Nel derby con Basket Team 87, Capecchi ha indossato i panni di giocatore, mettendo a segno sei punti: «Spero non ce ne sia più bisogno»
di Simone Mariotti
Quasi due anni di fermo, per chi è abituato a passare ore e ore in palestra col pallone in mano, saranno sicuramente sembrati un’eternità. La pandemia, per i giocatori di Wolf Basket, è stata un periodo di apnea che pareva non voler mai finire. Da questa stagione però i ragazzi di Alessandro Capecchi hanno ritrovato quella fonte di ossigeno che mancava da troppo tempo. Sabato scorso è andato in scena il primo derby in Promozione dopo la ripartenza, con Wolf a ospitare il Basket Team 87 di Simone Vizzini. Uno dei protagonisti della partita è stato proprio Capecchi. Avete capito bene; infatti, a causa di tante assenze legate a vari infortuni, il coach è stato costretto a mettersi il completino e scendere in campo al fianco dei suoi giocatori, assumendo così un nuovo ruolo all’interno della società, oltre a essere allenatore e responsabile delle attività agonistiche.
«Esser sceso in campo sabato è stato un evento eccezionale e francamente spero che non si ripeta. Il mio compito è quello di allenare e mettere in campo i ragazzi come meglio posso», il commento di Capecchi, autore di sei punti. Nonostante i vari infortuni, Wolf Basket è riuscito a trovare la vittoria, guidato ovviamente dalla duplice interpretazione di Capecchi, ribaltando il risultato grazie ad una super reazione nell’ultimo periodo. «Un derby vinto vale doppio. Siamo contenti di aver fatto bella figura davanti al nostro pubblico e soprattutto di aver messo la testa avanti rispetto a una squadra della nostra stessa città. Stiamo affrontando un campionato equilibrato. Non c’è una formazione che primeggia sulle altre, e anche se sarà difficile, essendo debuttanti in questa categoria, puntiamo ad arrivare tra le prime quattro».
Il potenziale per far ciò non manca di certo a Wolf Basket. «Il nostro momento di forma non è dei migliori, ma dobbiamo continuare a lavorare sodo. I tanti infortuni sono dovuti alla perdita della forma fisica e al non essere più abituati a certi tipi di gesti tecnici e atletici. Mentalmente pensiamo di essere pronti ma il corpo non risponde come dovrebbe – ha concluso Capecchi – Dopo esser stati fermi a lungo, siamo più che contenti del poter giocare. Sicuramente per chi era abituato a passare tanto tempo in palestra, questa ripartenza è ossigeno dopo un lunghissimo periodo di apnea».



