A pochi giorni dalla sfida cruciale della stagione parla la punta del Monsummano che in 29 anni le ha provate tutte
Non è una stagione facile per il Monsummano. Dopo il ripescaggio della Meridien in Promozione la formazione amaranto sembrava dovesse avere un ruolo da protagonista nel campionato di Prima Categoria. I pronostici però, si sa, nel calcio dilettantistico valgono fino ad un certo punto e al momento non solo rischia di non arrivare prima, ma nemmeno di disputare i play-off.
Nonostante l’annata difficile però una sicurezza ce l’ha e si chiama Riccardo Compagnone. La punta classe 1993 infatti è arrivato per la sesta stagione consecutiva in doppia cifra toccando quota 11 reti. Escludendo l’inesistente scorsa stagione la punta ha segnato 23 reti nella stagione 2019-20 e 30 nella 2018-19 con la maglia del Porcari. Nelle stagioni precedenti inoltre andò a segno 18 volte con la maglia del Calenzano, 24 con quella dei Bagni di Lucca e ben 28 volte con quella dell’Aquila Sant’Anna.
Quest’anno però il Monsummano pare segnare poco. «Vero, i dati parlano chiaro. Creiamo tantissimo, ma siamo poco cinici davanti al portiere. Ogni gara buttiamo al vento tantissime occasioni e la classifica ne è uno specchio esemplare. Anch’io salgo sul banco degli imputati, in tante gare ho sbagliato l’impossibile. Un esempio? La gara contro il Marginone dove Di Masi ci parò di tutto e nel finale subimmo il pareggio».
«Abbiamo tanti rimpianti da quella gara – continua la punta del Monsummano – perché arrivava dopo lo stop per Covid di due mesi che non ci ha fatto trovare impreparati. Infatti siamo ripartiti col piglio giusto e quei due punti gettati al vento nel recupero avrebbero potuto cambiare le sorti del girone e bloccare l’avanzata del Marginone primo indiscusso per gran parte di questo campionato».
Un girone che ormai sembra impossibile terminare in testa: «Finchè la sorte non ci condanna noi ci crediamo, ma è durissima, a partire dal match di domenica contro il San Miniato. Loro credo siano la squadra più forte del girone perché rispetto al Marginone hanno grandi individualità. Certo, il rischio forbice nei play-off è alto: al momento ci son dieci punti tra noi e loro, devono sempre riposare, ma una sconfitta ci condannerebbe quasi definitivamente. Se ci dovessero essere più di 7 punti punti tra noi e loro non ci sarebbe alcun play-off».
«In questo girone di ritorno abbiamo avuto comunque un miglioramento dopo una striscia imbarazzante di 5 punti in 7 partite a ridosso dell’inizio del campionato. Anch’io lì non ho brillato perché come falso nueve – come mi schiera il mister – non sono totalmente a mio agio. Preferisco avere una punta di riferimento, uno che mi levi gli spazi. Ecco perché con l’arrivo di Mercugliano ne ho giovato anch’io. Un giocatore tecnico come lui è capace di liberarmi tanti spazi grazie alla sua qualità».
Hai un figlio che la domenica spesso ti viene a vedere alle partite: cosa gli insegnerai se volesse intraprendere la strada da calciatore? «Sì Alessandro ha cinque anni e quando può viene sempre a vedermi, ma per il momento non lo focalizzo sul calcio, preferisco fargli fare ciò che gli piace. Se però dovesse intraprendere la strada da calciatore gli direi di allenarsi sempre e soprattutto di non accusare mai un compagno di squadra quando sbaglia. L’umiltà e il rispetto sono le due cose fondamentali in ogni cosa, anche nel mondo del calcio. Soprattutto gli direi di non avere la testa calda del babbo (ride, ndr)».
Perché ti definisci “testa calda”?
«Mi è sempre piaciuto in ogni categoria essere una “prima donna” e mi sono lamentato troppo nella mia carriera. Ho passato situazioni in cui non ho digerito una panchina dopo dieci gare di fila e altri diverbi con alcuni allenatori. La sfortuna inoltre si è messa di traverso quando ero a Pistoia. Nell’amichevole con l’Alessandria in precampionato mi sono strappato il collaterale e son dovuto stare fermo 10 mesi. Un periodo impegnativo in cui poi mi sono sposato, è nato Alessandro, mi sono separato e poi ho scelto di scendere di categoria e tornare tra i dilettanti».
Si impiega tanto a salire, ma velocemente a scendere nel mondo del calcio?
Più che altro è brutto vedere che spesso si riesce a salire soltanto tramite varie raccomandazioni. Quando ci si assesta poi su livelli alti si dimentica totalmente il settore giovanile italiano e si pesca dall’estero. Poi non c’è da lamentarsi se andiamo a rotoli». Speriamo non vada così anche la stagione del Monsummano…



