A tutto Wheatle: tra Nazionale e Pistoia, il racconto della sua crescita

Carl Wheatle si racconta tra madrepatria e Pistoia Basket, dal mondo giovanile al calcio, fino al senso di responsabilità maturato negli anni

Due settimane dopo l’ultimo match disputato, Pistoia è pronta a rituffarsi in campionato per il rush finale della regular season. Un ritorno sul parquet previsto a Chieti, prima di una nuova pausa di due settimane che anticiperà le ultime tre partite da giocare in una sola settimana. Chi non ha riposato in questa fascia temporale è stato Carl Wheatle. Convocato dalla Gran Bretagna per le ultime gare di qualificazione ai prossimi Mondiali, il numero 24 biancorosso non solo è stato tra i migliori dei suoi in entrambe le sfide con Belgio e Serbia ma ha anche avuto l’onore di vestire i gradi di capitano. Una sensazione speciale come traspare dal suo volto mentre racconta quegli attimi.

CAPITANO DELLA NAZIONALE

«Vestire la maglia della Nazionale e al contempo esserne capitano è stato un momento davvero emozionante per me. Un qualcosa che porterò con me per tutta la mia vita, un orgoglio per me e tutta la mia famiglia». Uno status internazionale guadagnato con dedizione e merito. Un vanto che in pochi possono sfoggiare a livello di A2, un palcoscenico dal quale è possibile soltanto salire ancora. «Giocare in Nazionale aiuta molto la mia crescita. Si affrontano squadre e giocatori di altissimo livello. Si cresce come giocatore e come esperienza, si impara molto. Basti pensare alla Serbia, piena di giocatori che giocano l’Eurolega. Un livello al quale io stesso ambisco e desidero raggiungere. Sono sfide molto stimolanti che spronano a migliorare».

Tra i compagni di squadra con il Regno Unito figura Quinn Ellis, playmaker classe 2003 di proprietà di Trento, quest’anno in prestito alla Novipiù Monferrato militante nel Girone Verde. Un talento cristallino, il cui percorso ricalca da vicino quello fatto dallo stesso Wheatle. Sbarcati giovanissimi da Oltremanica, hanno entrambi concluso il proprio percorso di formazione in Italia per poi ritrovarsi in Nazionale. «Sono molto contento per Quinn, conosco molto bene sia lui che la sua famiglia – ha raccontato Wheatle – Sono tutti tifosissimi di basket. L’ho conosciuto qualche anno fa, quando è arrivato in Italia. Ho potuto aiutarlo ad inserirsi avendo fatto lo stesso percorso. Mi fa molto piacere che stia crescendo sempre più, lo ha dimostrato anche nell’ultima partita con la Nazionale. Ha grande talento ed una lunga carriera davanti a sé. Giovane ma già forte, credo avrà un ottimo futuro con i club e con la Gran Bretagna, della quale credo sarà protagonista per i prossimi dieci anni».

IL BASKET IN ITALIA E GRAN BRETAGNA

Con Ellis, Wheatle condivide la doppia esperienza nei settori giovanili inglesi e italiani. Un vissuto grazie al quale è più facile stilare una lista di differenze tra i due Paesi, tanto a livello di movimento quanto di crescita dei giovani cestisti. «In Inghilterra il basket è meno seguito rispetto al resto dell’Europa, specialmente a livello di settore giovanile – ha ammesso – Il movimento sta crescendo ma non è ancora a livello di Italia, Spagna o Serbia. La qualità e il talento non mancano, ciò che serve è l’insegnamento del giusto modo di giocare. Dovrebbe essere seguito maggiormente, così restiamo indietro sempre due passi. Nelle altre scuole si insegna maggiormente il gioco di squadra, la tecnica, i movimenti, la capacità di leggere il gioco. Imparandole da giovani si arriva da grandi ad essere più pronti. Solo così la Gran Bretagna potrà raggiungere il livello delle altre grandi nazionali del basket europeo».

Il lavoro sui fondamentali e il gioco di squadra è indubbiamente basilare specialmente a livello giovanile, quando ogni giocatore muove i primi passi ed inizia il proprio percorso di crescita. Ciononostante, pur favorendo il gruppo è indispensabile anche puntare ad ottenere i migliori risultati sportivi. Un binomio sinonimo di successo. «Il basket a qualsiasi livello è uno sport dove si vince o si perde. Sicuramente all’inizio si cerca di insegnare entrambe le cose: saper giocare di squadra ed ottenere risultati positivi. Anche nelle giovanili vuoi vincere ma devi farlo come una squadra. Non ha senso far andare avanti quei 2-3 giocatori più bravi e lasciarli giocare da soli. A Biella mi è sempre stato detto di giocare per gli altri, mettere in campo sempre qualcosa in più per gli altri. Questo vale per tutti gli sport. Sentirsi come all’interno di una famiglia ti aiuta come giocatore e come persona. Con questo spirito siamo riusciti ad ottenere ottimi risultati anche a livello giovanile, arrivando diverse volte alle finali nazionali. A livello professionistico poi cambia molto, ci sono mille situazioni diverse e cambiano spesso i compagni».

