Nibali sarà al Giro? «Ce l’ho in testa, ma devo ragionarne con la squadra»

Vincenzo Nibali a La Gazzetta ha parlato dei nuovi allenamenti e dei programmi 2020. Sul futuro chiosa: «Per ora ho tanta voglia di andare in bici»

Vincenzo Nibali come tutti noi appassionati delle due ruote dovrà resettare tutte le solite abitudini. In un’intervista telefonica a La Gazzetta dello Sport, lo Squalo ha parlato del ritorno sui pedali e dei suoi progetti a corta e lunga scadenza.

Nibali attualmente vive in Svizzera, a Lugano, dove comunque gli allenamenti individuali per i ciclisti sono stati permessi. La riapertura è stata subito sfruttata dall’asso dello Stretto: «La sera prima mi ha chiamato Dario Cataldo e mi ha chiesto di andare in mountain bike. Mi si sono illuminati gli occhi. Così insieme a lui, Matteo Pelucchi e Davide Ballerini abbiamo percorso la salita per la cima del Monte Generoso, a 1700 metri. Una vista pazzesca: quasi si vedeva Milano. Siamo stati cinque ore fuori casa: ad un certo punto mi ha chiamato mia moglie Rachele per chiedermi se avessi deciso di dormire da un’altra parte…».

Sul nuovo calendario Vincenzo ammette di avere avuto qualche sussulto: «Si sapeva che sarebbe stato compresso. Tuttavia quando ho visto la Liegi sovrapposta al Giro non mi ha fatto per nulla piacere! Spero che si possa ancora fare qualche modifica come ho sentito dire». Permane ancora l’intenzione di ambire alla Maglia Rosa? «Il Giro mi è rimasto in testa, ma non c’è ancora la certezza. Ne parlerò con la squadra e definiremo tutto». Proprio la Trek ha proposto tramite il DS Luca Guercilena una divisione per ciascuna squadra in piccoli gruppi seguendo gli impegni agonistici.

Un’idea condivisa dallo stesso Squalo, che si è poi soffermato sul futuro più lontano. A chi gli chiede se chiuderà dopo il 2021 lui replica: «Non ho ancora pensato a quando smetterò. Quando il momento arriverà, arriverà. Immagino che sarà quando non avrò più la volontà di salire in bici. Ma ora, invece, ho voglia di andare in bici tutti i giorni!».

Infine, uno sguardo anche al passato. Ritornando al Giro 2010, chiuso al terzo posto, Nibali ammette: «Senza la caduta a Montalcino potevo giocarmi la Rosa sino alla fine. Invece mi misi a disposizione di Basso, che per me è un fratello maggiore. Certo, avrei dovuto correre diversamente, ma la condizione c’era». Tutt’altri ricordi riecheggiano per il successo del 2016, giunto in rimonta: «Qualcuno disse che volevo ritirarmi, ma erano notizie false. Quella corsa fu mentalmente una delle peggiori che abbia mai vissuto. Venivo da un biennio pesante: dopo la vittoria al Tour 2014 mi chiedevo cosa avrebbero scritto su di me ad ogni gara. Decisi di resettare tutto: fai le cose che ti senti fare, possono essere giuste o sbagliate, ma sono le tue scelte ed è quello che conta».

Edoardo Gori
Edoardo Gori
Classe 1993, laureato nel 2018 in Scienze Politiche. Sviluppa la passione per lo sport in tenera età grazie alle discese fra i pali stretti di Tomba ed alle scalate sui monti italiani e francesi di Pantani. Nel mezzo, consapevole del cammino impervio che l'attende, inizia i suoi due grandi culti: l'Inter e la Ferrari. Ha due grandi sogni impossibili (o quasi): Leclerc campione del Mondo ed i Titans al Super Bowl.

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