Volley, Claudia Caramelli: «Bisonte Firenze, un’occasione imperdibile»

Tra l’attuale esperienza nel club gigliato ed uno sguardo al passato fuxia-blu targato La Fenice, alle considerazioni sul volley pistoiese. A tu per tu con Claudia Caramelli

Ci sono treni che passano una volta sola… Di certo Claudia Caramelli non ha perso tempo a salire su quello con destinazione Firenze, sfruttando pienamente, a tutti gli effetti, un’opportunità unica, di quelle davvero irrinunciabili.

Dopo esservi approdata durante l’estate del 2017, l’allenatrice classe 1990, di scuola Pistoia Volley La Fenice, si trova alla sua terza stagione in forza al Bisonte Firenze.

Presso il club di patron Wanny Di Filippo, Claudia Caramelli svolge il ruolo di social media manager, collaborando insieme all’addetto stampa ufficiale Andrea Pratellesi. Inoltre è il direttore organizzativo – attività a cui tiene particolarmente, come rivelatoci da lei stessa – del camp estivo di specializzazione del Bisonte: tutto, infatti, è sostanzialmente cominciato con la prima edizione che si è svolta proprio nel 2017, mentre la quarta avrà luogo durante la prossima stagione estiva.

Per quanto riguarda le mansioni a stretto contatto con il parquet, successivamente al suo arrivo, dopo aver iniziato a lavorare per il progetto Volley Art Toscana, quest’anno Claudia ricopre la posizione di primo allenatore delle formazioni under 12 e 13 del Firenze Volley. Fino ad ottobre, in qualità di secondo, in sostituzione di Francesco Mattioli (impegnato con la Nazionale Italiana Maschile, dove è uno dei membri dello staff tecnico capeggiato dal commissario tecnico Gianlorenzo “Chicco” Blengini), ha coadiuvato Carlo Maria Mitti alla guida dell’under 14 denominata Olimpia Firenze 5 Volley Art.

Ruolo di vice-allenatore occupato anche con l’under 16 del Volley Art Toscana Azzurra, in questo caso supportando Carlotta Sodi, e con la Seconda Divisione, in appoggio al primo allenatore Alessandro Bruni.

Tante le tematiche attorno alle quali abbiamo spaziato a 360° insieme a coach Caramelli: le sensazioni provate nel capoluogo toscano, le parole al miele per il club che l’ha lanciata, il Pistoia Volley La Fenice, chiudendo con il proprio parere, tanto costruttivo quanto ampiamente condivisibile, sulle molteplici difficoltà attraversate dalla pallavolo pistoiese.

Con l’insegnamento che attraverso il duro lavoro nulla è precluso e, con un pizzico di buona sorte che non guasta mai, tutti i sogni possono avverarsi. Come in questo caso. Perché l’avventura di Firenze si sta rivelando funzionale anche a scoprire una nuova Claudia, una figura lontana dalla “figlia d’arte”, espressione che le è più volte stata attribuita in passato. Per dirla con una sua espressione “vuole essere semplicemente Claudia”.

Claudia, come ti trovi a Firenze e, in particolare, come sta procedendo questo anno agonistico?

«Mi trovo molto bene e la stagione si sta sviluppando nella giusta direzione, in linea con le nostre aspettative, sia per quanto concerne le formazioni giovanili, sia in relazione ai campionati di Serie. Teniamo a sottolineare, inoltre, come l’obiettivo di Bisonte e Volley Art non sia quello di vincere titoli o scalare categorie, ma lo scopo principale è formare le giocatrici del domani: se questo avviene attraverso le vittorie sul campo ben venga, altrimenti non ne facciamo un dramma. Anzi, è una soddisfazione vedere che la nostra Serie B2 (La Rinascita Il Bisonte, nello stesso girone de La Fenice, che tra l’altro si sfideranno a breve, il 18 gennaio) sia composta da molte atlete del nostro settore giovanile. Attualmente, ciò che ci penalizza, è il non avere una nostra identità di luogo: il PalaWanny non è stato ancora ultimato, ma si tratta di un progetto che dobbiamo al nostro patron Wanny Di Filippo, fondamentale per distinguere la nostra dalle altre realtà e affinché possiamo rappresentare un punto di riferimento per gli altri sodalizi del territorio anche sotto l’aspetto logistico».

Che sensazioni hai provato quando hai ricevuto questa chiamata importante?

«Non me l’aspettavo proprio, devo essere sincera. Poter lavorare nel settore giovanile di un club di Serie A è qualcosa di prestigioso, per me è stata una grande sorpresa. Non ci ho pensato due volte a lanciarmi in questa nuova sfida, non potevo perdere un’occasione del genere, d’altronde come si dice “certi treni passano una volta sola…”, c’è chi ha la fortuna di salirci e chi no. Ho messo da parte tutta una serie di progetti importanti per concentrare le mie energie verso questa avventura, che costituisce un passo fondamentale nell’ambito della mia carriera».