LA PASSIONE PER IL CALCIO

In un Paese, il Regno Unito, dove il basket non è lo sport più seguito, regna incontrastato l’amore per il calcio. Una passione che non poteva non scorrere nelle vene anche dello stesso Wheatle. «La passione per il calcio è arrivata prima del basket. Ho iniziato a giocare da molto piccolo, è sempre stata una mia passione. Quando posso guardo spesso partite, non solo del Manchester United (la sua squadra del cuore) ma anche di Premier League e Serie A».

Proprio pochi giorni fa, dopo sei lunghe stagioni di attesa, da grande tifoso dei Red Devils è potuto tornare ad esultare per la Coppa di Lega sollevata a Wembley dalla formazione di Erik Ten Hag. «Purtroppo non ho visto la partita perché in quelle ore mi stavo allenando con la Nazionale ma appena ho finito sono corso a vedere il risultato. Finalmente dopo 6 anni siamo tornati a vincere un trofeo. Per noi è un momento molto buono, siamo in crescita e spero di vederci vincere altri trofei già quest’anno».

UN ESEMPIO PER I GIOVANISSIMI

È nel mondo della palla a spicchi però che il numero 24 biancorosso ha trovato la sua dimensione. Arrivato a Pistoia nel 2019 dopo esser cresciuto ed aver militato nelle fila di Biella, il suo percorso lo ha portato ad “indossare” la fascia da capitano della propria Nazionale. Classe ’98, l’inglese deve ancora compiere 25 anni ma è già in grado di elevarsi a figura alla quale i giovani posso ispirarsi e prendere esempio. Un ruolo che lui stesso si sente di poter ricoprire con orgoglio e piacere. «Non sono “vecchio” ma so di aver accumulato una buona esperienza e di conseguenza cerco anche di aiutare i più giovani come posso – ha detto – L’ho fatto anche in Nazionale dove agli ultimi due raduni sono stati convocati anche tanti ragazzi giovani. Anche questo fa parte del mio lavoro. Ho visto e vissuto un bel po’ di basket, cerco di aiutare ed è una cosa che mi piace anche fare. So che facendolo aiuto loro e di conseguenza tutta la squadra».

UNA CRESCITA ESPONENZIALE

Giunto in Toscana nel 2019, i primi tempi lontani dalla città in cui aveva vissuto i precedenti sei sono stati gravemente minati dalla pandemia dovuta al Covid-19. Tanto il tempo passato fra le proprie quattro mura, pochissimo quello dedicato allo svago e ai rapporti. Mesi duri ma formativi per il proprio carattere, utili a poter apprezzare adesso ogni momento della propria vita.

«Il periodo del Covid mi ha cambiato molto come persona. Stare chiuso in casa per tanti giorni mi ha fatto capire quanto possa essere corta la vita e di come dobbiamo goderci ogni momento sfruttandolo al meglio. Invece di passare le giornate libere a casa sul letto senza fare nulla adesso preferisco andare a visitare una nuova città o in generale fare cose che prima non avrei fatto». Un Wheatle completamente evoluto come persona ma anche come cestista. Dal suo arrivo a Pistoia sono tanti i fondamentali in cui è migliorato, tra i quali non può non saltare all’occhio il progresso incredibile nel tiro da fuori. «Credo di essere cresciuto molto dentro il campo, di essermi completato maggiormente. Soprattutto sono migliorato in attacco ma so che ho ancora tanto da dare».

IL FEELING CON VARNADO

La sua evoluzione tecnica è andata di pari passo con quella tattica. Mai come quest’anno forse, anche per lo sfortunato infortunio di Angelo Del Chiaro, l’ala londinese ha dovuto modificare alcuni movimenti e posizioni in campo. “Da cose nasce cosa”, si dice. Una situazione complicata dalla quale è fiorito l’eccezionale feeling col compagno Jordon Varnado. «Con Jordon in campo mi trovo molto bene. È un giocatore molto intelligente, ci troviamo subito. Ci capiamo e sappiamo come posizionarci in campo. Questo ovviamente non aiuta solo noi due ma in generale tutta la squadra. Aver trovato questo feeling contribuisce a far giocare meglio tutta la squadra, inoltre è nato un bel rapporto anche fuori dal campo».

UN FINALE TUTTO DA SCRIVERE

Il prossimo turno di campionato metterà di fronte alla Giorgio Tesi Group il fanalino di coda Chieti. Un avversario da affrontare con la certezza della qualificazione al Girone Giallo, prima e magari non ultima soddisfazione stagionale. «Ovviamente siamo contenti di questo risultato ma sappiamo che non finisce qua. Ci sono ancora tante partite da giocare. In questo momento siamo concentrati su Chieti, poi guarderemo avanti alle prossime sfide».

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