Poco più di 2400 le presenze medie nelle cinque gare interne del Pistoia Basket in questa stagione. «Il pubblico meno numeroso della Serie A – dice Peluffo – ma è uno stimolo a lavorare di più»
«Per gli sforzi che facciamo, fa male vedere così tanti buchi al PalaCarrara». Ad ammetterlo il vicepresidente del Pistoia Basket, Alberto Peluffo, che torna a parlare dell’affluenza al palazzetto dopo la conferenza stampa di qualche tempo fa. «Ma è tutt’altro che una resa – assicura – anzi uno stimolo a lavorare di più».
I NUMERI
«Dai 3600 della stagione 2015/16 siamo passati ai 2400 e poco più di media nelle cinque gare interne di questa stagione – spiega – Abbiamo perso un terzo degli spettatori e siamo ultimi nella classifica sull’affluenza, ben distanziati dal resto delle altre squadre di Serie A. Questo, a fronte di annate in cui si è rispettato l’obiettivo oppure siamo andati oltre le aspettative e solo una (la scorsa, ndr) in cui le cose sono andate male».
Gli spettatori influiscono sul budget per il 15%, «ma con questi numeri non andiamo da nessuna parte». Con le presenze attuali, il botteghino incassa tra gli 8.000 e i 10.000 euro a partita, pochi se si considerano tutti i costi fissi.
LE CONSEGUENZE
«Non c’è allarmismo – va avanti l’analisi – ma i numeri parlano chiaro. Salgono in Serie A piazze importanti e se i numeri non crescono alla lunga potrebbe non essere sostenibile. È un discorso che si ripercuote anche sugli sponsor: nessuno investe se non c’è risposta da parte della piazza».
IL RUOLO CHIAVE DEI TIFOSI
Chi è rimasto, ha anche il compito di aiutare la società a riempire gli spalti. «Chi viene al PalaCarrara dimostra di crederci davvero – dice Peluffo – e siamo davvero grati. Adesso quei tifosi devono aiutarci a riportare chi abbiamo perso o nuovi appassionati. Devono diventare il nostro megafono – prosegue – parlando della nostra realtà e creando grande desiderio. I tifosi giocano un ruolo chiave. Nelle provincie vicine, che hanno anche più abitanti, l’offerta-pallacanestro non è certo alta come la nostra. È il momento di rimboccarci le maniche tutti insieme per un unico obiettivo».
«La causa di questo calo? Beh, ce ne sono diverse – risponde – io non credo a chi dice che faccia parte dell’attitudine del “pistoiese”. Personalmente so che non è così. Ripeto, stiamo lavorando tanto, ma i numeri dicono che dobbiamo fare di più».
LE VITTORIE AIUTANO
Sapere che al PalaCarrara l’OriOra può mettere in difficoltà chiunque, anche i campioni d’Italia, è la notizia più bella in questo momento storico. Non succedeva dall’ultimo anno di Esposito che Pistoia vincesse tre partite interne di fila e nell’ultima stagione, sul campo, ne sono state vinte solamente due. I risultati saranno sicuramente un traino per richiamare gli appassionati al loro posto.
«Vincere con Venezia è stata una vera gioia – esclama il dirigente biancorosso – soprattutto per la squadra. È un gruppo vero, coeso, ragazzi che si aiutano e si sacrificano. Era quello che la piazza chiedeva quindi siamo contenti e orgogliosi. Il merito è di tutto lo staff, dal team manager al medico, che hanno lavorato in un ambiente esasperato e non facile. I fischi sono arrivati già alla seconda partita in casa, ma i giocatori hanno saputo tirar fuori gli attributi».
«La società è attiva su tutti i fronti e le dimostrano le iniziative portate avanti. Dall’aver incrementato la comunicazione con i nostri tifosi, a proposte come Opponet e Pistoia Fair City, che hanno riscosso successo a livello nazionale, alla solidarietà. Stiamo lavorando molto. Bene o male non spetta a noi dirlo. La curva Firenze gremita contro la Reyer è stata la prova di un lavoro che ha coinvolto scuole e società del territorio. Dall’altra parte se quello era il settore con meno buchi vuol dire che il problema c’è e che il lavoro da fare è ancora molto. Noi siamo pronti».
IL CONSORZIO CRESCE
«Da presidente – spiega Peluffo – posso dire che il Consorzio è in crescita, toccando quota 106 aziende partecipanti. Recentemente è entrato “Cioppa” con la sua azienda, figura molto conosciuta nell’ambiente biancorosso, una di quelle che fa bene al basket. Abbiamo bisogno di persone così, che tengono alla causa e che vogliono farci crescere».


