A 41 anni, David Logan continua ad essere un fattore. Una longevità che, nella storia del massimo campionato, pochi altri eletti hanno avuto
Nel basket, si sa, il tempo è tiranno. Non solo nell’arco di una partita, ma anche in quello di un’intera carriera. A volte il viaggio dura davvero poco, in altre il tempo di passare dall’essere un ragazzo a diventare un uomo. In rarissime occasioni, invece, si supera una soglia spesso proibitiva per chi pratica questo sport: i quarant’anni. Difficile arrivarci ancora con la palla a spicchi tra le mani, quasi impossibile farlo a grandi livelli. Ma qualcuno non vuole saperne di dar retta alle logiche del tempo.
Uno di questi è senza dubbio David Logan, prossimo avversario dell’Estra Pistoia. Il giocatore di Scafati ha compiuto, a dicembre scorso, 41 anni: in questa stagione viaggia a 11.6 punti di media in 23 minuti di utilizzo e con oltre il 40% al tiro. Numeri da highlander, senza dubbio, per un atleta che abbiamo avuto modo di ammirare anche l’anno scorso durante l’appassionante semifinale play-off tra i biancorossi e Cantù. Questo comunque sarà l’ultimo anno sul campo per Logan: un canto del cigno sportivo che promette di essere di rara bellezza. Altri sono riusciti nell’impresa di giocare ed essere determinanti in Serie A superati i quaranta. Logan è indubbiamente uno dei casi più impressionanti, ma non quello più clamoroso.
L’INSUPERABILE MCADOO
Dal far parte dello Showtime dei Los Angeles Lakers ad incantare nel Belpaese. Bob McAdoo (classe 1951) appartiene senza dubbio alla categoria “alieni” e, a Milano, dove si presentò a già 37 anni d’età, se ne accorsero subito. L’Italia fu il palcoscenico degli ultimi spettacoli di “Doo-doo-doo”, che si ritirò una volta raggiunte le 41 primavere. A Forlì, nel 91/92, segnava 26.9 punti di media e nell’ultimo anno a Fabriano chiuse con 22 tondi tondi.
EL GENERAL
Poco da invidiare anche per Luis Scola, leggenda del basket argentino e attuale presidente di Varese. Il classe 1980, dopo una carriera passata tra Spagna, NBA e Cina (con l’aggiunta di un oro olimpico con l’albiceleste nel 2004), ha infatti chiuso la prima carriera in Italia. Approdato a Milano all’approssimarsi dei famosi quaranta, Scola chiuse la stagione del traguardo con 11.2 punti in maglia Olimpia. Il capitolo finale fu appunto a Varese, l’anno successivo: 17.9 e 7 rimbalzi di media. Della serie, come uscire di scena in grande stile.
L’AEROPLANO
L’elisir di lunga vita, nel basket italiano, appartiene prima di tutti ad un giocatore che in provincia di Pistoia conoscono tutti bene: stiamo parlando di Mario Boni. Nato nel 1963, il “gemello” di Andrea Niccolai riuscì a competere, e anche qualcosa di più, in Serie A fino ai quarant’anni. Nella sua seconda stagione a Teramo, quella dove aveva già raggiunto la quota, produsse ancora un impatto da 23.8 punti, mentre l’anno dopo a Jesi, l’ultimo nel massimo campionato, ne mise insieme 15.6.
LE NOVE VITE DI “CABEZA”
Un altro che non ne vuole sapere di appendere le scarpe al chiodo è Carlos Delfino. Coetaneo di Logan (1982), l’argentino ha sempre rimandato il momento del ritiro, dichiarando sempre di sentirsi ancora pronto per giocare a grandi livelli. A Pesaro, ad esempio, lo sanno: nella sua ultima stagione nelle Marche (22/23), Delfino ha comunque prodotto 6.1 punti. Il 21 dicembre scorso l’ha avuta vinta un’altra volta, essendo stato ingaggiato da Cento in A2.
L’IMMORTALE DI VILNIUS
A Reggio Emilia deve essere successo un incantesimo che ha portato Rimantas Kaukenas ad ingannare il passare del tempo. Già quattro volte campione d’Italia con Siena, il lituano classe 1977 ha trovato alla Reggiana il luogo adatto per chiudere la sua carriera. Cosa che, tra l’altro è successa due volte, visto che il nativo di Vilnius riallacciò le scarpe a gennaio 2017 per aiutare l’allora Grissin Bon a salvare la stagione, dopo averla portata due volte alla Finale scudetto e a vincere l’Eurochallenge. Il suo contributo, nell’anno del quarantesimo, fu di 7.2 punti a partita.
ITALIANI D’ORO E D’ARGENTO
In questo speciale club finiscono anche tanti altri atleti nostrani ormai da tempo finiti nei libri di storia, chi da più e chi da meno tempo. Andando più lontano, non si possono non citare due autentiche leggende come Dino Meneghin e Antonello Riva, arrivati effettivamente a compiere i quarant’anni sui parquet di Serie A. SuperDino, classe 1950, nel suo primo anno a Trieste nel 90/91 metteva ancora insieme 7.3 punti a gara in oltre 25 minuti di utilizzo. Nembo Kid, invece, arrivò a giocare nella sua Cantù nel 2002 (Riva è classe ’62): in 12.5 minuti in campo riusciva a realizzare 4.3 di media.
Andando più in là con gli anni, i nomi che vengono in mente sono senza dubbio quelli di Gianluca Basile e Matteo Soragna, entrambi quarantenni in Serie A con Capo d’Orlando. Il Baso, nelle ultime due stagioni in Sicilia segnò complessivamente 4.0 punti nel 14/15 e 3.7 nel 15/16. Il Sora, classe ’75 e coetaneo di Basile, si ritirò un anno prima chiudendo con 6.6 a partita.
Ovviamente ce ne sono altri in questa lista, specie italiani. Come non citare Francesco “Cecco” Vescovi e Walter Magnifico, per esempio: anche loro arrivati alla soglia dei quaranta e ancora sul miglior palcoscenico del basket nostrano. Poche e rare storie di un amore per la palla a spicchi che, per tanto tempo, non ha voluto conoscere la parola fine.



