Venezia, avversaria odierna di Pistoia, alle Final Eight non ha spesso trovato fortuna. E nella storia del torneo non mancano le underdog
Per l’Estra Pistoia è tempo di Final Eight. Un invito al gran ballo del basket italiano cui i biancorossi si presenteranno nei perfetti panni della Cenerentola di turno, con il primo appuntamento che sarà con la Reyer Venezia. I lagunari, forti della prima posizione nel tabellone, sono per forza da includere tra le favorite per la vittoria finale. Anche se, va detto, la loro storia con la Coppa è stata più che tormentata, comprese quelle annate in cui l’orogranata si sposava con il tricolore. Una cabala in cui sperare, per Pistoia? Non solo, se si considerano anche le tante Cenerentole che sono arrivate ad un passo o addirittura a vincere il trofeo.
“MALEDETTE” FINAL EIGHT
In quel di Venezia ci deve essere in effetti stata una vera e propria allergia alla Coppa Italia. Se prendiamo infatti in considerazione il periodo che va dal 2012 ad oggi, ossia dal ritorno della Reyer in Serie A, vediamo che in dodici anni i lagunari hanno superato solo due volte il primo turno e in un’occasione (2022) non si sono qualificati alle Final Eight. Dal 2012 al 2019, addirittura, il percorso si è puntualmente fermato ai quarti di finale: parliamo quindi anche degli anni del ciclo vincente.
La maledizione si interruppe magicamente nel 2020, quando la Reyer si presentò alle Final Eight da fanalino di coda del tabellone dopo un avvio non convincente in campionato. In un fine settimana a cadere dinanzi agli orogranata furono le favorite Virtus Bologna e Olimpia Milano, con la finale che si disputò contro l’altra outsider Brindisi (qualificata come settima). I punti di Watt, Daye e Tonut dettero infine a Venezia la prima Coppa Italia della sua storia. L’anno successivo ci fu addirittura l’opportunità di ripetersi, pescando di nuovo le due big: stavolta però Milano ebbe ragione in semifinale con un perentorio 96-65.
L’ultima partecipazione risale dunque all’anno scorso. Sempre a Torino, la Virtus Bologna si vendicò dei due quarti di fila persi ed eliminò Venezia al primo turno per 82-68. I “maledetti quarti” erano dunque tornati a tormentare la Reyer: vedremo se succederà anche stasera o se i lagunari rispetteranno il pronostico.
I SOGNI SON DESIDERI
La storia, soprattutto recente, delle Final Eight può dare speranza all’Estra. La Coppa Italia è infatti, con la sua formula, terreno fertile per squadre che non partono favorite. Arrivare nel giusto stato di forma, con tutte partite secche da giocare, può anche essere il viatico per un’impresa. Lo sa bene la Sassari dei cugini Diener, che nel 2014 inaugurò un ciclo vincente con il sorprendente successo in Coppa da sesta del tabellone. Nel primo turno batté Milano nel suo Forum per poi arrivare in finale e strappare il trofeo all’allora superpotenza Siena.
Tra gli upset più sorprendenti rientra sicuramente quello di Torino nel 2018. La squadra piemontese aveva visto avvicendarsi sulla panchina Luca Banchi e Carlo Recalcati, ma a Firenze arrivò con l’esordiente Paolo Galbiati. Torino era in palese difficoltà in campionato, ma in quella tre-giorni riuscì a sbarazzarsi della concorrenza superando prima Venezia, poi Cremona e infine Brescia in finale. Una vittoria che rappresenta ancora il punto più alto del basket sabaudo. L’anno dopo toccò invece a Cremona sovvertire i pronostici, sempre grazie al contributo di quel Travis Diener che abbiamo già citato prima. La finale vinta fu contro l’altra sorpresa del torneo, Brindisi.
L’esempio più recente viene dall’anno scorso, quando Brescia si qualificò da ottava della piazza e, sempre in un weekend perfetto, eliminò in successione Milano, Pesaro e Virtus Bologna trascinata da un super Amedeo Della Valle. I lombardi saranno di nuovo a Torino in questi giorni per difendere il titolo e lo faranno senza dubbio con ben altra aura rispetto all’anno scorso .
AD UN PASSO DALL’IMPRESA
Ma le imprese a volte vengono solo sfiorate. Basti pensare alle edizioni 2021 e 2022, sempre con una finalista inattesa. Nel 2021 fu il turno di Pesaro, qualificata da sesta del tabellone e in grado di superare Sassari e Brindisi prima di arrendersi in finale allo strapotere dell’Olimpia Milano. Stesso identico destino l’anno dopo per Tortona, vincitrice con Trieste nei quarti e con la Virtus in semifinale ma poi fermata nell’ultimo step dalle Scarpette Rosse.
Anche andando più indietro, vediamo che i meneghini hanno sempre recitato il ruolo degli “ammazza-sogni”: lo fecero anche nel 2016 con Avellino, giunta in finale da ottava del tabellone e dopo aver eliminato Reggio Emilia e Trento. Il buon percorso di quel fine settimana fu comunque il viatico che permise agli irpini di disputare una delle migliori stagioni della loro storia in A1.


