Tour de France 2019 negativo per Vincenzo Nibali, chiuso ad un’ora e mezzo dal vincitore Egan Bernal. Il successo di Val Thorens è però un segno positivo
Tre settimane fa, alla vigilia dell’inizio del Tour de France da Bruxelles, Vincenzo Nibali non aveva lasciato molto spazio all’ottimismo: «Non ho grandi sensazioni, sono sincero…».
Parole che due giorni dopo parevano esagerate, visto il venticinquesimo posto nella cronometro e il primo tra i favoriti in classifica. Parole poi divenute sincerità il giovedì successivo: sulla salita tremenda de La Planche des Belles Filles, Vincenzo si è staccato quasi subito, facendo capire che non avrebbe gareggiato per l’ambita Maglia Gialla.
Da lì è iniziata una vera e propria Via Crucis, peggiorata ulteriormente dal virus accusato all’inizio della seconda settimana. Nibali, che per molti era in procinto di ritirarsi, non si è arreso. Ha iniziato a riprendersi con la fuga nella tappa del Tourmallet, venendo ripreso sulla rampa finale dopo 80 km di azione in testa. Ha cercato il colpo dell’orgoglio in quasi tutte le tappe di montagna, raccogliendo solo gli applausi dei tanti tifosi sulle strade francesi.
Pareva un’edizione da scordare, ma sabato scorso, dopo l’accorciamento della penultima frazione, Lo Squalo ha finalmente lasciato il suo morso. Sull’infinita salita di Val Thorens (lunga 33,4 km) è scattato ed è riuscito a costruirsi un buon margine sul gruppo dei migliori, partiti all’attacco soltanto nei chilometri finali della corsa. Nibali, nonostante la fatica sull’ultima micidiale rampa, ha comunque mantenuto una manciata di secondi di vantaggio sul Campione del Mondo Alejandro Valverde ed ha vinto. Erano passati quattro anni dall’ultima affermazione dello Squalo in una tappa al Tour.
Un successo che forse può sembrare piccolo se confrontato alle tanti affermazioni che Vincenzo ha raccolto in carriera, ma che in realtà ha un grande valore. Vincere una tappa come quella di sabato scorso, dopo le tante difficoltà e polemiche dei giorni precedenti, per Nibali è stata una prova di grande orgoglio.
Certo, finire a un’ora e mezzo di distacco da Egan Bernal, il primo sudamericano della storia ad imporsi nella Corsa Gialla, è una grande delusione, ma per rialzare la testa dopo mille difficoltà bisogna essere Campioni con la C maiuscola. Vincenzo ha dimostrato di esserlo senza ombra di dubbio.



