Parla il centro della Gema tra l’esperienza a Pistoia, l’indifferente habitat cestistico fiorentino e una squadra da salvare
Torna a sorridere la Gema Montecatini dopo esser tornata alla vittoria. Il successo contro Legnano ha messo fino alla serie di tre sconfitte consecutive che stavano minando tante sicurezze tra i ragazzi di Angelucci. Protagonista del successo contro i lombardi è stato il centro classe 1998 Marco Di Pizzo, da due mesi alla Gema e ormai vero protagonista insieme all’altro neo arrivato Laganà.
Quale credi sia stata la chiave di volta per battere Legnano?
«Venivamo da un momento in cui, togliendo il derby, abbiamo giocato bene tutte gare fuori casa in cui abbiamo perso, ma lottato. Doveva arrivare solo la svolta e non essendoci stata nel derby abbiamo rimediato nella settimana successiva con una vittoria di gruppo, cinica, nonostante la rimonta subita che ci ha condotto all’overtime. Nei supplementari abbiamo reso al massimo, l’opposto di due settimane fa quando a Livorno ci siamo un po’ sgonfiati».
Quanto pensi sia importante la figura di un lungo in questa serie B?
«Tutti i ruoli sono importanti, ma la figura del lungo non è più come una volta che doveva stare solo in area. Nel basket moderno oltre all’isolamento è sempre pick and roll quindi è sempre il lungo a farlo. Con la palla sotto, la difesa avversaria ha timore del lungo e viene a chiudere l’area creando molto più tiri liberi per gli esterni oltre ai vari rimbalzi in attacco e in difesa che sono pane per giocatori del mio ruolo».
In cosa pensi di dover migliorare e in cosa pensi di esser migliorato?
«A livello mentale devi crescere gara dopo gara, ma personalmente cerco di migliorare la stabilità, avere fiducia in me stesso ed esser consapevole di quello che sono».
Alba in trasferta poi Omegna in casa prima della mission impossible a Vigevano. Come giudichi i tre turni di marzo?
«La posizione in classifica non ci permette di sbagliare più. Ogni gara è una finale per noi perché necessitiamo di punti come ossigeno. Pensare di andare ad Alba in maniera tranquilla è l’errore più grande da fare. A noi servono due punti e basta con più cinismo possibile in questo periodo della stagione. Vigevano? Sarà difficile e importante come le altre perché in questo punto della stagione nessuno ti regala niente».
A due mesi dal tuo arrivo a Montecatini, che bilancio faresti?
«Normale che sia servito un minimo di tempo per inserirsi, ma mi son trovato subito bene. Pur venendo dalla situazione strana di Firenze, sono stato anni fa a Pistoia e conosco bene l’aria che si respira nella piana pistoiese per quanto riguarda il basket. Ho scelto Montecatini anche per questo. Questo periodo me lo sta confermando: nonostante il derby perso, è stata una bella emozione giocarlo e vedere tanta gente al Palaterme».
Proprio il derby: cosa non è andato per la Gema ?
«L’unica gara-no dal mio arrivo. In settimana prima di Legnano è stata analizzata bene: fino al primo quarto ci siamo stati poi ci hanno sopraffatto dalla loro aggressività e mentalmente siamo crollati. Prendendo un colpo dopo l’altro per giunta in un derby è stato un mix di emozioni negative che ci ha condotto al pesante ko finale».
In passato hai fatto le giovanili a Pistoia dove hai anche debuttato in prima squadra: che differenze hai trovato a Montecatini?
«Difficile fare un confronto perché a Montecatini ora c’è anche questa doppia rivalità. Sicuramente in entrambe le realtà rispetto alla zona fiorentina – e lo dico da fiorentino – c’è più passione. A Firenze la squadra maggiore ha molti meno spettatori rispetto a Pistoia e addirittura alle due squadre di Montecatini!».
Cosa manca a Firenze?
«Ci sono tante realtà nei settore giovanile, ma manca un’identità a livello di prima squadra. Firenze è prevalentemente indirizzata sul calcio ed è difficile muovere le persone dato anche i fallimenti recenti a livello di progettualità. Se già la città è chiusa poi non riesci a dare una continuità e andare in livelli alti è un po’ un cane che si morde una coda, il solito circolo vizioso. Prima di creare un ambiente caloroso e una passione ci deve essere un progetto concreto».
Infine il tuo pronostico: quali squadre vedi promosse in A2 a fine campionato?
«Nel nostro girone ai play-off ci finiranno le tre livornesi e Vigevano, ma nessuna delle 4 può competere con realtà come Orzinuovi e Rieti dell’altro raggruppamento. La prima è come l’Empoli del calcio perché fa la spola tra A e B mentre Rieti ha speso talmente tanto che sarebbe impossibile non riuscirci».



