Il direttore sportivo della Gema batte ancora sul tallone d’Achille di questa squadra. «Un consiglio? Aggrappatevi alle certezze!»
A pochi giorni dall’indolore ko di Borgomanero la Gema Montecatini prepara gara-1 dei play-in contro Pavia. Una grande rimonta per il club termale, passato in tre mesi dal quart’ultimo posto all’ottavo. Dopo l’esonero di coach Origlio, la nomina di Angelucci come capo allenatore e un mercato di riparazione importante sono cambiate le cose in casa dei termali. Tra la successione in panchina e la campagna rafforzamenti, uno dei protagonisti è stato il ds Guido Meini.
Guido, con coach Origlio si era rotto qualcosa?
«Non c’è un solo colpevole né un solo modo di approcciare alla squadra e visti i risultati all’epoca la considerazione è stata questa. Non sono paragonabili le due gestioni perché Agostino ha avuto un roster e Massimo un altro. Con il cambio abbiamo provato a trovare una soluzione che fosse più adatta alle caratteristiche della nostra squadra con tanti elementi giovani alla prima esperienza in questo campionato. Ecco che un approccio diverso rispetto a quello di Agostino abbiamo pensato che avrebbe potuto far cambiare qualcosa».
Imputare questo cambio di rotta solo all’acquisto di Laganà e Di Pizzo è eccessivo: che meccanismi sono cambiati?
«Una concomitanza di fattori come l’inserimento di giocatori e un cambio di mentalità. Questo ha ottimizzato la resa con il passare del tempo anche se magari sconfitte sulla sirena come a Pavia, Livorno e a Piombino ci avrebbero potuto dare quell’entusiasmo in più che sarebbe servito a un organico rinnovato. Dopo mesi di lavoro Massimo ha trovato una resa continua e migliore anche se non siamo ancora al massimo di ciò che si può ottenere».
Infatti l’ultima Gema della regular season vista a Borgomanero non è stata proprio inappuntabile…
«Sì a Borgomanero abbiamo approcciato male la partita e continuata peggio. Più che il match in sé fa clamore la disparità di trattamento tra le partite in casa e quelle fuori».
La Gema non ha un bello score in trasferta: solo 3 vittorie in tutto il campionato, derby escluso. Per chiudere il prima possibile questa serie servirà comunque una gran gara a Pavia.
«Sicuramente! Abbiamo la prova più importante da questo punto di vista in questo momento. In più di una circostanza abbiamo steccato e adesso siamo con la lancetta al termine della sua corsa. Difficile trovare la risposta al diverso score tra casa e trasferta. Probabilmente servirebbe di un po’ più di personalità anche fuori dalle mura amiche che in questo caso può dipendere da alcune certezze che in trasferta ci mancano».
Pavia come va affrontata?
«Cambierà molto dal punto di vista specifico della partita. In questa fase di scontro salvezza il livello di stress, di agonismo e di tensione è importante: si deve resettare tutto. Non dimentichiamoci che l’ottava gioca contro la nona quindi il posizionamento in classifica non ci fa pensare a due realtà così distanti. Ci auguriamo che il nostro pubblico abbia voglia di continuare a darci una mano perché è la fase più delicata e noi ne abbiamo bisogno».
Chi vedi messo meglio o peggio nei play-off e nei play-in?
«Troppo facile dire che dalla quinta all’ottava sono avvantaggiati, ma non è così. La buccia di banana però è rappresentata da posta in palio e perdere una gara in casa significa andare a vincere in trasferta e in questi casi non è semplice per nessuno. I pronostici sono difficilmente fattibili specialmente nel nostro caso che i valori sono piuttosti vicini: Pavia ha finito con alcune difficoltà, ma durante l’anno ha espresso ottima pallacanestro quindi le percentuali sono molto vicine tra noi e loro».
Chiudiamo con un consiglio da ex giocatore: come si devono affrontare questi play-in?
«Nella mia carriera sfide così decisive a livello di retrocessione ne ho giocate solo un paio con il Massa e Cozzile, l’anno prima dell’acquisto del titolo da parte del presidente Galligani per formare la futura RB Montecatini. Cosa direi ai ragazzi oggi? Sicuramente di attaccarsi alle proprie certezze e al lavoro fatto fino ad ora. A livello più specifico serve tanta attenzione alla fase difensiva, quella che fino ad oggi non ci ha permesso di avere continuità».



