente sono indispensabili per arrivare a giocarsi una finale».
LE CHIAVI DELLA SERIE
Leggere una finale in anticipo diventa complicato specialmente per una gara all’apparenza equilibrata. «È come dire chi è l’assassino prima di leggere tutto il libro», commenta simpaticamente Ciani prima comunque di dare una sua visione su quali saranno le chiavi della serie.
«Sicuramente la fisicità, l’intercambiabilità dei ruoli e l’intensità sono qualità importanti di Pistoia – ha spiegato -. Dovremo cercare di rimanere nel nostro sistema ma restando pronti ad eventuali variazioni dovute al gioco avversario. Noi non siamo una squadra che snatura completamente il proprio modo di giocare nei confronti dell’avversario ma chiaramente dobbiamo tenere conto della loro atipicità voluta o necessaria, penso all’infortunio di Saccaggi».
Fattore potenzialmente decisivo diventa il PalaCarrara. Pistoia avrà la possibilità di affrontare la finale col vantaggio del campo, partendo con le prime due uscite in casa ed eventualmente chiudendo con la bella di fronte al popolo biancorosso.
«Il PalaCarrara è sempre un campo oggettivamente partecipe, in grado di spingere la squadra specie nei momenti di difficoltà possibili nell’arco di una gara – ha affermato il coach di Torino -. Avrà sicuramente un peso specifico. Mi auguro che anche al PalaRuffini ci possa essere una situazione analoga. Il nostro compito sarà quello di riuscire ad allungare la serie in modo da poter usufruire del nostro pubblico di casa anche in Gara 4. In caso di bella tutto ciò che è accaduto prima quasi si azzera, una Gara 5 diventerebbe un capitolo a parte».
LA FORZA MENTALE
Per avere la meglio in una finale tutto parte dalla testa. Una grossa forza mentale può permettere di andare oltre anche le pecche tecniche e fisiche. Lo sa bene, con sette promozioni alle spalle, coach Franco Ciani.
«In finale bisogna essere molto determinati e concentrati ma senza perdere la serenità. Le pressioni e le difficoltà possono diventare un peso ingombrante e difficile da sostenere. Tenere i nervi saldi pensando ad eseguire al meglio il proprio gioco cercando di stare il più possibile distaccati da quanto succede attorno. La testa comanda e determina il funzionamento di tutto il resto».



