Pistoia pronta a dare il bentornato a Jazz Johnson. Il degno colpo di scena di una stagione all’insegna di un continuo turbinio di emozioni
Non ce ne vorrà l’immenso Pino Daniele se prendiamo in prestito il titolo di una sua canzone del 1980, A me me piace o’ blues, adattandola al lieto shock che ha scarruffato l’ambiente Pistoia Basket nelle ultime ore. A noi ce piace o’ Jazz, Johnson. In realtà c’è sempre piaciuto, talmente tanto da prendere la sua squalifica per doping come il tradimento di un partner. Gli era bastata una manciata di mesi per far invaghire di sé la piazza biancorossa, deliziata a suon di canestri, attaccamento alla maglia e voglia di calarsi nel tessuto sociale della comunità. Poi, come può capitare agli amori apparentemente lisci e perfetti, ad ostacolarlo ci s’è messa di mezzo l’imprevista complicazione. In realtà, com’è ben noto, è stato Jazz a combinare il pasticcio.
La leggerezza che costa cara e impone il congedo. Il silenzio del giocatore, rotto poi con le sentite scuse postate qualche settimana dopo. L’impressione di essere davvero dispiaciuto dell’accaduto e riconoscente ad un club e una città che lo avevano accolto come un figlio prediletto. La GTG giustamente volta pagina, arriva Gage Davis, non esattamente la stessa cosa, ma i risultati restano di assoluto prestigio e sempre oltre le più rosee aspettative. “Tutto bello, però con Jazz saremmo stati più forti. Peccato, è andata così” sintetizzando in pillole il comune sentire. Pistoia si era ormai rassegnata ad archiviare la breve ma intensa storia d’amore col folletto di Portland. Per un eccesso di superficialità del diretto interessato. Una parentesi da ricordare con nostalgia, un “what if” come usa dire negli States. Non avevamo però considerato un’eventualità, in fin dei conti narrativamente sensata.
Cioè che in ogni fabula che si rispetti, alle peripezie dell’eroe segue sempre uno scioglimento, un ristabilimento dell’equilibrio. Può anche non coincidere col finale, se come in questo caso non solo il finale ma anche parte dello sviluppo sono ancora tutti da scrivere. Il colpo di scena positivo compensa quello negativo. E la stagione della GTG, rivelatasi da principio un continuo turbinio di emozioni, non fa eccezione. La dirigenza del Pistoia Basket valuta il reinserimento di Jazz, che sta finendo di scontare la squalifica. Significherebbe tornare all’assetto originario, potendo contare su quello che si era dimostrato uno dei migliori pistoleri del campionato. E così accade, col bene placito e la gioia delle parti coinvolte. Il vissero felici e contenti non possiamo ancora aggiungerlo.
Perlomeno non dal punto di vista dei risultati. Dal lato umano ha ragione il calmo e saggio coach Brienza: la vicenda ricorda la classica parabola del figliol prodigo. Una delle più gettonate nelle aule del catechismo cattolico. Dove, come negli altri luoghi di formazione a prescindere dalla tipologia e dal culto professato, s’insegna anche a superare gli errori degli altri, a perdonare. In questo caso, onestamente, lo sforzo della GTG non è così immane, visto che si riassicura un top player della categoria che peraltro conosce già squadra e contesto. Ciononostante, vale comunque la pena evidenziare il sottotesto, la morale della storia, inevitabilmente rivolta al bentornato. “Hai fatto una cavolata, ma ti vogliamo bene lo stesso e siamo felici di riabbracciarti. Adesso facci sognare”. Semplice quanto diretto e potente. Potrebbe diventare uno di quegli affettuosi biglietti affissi al suo portone di casa, come accadeva prima. I bimbi sono sempre avanti, magari qualcuno di loro c’ha già pensato.



