Il ko in finale non pregiudica il percorso di un Monsummano stoico e più forte delle avversità. E Panati si conferma uomo dai grandi valori
Al triplice fischio finale di Monsummano-Audace Galluzzo, oltre alla delusione inevitabile che si prova quando si perde una finale, negli occhi degli amaranto c’era altro. Un mix di orgoglio e soddisfazione, una sensazione strana, soprattutto se provata dopo un epilogo così amaro come quello di domenica scorsa al Bellucci. Eppure, quest’anno più che mai, è davvero difficile non valutare il percorso e dare risalto solamente al risultato finale. Fermo restando che anche il piazzamento, quello di miglior formazione ripescabile di Prima Categoria, potrebbe comunque garantire agli amaranto il salto di categoria. Ma no, se parliamo del Monsummano 25/26 dobbiamo per forza raccontare quanto successo in dodici mesi. Una storia che, a prescindere da ciò che accadrà in futuro, rimarrà indelebile nelle menti dei protagonisti.
Nel maggio 2025, il club del presidente Schettino lascia mestamente la Promozione dopo il playout, al termine di una stagione travagliata, con tre allenatori e una continuità di risultati mai trovata. Per ripartire, viene scelto Riccardo Panati, una garanzia in Prima: promosso con la Meridien nel 2020, miracolosamente salvo col Tempio Chiazzano nel 2024, solo per citarne due. La squadra si presenta ai nastri di partenza con la nomea di favorita, assieme a un altro paio di formazioni, e la partenza roboante con sei successi di fila fa sognare i fedelissimi dello Strulli. Poi, inevitabilmente, arrivano le prime battute d’arresto, ma al giro di boa, e dopo aver vinto lo scontro diretto ad Agliana, il Monsummano è ancora pienamente in corsa per il titolo.
Poi, a febbraio, il patatrac: Panati viene esonerato, ma nel giro di nemmeno dodici ore, su forte spinta dei senatori dello spogliatoio, viene richiamato in sella. Una mossa forte, voluta direttamente dal presidente, come specificò il club, facendo dunque capire che la decisione provenisse da altre “teste”. Fatto sta che l’episodio di fatto svolta la stagione in positivo. Il gruppo si compatta e nonostante il divario dal primo posto sia ampio, inizia a macinare vittorie. Con la miglior difesa del girone e una delle migliori della Toscana. Domenica dopo domenica, successo dopo successo, spesso acciuffando i tre punti nel recupero, come accaduto nel derby col Cqs Tempio. Il Monsummano batte (di nuovo) l’Aglianese, ma alla penultima giornata è costretto ad alzare bandiera bianca e a fare i complimenti neroverdi allenati dall’ex Matteoni: saranno i playoff a decidere la stagione dei valdinievolini.
Non prima però di qualche settimana di riposo, conquistata dagli amaranti con la forbice sulla terza classificata. Al primo turno di fronte c’è il Pomarance, affrontato e superato senza Meucci e Bertelli e in dieci dopo l’espulsione di Mancino. Il Monsummano vince 3-1 a Porcari e Panati elogia la forza del gruppo: un elemento che si rivede anche sette giorni più tardi, in quel di Pontassieve, stavolta contro il Tegoleto. Gli amaranto si presentano con appena sedici elementi a causa degli infortuni di Goti e Fusco, ma anche stavolta sono più forti delle avversità. In questo caso è la marcatura di Sali a far gioire Moncini e compagni e a spedirli all’ultimo atto contro l’Audace Galluzzo. Il tutto dovendo fare i conti con gli stop dello stesso numero quattro ma anche di Ferrari e la squalifica di Agnorelli.
Ma si sa, le favole più belle sono quelle senza lieto fine. Al Bellucci i fiorentini segnano in apertura, mentre le speranze amaranto si infrangono contro la traversa e il muro eretto dal portiere avversario: è secondo posto nel quadrangolare promozione. Dopo il match, mister Panati sottolinea di nuovo il cuore di una squadra che non ha mollato fino all’ultimo secondo e che, in mezzo a tante difficoltà, è arrivata a centimetri da un’impresa. Un percorso che non porta una sola firma, ma che racchiude il nome di tutti coloro che hanno vestito la casacca amaranto: da Biagioni e Guarisa, i più presenti nel tabellino dei marcatori, ai leader Agnorelli, Grasso, Meucci e Moncini, fino ai più giovani Bertelli, Ferrari e Sali: tutti, anche quelli non menzionati, hanno fatto fino all’ultima la propria parte.
E soprattutto, la stagione del Monsummano è lo specchio del carattere del proprio allenatore. Riccardo Panati non è stato “solo” il tecnico degli amaranto, ma colui che ha dovuto far fronte a tanti momenti duri, che ha sempre difeso i propri ragazzi e che è riuscito a cementare il gruppo anche quando qualche fattore esterno rischiava di seminare il caos. Qualità umane, oltre che tecniche, di un uomo appassionato dello sport più bello del mondo ma soprattutto fedele alle proprie idee. Dall’inizio alla fine. La sua avventura a Monsummano, pochi giorni dopo il match, è terminata, ma chi sa riconoscere il valore delle persone non potrà dimenticare quanto fatto da Panati sulla panchina amaranto.



