Ai vertici con la Serie C Am Flora, dopo tre anni Francesco Pieri lascia il club gialloblu. «Abbiamo dato il massimo. Esperienza importante per me. Con Buggiano un distacco cordiale. Ora importante capire come e quando ricominciare»
E’ stata la settimana della separazione, quella di Francesco Pieri dall’Upv Buggiano. Una fine della collaborazione ufficializzata giovedì 23 aprile 2020, avvenuta attraverso, potremmo dire, un inchino virtuale – il Coronavirus, di fatto, ha ridotto a zero gli incontri fisici – da parte dell’ex libero di Serie A campione d’Italia nel 2010 con la maglia di Cuneo verso il popolo di fede Unione Pallavolo Valdinievole, assiepato in gran numero sulle tribune del PalaSpadoni, pronto a sua volta a tributargli l’ultimo applauso, il più significativo, come un enorme ringraziamento per il lavoro svolto negli ultimi tre anni.
Risultati eccellenti puntualmente arrivati, uniti alle grandi qualità umane che coach Pieri ha dispensato ogni giorno vissuto all’interno del palazzetto di Piazza Aldo Moro.
Ci ha messo cuore, grinta e umiltà, valori che gli hanno consentito di calcare con profitto i parquet della massima serie nazionale – oltreché vincere -, eccezionale nel trasmetterli alle sue giovani atlete, un gruppo di ragazze affiatate, le quali hanno scalato montagne che all’inizio parevano insormontabili, meritandosi di affiancare le giganti del girone B di Serie C, con i 33 punti a consolidare l’Am Flora Buggiano in zona playoff, a poche lunghezze dalla vice-capolista Kriva Pantera Lucchese.
Non c’è dubbio: quella di Francesco Pieri alla guida della prima squadra borghigiana è stata una stagione pazzesca! Una compagine, l’Am Flora Buggiano, nonché la migliore realtà della provincia a distinguersi brillantemente in ambito regionale per risultati fino a quando era possibile scendere in campo. Come sarebbe andata a finire non è dato saperlo. Certo è che soltanto un fenomeno di forza maggiore poteva bloccare una marcia, quella del team di coach Pieri, che pareva inarrestabile e tutt’altro che terminata sul piano delle soddisfazioni raggiungibili.
Francesco, cosa dire di questa stagione?
«E’ stato un ottimo campionato disputato insieme ad un collettivo molto giovane, con tante diciottenni al suo interno, e dal quale all’inizio ci si poteva aspettare un classico torneo “senza infamia e senza lode”. Invece loro hanno dato il massimo, anche qualcosa di più, legando fin dal primo giorno, rivelandosi un bellissimo gruppo, dal carattere forte, senza mai mollare, e questo è stato dimostrato anche nell’ultima partita giocata, quella contro la capolista Ambra Cavallini Pontedera, sicuramente la migliore. Da un punto di vista tecnico, noi allenatori abbiamo provato a cambiare qualcosa per quanto riguardava i colpi di attacco. Ci sono state partite che magari abbiamo vinto senza fare nulla di trascendentale, limitandoci all’ordinaria amministrazione, ed altre nelle quali abbiamo lottato strenuamente su tutti i palloni, che sembravano non conoscere fine».
Qual è il tuo pensiero riguardo allo stop definitivo dei campionati?
«Inutile dire che sia stato giusto dal momento che non c’era la sicurezza di essere al riparo dal virus. E’ chiaro che persista anche il rammarico per non aver concluso il campionato e non sapremo mai fino a che punto saremmo potuti arrivare. Le ragazze avevano acquisito grande sicurezza e scendevano sempre in campo determinate a vincere. Ma il dispiacere, comunque, c’è per tutti: per chi era ai playoff come noi, per chi si trovava in vetta come Pontedera. Chi invece aveva poche possibilità di salvezza potrà partecipare nuovamente il prossimo anno».
Si parla tanto di ridimensionamento dalla Serie A alle categorie dilettantistiche a causa del Coronavirus: come reagirà secondo te la pallavolo?