Hai mosso i primi passi ne La Fenice. Quanto è stata importante per te la società di Pistoia?

«La Fenice è e sarà per sempre la mia famiglia. Non ho mai fatto parte del consiglio direttivo, però la fondazione di questo club viene da una mia idea: a Pistoia nel 1990, il mio anno di nascita, c’era la Vallina in Serie A, allenata da mio padre, Claudio Caramelli. Perciò volevo ricreare un qualcosa che c’era già stato, che rappresentasse un segnale di continuità rispetto al passato, attraverso la costituzione di un nuovo movimento giovanile. Il sodalizio della presidentessa Faralli, dove mio padre ricopre l’incarico di direttore tecnico, è sempre nel mio cuore: i dirigenti lo sanno e sono molto grata a loro per aver appoggiato la mia scelta di poter farmi le ossa altrove. Devo tanto a La Fenice».

Claudia, quest’anno la grande novità è la partecipazione de La Fenice al campionato di Serie B2. Quanto è stato importante riportare una categoria nazionale a Pistoia e cosa pensi del percorso svolto fino ad ora dalla squadra di Tonini?

«Quella della Serie B2 a Pistoia è stata una tra le idee fortemente sostenute da mio padre, un “matto”, nel senso assolutamente positivo del termine, ed i fatti gli stanno dando ampiamente ragione. In generale, c’è la tendenza a dire che La Fenice non abbia vinto sul campo i vari campionati a cui ha preso parte, ma deve essere compreso il reale motivo della scelta di acquisire le categorie prima regionali e poi la quarta serie nazionale: ovvero, dare alle atlete del proprio vivaio la possibilità di crescere e mettersi alla prova in competizioni di alto livello a Pistoia, senza la necessità di uscire dal territorio e intraprendere altre strade. I buoni risultati conseguiti in questi anni sono la fedele riprova della bontà del progetto portato avanti da La Fenice e anche la squadra nazionale di coach Tonini si sta comportando molto bene nonostante sia alla sua prima esperienza in questo campionato. Inoltre, sono molto contenta di vedere che di quel roster facciano parte anche un paio di atlete che ho allenato negli anni passati: Alessandra Bianchini, in possesso di un grande potenziale e che spero abbia l’opportunità di esprimere al più presto tutto il suo valore, e Giulia Banci, con cui abbiamo vinto insieme i campionati provinciali under 13 e 14».

Claudia, hai avuto modo di poter toccare con mano il fertile mondo della pallavolo fiorentina e prima ancora quella pistoiese. Quanto è grande la differenza fra le due e cosa deve fare, secondo te, il volley della nostra provincia per compiere il salto di qualità?

«Colgo l’occasione per ringraziare di avermi fatto questa domanda, alla quale ho riflettuto per lungo tempo, al fine di stabilire un paragone in relazione alle mie esperienze. La prima grande differenza è quella riguardante il livello nettamente più alto della pallavolo fiorentina: essendoci più quantità in termini di materiale umano (ad esempio atlete), allora è possibile sviluppare altrettanta qualità. Il che si riflette anche sul numero degli allenatori, anch’esso molto elevato, per cui c’è una maggiore selezione e quindi ampie possibilità che le squadre siano guidate da tecnici di caratura eccelsa.

In secondo luogo, e non sono certo io a scoprirlo, Pistoia soffre enormemente il problema relativo all’impiantistica, con una situazione che è addirittura peggiorata. Hanno dell’incredibile le vicende che hanno riguardato le due squadre nazionali pistoiesi, con il Blu Volley Quarrata che solo di recente ha fatto rientro al PalaMelo, mentre La Fenice è tuttora alle prese con la questione palestre, essendo costretta a disputare le gare interne in campo neutro. Uno scenario impensabile per ogni categoria, non solo a livello nazionale.

Terzo, non meno importante, uno spirito di collaborazione inesistente tra le società pistoiesi: nessuno ha avuto la capacità di lanciare progetti, sempre bloccati dalle varie dirigenze, non tanto dagli allenatori. Abbiamo assistito a qualche tentativo di cooperazione, ma sono sempre stati progetti fini a se stessi, sporadici e terminati ben presto. Legato a questo, dobbiamo sottolineare anche la mancanza di figure giovani all’interno degli staff dirigenziali, fondamentali per portare una ventata di rinnovamento e dare libero sfogo ai propri sogni. Nella piana pistoiese c’è sempre stata la mania di pensare esclusivamente al proprio orticello, per poi vantarsene a danno del vicino di casa. Non mi riconosco più in questo contesto di pallavolo. Il progetto Volley Art Toscana è diametralmente opposto, dove, al contrario, c’è una fortissima intesa tra società, accomunate dall’obiettivo di sviluppare una pallavolo importante, mirata alla valorizzazione dei giovani, e questa mia concezione ho potuto maturarla proprio durante la mia esperienza a Firenze. A Pistoia c’è bisogno di questo».

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