Varnado a 360°: «Dagli USA a Pistoia tra NCAA, EuroLega e mio fratello Jarvis»

«Jarvis mi ha sempre sostenuto, NBA e EuroLega sono i miei obiettivi. A Pistoia il miglior gruppo della mia carriera» il racconto a 360° di Varnado

Jordon Malik Varnado, 12 maggio 1997, Brownsville. La notizia arriva in estate, siamo a metà giugno all’incirca: la Pistoia dei canestri avrà un Varnado in squadra. Non più Jarvis ma suo fratello minore Jordon. In Supercoppa si presenta con 18.3 punti di media in tre partite e dimostra sul parquet di aver voglia di riprendersi il mondo dopo un anno di stop. Alla stampa nel giorno della sua presentazione ammette di essere «al 60%». Non male.

Da lì in poi si scoprono le carte e si iniziano a vedere quelle che sono le reali caratteristiche di un giocatore che ha fatto innamorare la tifoseria dopo poche gare. Ai nostri microfoni ha raccontato parte della sua vita dal passato «ho provato tanti sport, ma ho capito che il basket mi dava sensazioni diverse», al presente «sono nella miglior forma della mia carriera», passando per l’anno di stop dovuto al Covid «è stata dura per me, mio fratello Jarvis mi ha aiutato tanto». Un viaggio dunque all’interno del mondo di Jordon Varnado in tante piccole tappe.

LE ORIGINI E LA PASSIONE PER IL BASKET

«Ho iniziato a giocare a basket quando avevo 6 anni. Guardando giocare mio fratello Jarvis alle scuole superiori e all’Università ho capito che era il mio sport e mi ci sono dedicato al 100%. Nonostante questo quando ero più piccolo ho giocato a baseball, football americano e ho provato anche l’atletica. Una volta arrivato alle superiori però ho capito che la pallacanestro era la mia strada».

Per lui l’esordio da freshman con l‘Università di Troy. Qui i suoi primi passi poi nella pallacanestro ‘dei grandi’. «Ricordo molto il mio primo anno a Troy perché è stato molto importante per me – spiega Varnado. Con la squadra abbiamo avuti tanti alti e bassi però io sono sempre stato tra i migliori e per un certo periodo avevo attirato su di me le attenzioni nazionali. Da lì sono cresciuto insieme alla squadra e siamo arrivati a vincere la Sun Belt Conference nel 2017»

Sun Belt Conference che permette a Varnado e compagni di approdare al tabellone NCAA dove incontrano la Duke di Jayson Tatum. «Era la mia prima esperienza in NCAA e Troy tornava a giocarsi la competizione dopo tantissimi anni. Al primo turno abbiamo affrontato Duke. Abbiamo perso ma quella partita è stata una battaglia stupenda. Mi sono misurato con tanti giocatori di grande calibro, su tutti Jayson Tatum che in quell’occasione fu l’unico a segnare più punti e raccogliere più rimbalzi di me».

LE ESPERIENZE EUROPEE

Terminato il percorso universitario per Jordon arriva la chiamata da Kormend, Ungheria. Una realtà importante che permette al cestista statunitense di provare l’EuroLega. «La stagione ungherese è stata bellissima anche dal punto di vista delle soddisfazioni perché abbiamo vinto tante partite. Ero il miglior marcatore e rimbalzista della squadra. Poi purtroppo è arrivato il Covid e ha fermato la stagione. Sono convinto che avremmo fatto bene in EuroLega e che avremmo vinto il campionato»

Dall’Ungheria alla Polonia. « Il campionato polacco è molto competitivo. Il livello delle partite era decisamente più alto rispetto all’Ungheria. Ogni partita una battaglia. Anche in quella stagione riuscii a qualificarmi nella top-5 sia a livello di rimbalzi che di punti. Purtroppo a un certo punto della stagione abbiamo fatto diversi cambi e questo ha portato a diverse sconfitte. Da lì sono iniziati alti e bassi che però sono serviti comunque a farmi crescere».

L’IMPORTANZA DI JARVIS

Varnado successivamente torna in America pronto per il grande salto ma il Covid si mette di mezzo. «L’anno in cui sono stato fermo mi ha messo molto alla prova. Avrei dovuto giocare nella NBA G-League ma ho preso il Covid in maniera piuttosto pesante. Provavo ad allenarmi ma era dura per me rimettermi in forma ma non riuscivo. Jarvis mi ha aiutato tanto standomi vicino, aiutandomi negli allenamenti e ricordandomi spesso che ancora avevo una carriera davanti a me»

«Parlo con mio fratello e con la mia famiglia almeno una volta a settimana. Parliamo di come va la vita a loro e a me, con Jarvis parliamo delle mie partite perché lui le guarda tutte in TV. Mi ha detto anche che gli piacerebbe venire qualche volta, magari tra la fine di marzo e l’inizio di aprile. Oppure direttamente a maggio quando ci saranno i playoff».

ADESSO PISTOIA

«Non ero al top quando sono arrivato ma adesso credo di essere nella forma migliore possibile. Punto a essere MVP e spero di essere ancora in corsa per vincerlo o di essere vicino a quel traguardo. L’unico modo per rimanere su questa strada è vincere partite e rimanere tra i migliori sia personalmente che come squadra. Il nostro focus adesso è solo uno: vincere»

Il legame tra compagni di squadra e con lo staff è ciò che rende Pistoia una squadra speciale. «In Europa è diverso il rapporto che si crea tra staff tecnico e giocatori, qua siamo tutti una grande famiglia. Specialmente a Pistoia ho incontrato il miglior gruppo di sempre. In America la relazione tra roster e staff tecnico è più incentrata sul business, è un po’ più seria. Qui si sottolinea di più l’importanza di essere gruppo. Zach Copeland? È un grande compagno di squadra. Non lo conosco da troppo tempo ma ultimamente ci stiamo parlando tanto di più raccontandoci le nostre storie. Oltre questo devo dire che in campo è fondamentale per noi, ci dà sempre un grande aiuto».

I PIANI PER IL FUTURO

«A me piace stare nel top del top delle competizioni. L’obiettivo è quello di poter giocare in NBA o in Eurolega nei prossimi anni. So che dovrò lavorare duro ogni giorno per raggiungere questi traguardi – ammette con consapevolezza – ma è lì che voglio arrivare».

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