«Indubbiamente c’è tanta voglia di tornare alla normalità, anche se non sappiamo quando sarà possibile. Da un punto di vista economico, le formazioni di Serie A avranno più possibilità di fare fronte a questa situazione, mentre le squadre delle categorie inferiori dovranno sperare di poter contare nuovamente sui loro main sponsor al fine di ripartire regolarmente, perciò potrebbero fare più fatica sotto questo aspetto».
Sono stati sicuramente tre anni molto importanti per la tua formazione di allenatore…
«Sì, ero arrivato a Buggiano nell’estate del 2017 con l’intenzione di fare la gavetta ed imparare al fianco di allenatori più esperti. E’ stato un triennio che mi ha consentito di arricchire il mio bagaglio e non avrei mai pensato di allenare una prima squadra regionale in così poco tempo. I miei obiettivi come coach? Ricalcare le orme da giocatore sarebbe un sogno, ma ora, anche per ragioni di carattere familiare non potrei andare troppo lontano. Mi piacerebbe continuare la mia esperienza in un contesto regionale. Non mancano le realtà interessanti anche guardando al territorio fiorentino. Non è facile affermarsi ai massimi livelli, perché concorrono tanti fattori, però partiamo tutti con l’obiettivo di arrivare sempre più in alto. Ho ancora tanta strada da percorrere, questo per me è stato il mio quinto anno da allenatore e mi reputo molto fortunato ad aver già guidato una Serie C. La separazione dal club gialloblu? E’ stato un distacco cordiale. Ci siamo lasciati comunque in ottimi rapporti, con grande stima reciproca. Avevamo vedute divergenti su come programmare la prossima stagione. Ad ogni modo, dopo tre anni, era giunto il momento di cambiare direzione».
Hai parlato di contesto regionale, un campionato che quest’anno ha fatto registrare il ritorno da protagonista anche di tua moglie Sara (Ricciarelli, ndr), in forza all’Appennino, disimpegnandosi egregiamente…
«Sì, è vero. E’ tornata in campo anche se, in realtà, non si è mai fermata, visto che comunque si teneva in allenamento nell’Uisp. Sono molto contento per lei da un punto di vista umano, dato che comunque ha fornito un contributo rilevante alla sua squadra. Dall’altro lato, però, mi sono chiesto come mai, in generale, si tenda a fare grandi sforzi per riportare all’attività giocatrici di esperienza, quando invece sarebbe più opportuno puntare sulle giovani leve: penso che oggi sia difficile trovare atlete dedite al duro lavoro in palestra e con spirito di sacrificio. E’ un po’ il problema delle nuove generazioni. Prima non era così. Fortunatamente a Buggiano ho avuto la possibilità di lavorare con ragazze serie, che si erano poste come obiettivo quello di impegnarsi e migliorare individualmente: è successo proprio in Serie C e di questo sono molto contento. Per me è fondamentale che le giocatrici diano il massimo durante gli allenamenti».
Da intenditore del ruolo, qual è il libero più forte che hai visto a Buggiano?
«Quando sono arrivato c’era Irene Sasselli, giocatrice con esperienze di alto livello alle spalle e di qualità eccelsa. Quest’anno c’era Chiara Maggiani, atleta giovane ma anch’essa molto forte e dal valore tecnico quasi simile. Quello del libero è un ruolo particolare, perché è chiamato a dare sicurezza alla squadra, dovendo guidare la seconda linea. E’ molto importante giocare tante partite per acquisire dimestichezza e confidenza con la posizione. Il concetto è semplice: più esperienza fai, più migliori».
Infine, domanda quasi d’obbligo: dove ti vedremo il prossimo anno?
«Davvero difficile rispondere… In questo momento l’unico mio pensiero è come e quando ricomincerà l’attività. Ci sono stati un paio di contatti ma nulla di più. E’ tutto ancora da verificare. Ripeto, la cosa più importante, allo stato attuale, è capire quando si potrà tornare regolarmente in palestra».


