Quello dei biancorossi al PalaCarnera è un vero capolavoro. La vittoria contro l’Apu apre una nuova doppia sfida: la squadra deve continuare su questa via e la città è attesa tutta sui gradoni del PalaCarrara
A Udine il Pistoia Basket ha fatto un vero e proprio capolavoro. E come tale va celebrato. Pistoia dalla Supercoppa vinta più di un anno fa ha iniziato un percorso lungo, fatto di passi costanti e decisi che l‘ha portata a questo successo che vale la vetta solitaria del girone rosso. Rifilare quasi un “ventello” a Udine è la conferma che la strada è giusta e lo sono anche gli uomini scelti per scendere in campo come quelli alla guida. Difficile chiedere di più ai biancorossi di questi primi mesi di campionato e dare per scontato il percorso sin qui fatto da Della Rosa e compagni, anche per questo quindi diventa doveroso godersi la magia di queste settimane in cui il basket a Pistoia guarda tutti dall’alto in basso.
Al PalaCarnera, pronto a celebrare un’altra vittoria della corazzata bianconera in tanti hanno preso la via del parcheggio con largo anticipo, irritati da questo guascone impertinente che è la Giorgio Tesi Group 2022-2023, una banda di ragazzi che incarna in tutto e per tutto l’idea di gruppo nella sua accezione più bella e vera. E con questa identità e con questo spirito niente è precluso, persino violare uno dei parquet più ostici di tutta l’A2, costringendo Udine ad un tonfo che ha pochi eguali nella storia recente del club friulano. Chiamatela prova di forza o anche gara perfetta, le definizioni calzano tutte a pennello, ma quello che più conta è che Pistoia sia riuscita a proporre questi quaranta minuti con una naturalezza e una fiducia che quasi hanno fatto passare in secondo piano la portata del risultato conquistato.
Senza spingersi troppo in avanti e senza scomodare il possibile finale di stagione, quello che va celebrato adesso, con entusiasmo e con orgoglio, è il percorso in campionato della squadra biancorossa e i risultati sin qui raccolti. La vetta della classifica in solitaria dopo otto giornate, presa asfaltando in maniera netta ed inequivocabile quella che è senza ombra di dubbio la squadra più forte del girone, vale più di un attestato di merito ed è molto più che un’iniezione di fiducia. Questa vittoria è la cartina di tornasole che certifica la bontà di tutte le scelte fatte dalla società prima e dal direttore Sambugaro e da coach Brienza poi. Ed è la celebrazione del valore e dell’importanza del gruppo. In primis quello storico, quello reduce dalla passata stagione, che anche l’allenatore della Giorgio Tesi Group ha voluto celebrare a fine gara. E poi del gruppo attuale, con l’aggiunta di Pollone, Varnado e Copeland, tutti uomini in missione che si sono adattati e sintonizzati sulla lunghezza d’onda dei compagni in tempi record. E con questi risultati e con questo affiatamento in campo si capisce ancor di più perché un elemento come Huggins non abbia trovato posto e sia stato tenuto fuori, senza concedergli neanche prove di appello.
Vince chi vuol farlo e il Pistoia Basket visto domenica sera al PalaCarnera è una squadra che ha capito come identità e punti di forza siano fondamentali non solo per esaltare il proprio gioco, ma anche e soprattutto per snaturare quello degli avversari. A Udine i biancorossi hanno vinto una partita e la strada resta ancora lunga, ma è significativo e fondamentale averlo fatto e in più esserci riusciti con una prestazione sontuosa, in grado di dare venti punti di scarto ad un’altra signora squadra che lotterà fino a giugno per andare in Serie A. Quello che era mancato per tutta la stagione passata a Pistoia era la capacità di vincere in campionato contro le big dell’A2. Un limite che l’aveva consacrata soltanto a squadra di prima fascia, impedendole, anche per altri e ragionevoli motivi, di fare il definitivo salto di qualità. Udine è un crocevia fondamentale, perché proietta la squadra biancorossa in una nuova ottica, sia per chi la guarda dall’interno, ma soprattutto per chi la vive da fuori e da lontano. Perché Pistoia con lo scalpo di Udine probabilmente ha fatto quel definitivo e ultimo salto di qualità che le era mancato per tutta la scorsa stagione.
Questo gruppo, con rotazioni a otto giocatori, è la sintesi e al tempo stesso l’apoteosi di quello che la piazza incarna e testimonia da anni nel mondo del basket. Perché guardando giocare in queste partite Della Rosa, Varnado, Wheatle, Saccaggi, Copeland, Magro, Del Chiaro, Pollone, Allinei e con loro il prezioso staff tecnico capitanato da coach Brienza è tornata ad incarnarsi sul parquet la massima che campeggia sopra la curva Firenze: “a Pistoia non puoi vincere, al massimo puoi segnare più di noi”. Solo che adesso il limite per tutti gli altri non è solo quello di non riuscire a mettere in campo quei valori e quell’atteggiamento che da sempre contraddistingue chi indossa la maglia biancorossa e chi tifa quei colori, ora anche vincere è diventato un vero problema per i rivali.
E la sfida doppia di questo mese di campionato prima della pausa natalizia è continuare su questa via, esaltando e sottolineando ancora le peculiarità di questo spogliatoio, ma soprattutto cogliendo l’opportunità dei successi per ritrovare un’intera città al palazzetto. Perché uno spettacolo così è quello che Pistoia ha imparato ad amare negli anni e ciò che può rendere fiero un popolo e un territorio che ha il basket e il biancorosso tatuati sulla pelle. E ora è davvero arrivato il momento in cui far riesplodere la passione che ha fatto traboccare di cori, applausi e gioia il PalaCarrara in passato: se lo merita Pistoia, se lo meritano questi ragazzi, se lo merita chi c’è sempre stato e persino chi voleva ancora un motivo per tornare.


