Fabo, Sgobba: «Mi aspetto un campionato divertente»

L’ala centro della Fabo, Giorgio Sgobba, per la prima volta su Pistoiasport si racconta tra la serie B e quella palestra di Massa e Cozzile…

L’aria di casa fa benissimo. Ce lo conferma Giorgio Sgobba, l’ala centro della Fabo Herons Montecatini approdato in rossoblù quest’estate, ma cresciuta cestisticamente a Massa e Cozzile. Dopo un lungo pellegrinaggio in tutta Italia, Giorgio ha scelto di tornare a casa, convinto dalla serietà della società di patron Luchi, ma – come vedremo dopo – non solo. Un infortunio sofferto a Piacenza al debutto lo ha portato a saltare la gara con Rieti e la trasferta di Salerno. É però subito tornato in forma al primo rientro a casa quando ha sfornato 12 punti contro Caserta, risultando decisivo nel successo della Fabo.

Quanto “godi” a rientrare dopo un infortunio,al Palaterme e decidere la gara contro Caserta?

«Rientrare in casa dopo una sconfitta e fare una discreta prova dopo solo un allenamento non me lo aspettavo neanche io! Il palazzetto era bello pieno e sfornare una prestazione del genere in casa dove conosci tutti è un’emozione più grande. Mettici anche battere una squadra dal valore di Caserta con un roster lungo e forte: tanta roba!. Ora ci aspetta una partitaccia sabato a Cassino, ma abbiamo le potenzialità e il carattere giusto per far bene!»

A che percentuale di forma pensi di essere?

«Azzardare una percentuale mi sembra rischioso. Dopo il derby con la Gema ero in sovraccarico e ho avuto un problemino. Ho risentito della preparazione di Fede, una delle più toste che io abbia mai fatto! In sintesi ancora non si è visto quello che posso dare e essendo una squadra così lunga anche se giochi 17 o 30 minuti devi dare il massimo».

GIORGIO E MONTECATINI

Quanto sei affezionato a Montecatini e quanta Montecatini c’è dentro di te?

«L’affezione a Montecatini è tanta: considera che sono di Massa e Cozzile, ma a giro per l’italia ho sempre detto che son di Montecatini. Fin dalle elementari giro a Montecatini, tra il ritrovo all’Imperiale quando si era adolescenti e le serate al Gambrinus da ragazzi. Voglio vivere qui per sempre e se c’è bisogno di dare una mano ai miei genitori, per loro ci sono sempre. Quella dentro di me? Essendo stata una città storica per il basket potrebbe avermi aiutato nell’innamorarmi della pallacanestro, facilitandomi poi i rapporti con le persone che sono passate di qua, da quelli passati con Boni e Niccolai a quelli che punto ad avere in questi anni in maglia Fabo».

Il tuo amore per Montecatini e la Valdinievole aveva già avuto due appendici

«Esatto, nel mio su e giù per l’Italia sono approdato nel 2014 a Montecatini in B2 sotto la guida di Barsotti e Niccolai poi a Monsummano quando coach era sempre Niccolai. In seguito è arrivata la chiamata della serie A e tante situazioni sfortunate. A 31 anni ritrovarsi qui è una soddisfazione e un privilegio trovare a casa una società così strutturata: ho fatto bingo! Il mio obiettivo attuale sarebbe di chiuderla qui, ma non è ancora detta l’ultima parola».

Hai girato l’Italia, ma la ragazza l’hai trovata in Valdinievole: con Martina come vi siete conosciuti?

«Ci siamo messi insieme l’anno di Scafati tornato dalle vacanze. Uno non indovinerebbe mai dove ci siamo conosciuti…al palazzetto di Massa e Cozzile! Quella palestra tra giovanile e relazioni sentimentali ha dato tanto! Che poi Martina andava a scuola con mio fratello e abita molto vicino a casa dei miei. Sono tornato qua anche per vivere con lei: quando la Toscana chiama, Giorgio risponde!».

B…COME BARSOTTI

Come hai ritrovato coach Barsotti?

«Dico solo una cosa: l’allenatore è il suo secondo impiego? Dal tempo che impiega al basket non sembra proprio! Un allenatore straordinario perché principalmente a San Miniato ha fatto mezzi miracoli, portando a dei livelli pazzeschi giocatori che non conosce nessuno. Uno su tutti il mio amico Giancarlo Pagni che non era andato mai oltre la serie D e ha tirato fuori da lui il meglio. Dopo le due stagioni pazzesche qua a Montecatini l’ho trovato ancora più carico, e sicurissimo di ciò che fa: ecco perché con lui il margine di errore mio deve esser bassissimo».

A giudicare dal livello questo è un campionato di grande spessore: chi vedi favorito e chi più in difficoltà in queste prime 4 gare?

«La risposta sta nei dati. A Salerno pur trovando una squadra giovanissima e col -3 ne abbiamo presi 20 di scarto. Avellino, squadrone incredibile, perde in casa con Piacenza che abbiamo battuto di 20 senza di me e Carpa. Rieti che alle final four parte a mille, batte la Pielle poi con noi ne prende 20 al Palaterme. Non saprei dove rifarmi perché sarà difficile almeno fino al girone di ritorno delineare una classifica definitiva. Senza il limite dell’under in questo campionato è tutto più difficile. La nostra chiave sarà quella di creare un “fortino” in casa: in quel caso riusciremo a ottenere un’ottima posizione perché in trasferta arriveranno sicuramente alcune sconfitte inaspettate perché il livello generale è molto alto. Sarà comunque un campionato in cui ci divertiremo».

Matteo Mori
Matteo Mori
Assurdo amante della storia (da prenderci due lauree) e del calcio (da confondere van Basten con van Gogh), considera ancora il televideo più veloce di alcune app. Per lui la domenica senza calcio è un lunedì venuto male.

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