Pistoia Basket, alla scoperta di L.J. Peak: dalla NBA sfiorata al salto in Europa

L.J. Peak approda in Italia dopo aver provato ad anticipare il salto in NBA anche per garantire un futuro migliore al figlio e alla propria famiglia. Adesso dovrà definitivamente esplodere al Pistoia Basket

Il Pistoia Basket ha il suo terzo americano e la scelta è ricaduta su L.J. Peak. Ala di 196 cm per 98 kg, in nuovo biancorosso arriva con tutta la carica e la voglia di riprendersi quella luce che sembrava ammantarlo e che invece è andata affievolendosi nell’ultimo anno. Del resto il ragazzo è uno che bada spesso al sodo. Già il nome la dice lunga, dato che dal chilometrico Darryl Leon Lafayette Peak Junior è ormai conosciuto da tutti e da sempre come L.J. Peak. Una caratteristica, quella di essere pratico ed essenziale, che sembra essere una costante della sua vita.

DA UN ANNUNCIO ALL’ALTRO. In America tutti i ragazzi con un pizzico di talento sognano, inevitabilmente, un ingaggio in NBA. Perché giocare nel campionato più bello e ricco del mondo significa avercela fatta, garantire una vita serena per la propria famiglia e confrontarsi con i più forti al mondo. Anche Peak ha coltivato il sogno e fino al 23 giugno 2017 ha fatto di tutto per entrare in quel mondo dorato. Già durante gli anni della High School l’ex Georgetown ha sentito il bisogno di alzare l’asticella. Troppo facile vincere in South Carolina, uno stato in cui il football cattura l’attenzione molto più della palla a spicchi.

Così dalla Gaffney High School dove era una stella assoluta con medie di 38 punti e 10,5 rimbalzi a partita è andato a giocare in Illinois, alla Whitney Young High School. Un posto nuovo, esperienza in stile College, livello più alto e avversari più forti. Lì trova un compagno di squadra particolare, Jahlil Okafor, con cui stringe subito un’amicizia e feeling particolare, tanto che il pivot ex Philadelphia arriverà a dire in un’intervista che L.J. Peak per lui sarebbe stata la prima scelta al Draft 2017. La voglia di draft resta una costante che ammanta le scelte di L.J. Peak, come quando annuncia la scelta di andare a Georgetown College con una simpatica gag nella palestra della sua vecchia High School, proprio in stile notte del draft.

Al college Peak si fa notare, venendo subito nominato miglior rookie della Big East Conference. Le cose vanno a gonfie vele, tanto che viene convocato anche per la nazionale a stelle e strisce, con cui diventa campione del mondo nel 2017. Nei suoi tre anni con gli Hoyas gioca da protagonista, seppure i risultati della squadra, soprattutto al terzo anno, non siano eccellenti. Poi sorprende molti decidendo di terminare anzitempo la carriera collegiale per cercarsi un agente e tentare l’ingresso in NBA con un anno di anticipo, seppur senza la certezza di essere chiamato al draft.

Una scelta dettata dalla necessità di provvedere ad un figlio di un anno e mezzo e dalla voglia di ripagare i tanti sacrifici dei genitori, con la madre che ad esempio organizzava la vendita di pesce fritto nel quartiere per finanziare i suoi spostamenti per giocare a basket. La speranza di essere chiamato al secondo giro del Draft 2017 però sfuma con il passare delle settimane, la sua posizione scende sempre più giù nei ranking degli esperti, fino a dissolversi definitivamente la notte del 23 giugno 2017, terminata per L.J. Peak senza chiamate da squadre NBA.

La strada per giocare nel massimo campionato americano potrebbe riaprirsi ma l’esperienza con gli Houston Rockets alla Summer League non porta a niente. Poi arriva l’occasione del training camp con i Boston Celtics ma strappa solo un contratto parzialmente garantito che poi si trasforma in un ingaggio con la franchigia affiliata, i Maine Red Claws. Per non fermarsi, guadagnare ancora e ottenere altra visibilità alla conclusione della G-League vola in Nuova Zelanda ai Wellington Saints. Adesso l’ingaggio a Pistoia, per provare a costruirsi una carriera importante in Europa, sognando magari di rientrare più avanti in NBA, del resto il tempo, l’età e la voglia di emergere non solo certo qualità che gli fanno difetto.

Federico Guidi
Federico Guidi
Originario di Montecatini, giornalista, dal 2005 scrive su Il Tirreno e dal 2014 anche per Pistoia Sport. Ama in maniera viscerale lo sport e le sue storie. Nel tempo libero cerca di imitare le gesta sportive dei campioni, con scarsi risultati. Tattico "ad honorem" della redazione.

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