Da Pistoia al Giappone, i ricordi di Alex Kirk: «Tifoso biancorosso per sempre»

Captain Kirk ripercorre quell’annata magica e racconta della sua nuova vita in Giappone: «Pistoia luogo del cuore, un giorno tornerò»

Il suo annuncio arrivò nell’ombra, letteralmente. Era la notte di Ferragosto del 2015 e in tanti vennero a conoscenza del suo approdo a Pistoia soltanto la mattina seguente. Alex Kirk era un nuovo giocatore dell’allora Giorgio Tesi Group. Coach Vincenzo Esposito ebbe così il suo centro, alto e possente, che di lì a poco sarebbe divenuto idolo indiscusso di quell’annata.

Con l’ingaggio poche ore più tardi di Wayne Blackshear si sarebbe completata una delle squadre più amate ed indimenticabili della storia recente del club. Un gruppo in grado di far sognare una città come non accadeva da anni, creare un entusiasmo indescrivibile e coronare una stagione semplicemente storica. Totem e trascinatore di quella memorabile formazione fu proprio il rosso nativo di Los Alamos.

UNA STAGIONE STORICA

Una sola stagione in biancorosso ma che stagione fu quella 2015/16. Una partenza sprint con quattro vittorie consecutive e la vetta solitaria della classifica per la prima volta nella storia del club. Al termine del girone d’andata arrivò anche la prima storica qualificazione alle Final Eight di Coppa Italia e alla fine della regular season fu centrato il miglior piazzamento di sempre con il sesto posto finale valso i play-off, dove ai quarti arrivò la sconfitta contro Avellino. Una stagione da annali della pallacanestro pistoiese che lo stesso Kirk ha ripercorso ai nostri microfoni.

«A Pistoia ho giocato un solo anno ma quell’esperienza ebbe un effetto incredibile su tutto il prosieguo della mia carriera – ci ha raccontato Kirk -. Fu la mia prima stagione lontano dagli Stati Uniti e non avevo alcuna idea su come fosse giocare da professionisti all’estero. Non ero nemmeno mai stato fuori dall’America fino a quel momento. Arrivare a Pistoia, una città in cui il pubblico ti sta vicino fin da subito e ti supporta in ogni occasione, fu davvero speciale».

«Ricordo di esser cresciuto davvero tanto come giocatore in quella stagione – ha proseguito -. Non avevo mai fatto un’esperienza simile. Non sapevo nemmeno cosa fosse l’Eurocup o l’Eurolega ad esempio. Ho avuto la fortuna di avere grandi leader come Ronald Moore e capitan Filloy. Ad allenarci c’era una grande coach come “Enzo” e ricordo con gran piacere anche coach Fabio (Bongi, nda). Entrambi mi hanno insegnato tantissimo sul basket europeo e non solo».

RICORDI INDELEBILI E…

Al PalaCarrara fu esordio da sogno in quella Serie A. L’avversaria era Brindisi e in una Pistoia come sempre quasi completamente nuova dall’anno precedente tante erano le incognite. Ve ne erano anche sullo stesso Alex Kirk ma bastarono pochi possessi per spazzare via ogni pensiero negativo. Ad una stazza prorompente (213 cm per 111 chili), il classe 1991 abbinava un’agilità quasi anormale per quel corpo. Senso della posizione in difesa, capacità di andare fino in fondo al ferro e triple costruite persino dal palleggio.

Ne fecero le spese i pugliesi, battuti con una prova valsa subito il titolo di MVP di giornata da 20 punti, 10 rimbalzi e 5 stoppate. Nelle 33 partite disputate, per solo due volte mancò la doppia cifra, otto furono le doppie doppie di cui tre consecutive con una percentuale dalla lunga a tratti irreale (girone d’andata chiuso col 46%, 33,3% a fine stagione). Sul parquet di Varese riuscì anche a toccare quota 31 punti, concludendo la sua unica stagione in Serie A con medie di 16.1 punti, 7.6 rimbalzi e 17.1 di valutazione.

«Ripenso a quella stagione con Pistoia continuamente – ha ammesso -. Ho ancora tutte le magliette con scritto “Captain Kirk”, create in mio onore e il cui ricavato fu usato per supportare la mia fondazione (l’obiettivo è dare opportunità attraverso la pallacanestro ai giovani meno fortunati nella sua terra d’origine, nda). Recentemente ho parlato soprattutto con Luca Severini ma mi sento spesso anche con Ronald Moore e ogni tanto parlo con Ariel Filloy».

«Chiaramente giocare bene e vincere tante partite ha aiutato a far sì che quell’anno fosse memorabile ma fu bellissimo anche tutto ciò che accadde fuori dal campo. Pistoia è una città piuttosto piccola ma in cui si vive benissimo. I tifosi ci hanno sostenuto durante tutta l’annata e non ci siamo mai dovuti preoccupare di niente. Lo stesso posso dire per la società che nonostante tutte le difficoltà non ci ha fatto mancare mai niente preoccupandosi sempre dei nostri bisogni al massimo delle loro possibilità. Senza alcun dubbio tutto questo ci ha spinto verso le nostre grandi prestazioni in campo».

L’anno successivo, Kirk scelse di proseguire la sua carriera in Cina. A quel tempo ancora non avrebbe immaginato che l’Asia sarebbe diventata la sua casa per la vita. L’esperienza in CBA si concluse anzitempo e ci fu tempo per una nuova tappa in Europa, più precisamente in Turchia, prima di stabilirsi definitivamente in Giappone.

«Ho ancora un ottimo rapporto con tanti dei ragazzi di quella squadra, fu davvero speciale. Per tanti di noi non fu forse la migliore stagione a livello economico ma personalmente quell’annata fu un gran trampolino di lancio per la mia carriera. Credo che senza quella stagione non avrei ricevuto la chiamata dalla CBA in Cina né ancor di più quella dall’Anadolu Efes che mi permise di giocare in Eurolega. Ma Pistoia è stata molto di più di una saggia scelta per la mia carriera. I ricordi di quell’esperienza resteranno con me per sempre, Pistoia sarà sempre il mio luogo del cuore tra quelli in cui ho giocato a pallacanestro».

… STORIE DIVERTENTI

Come spiegato dallo stesso Kirk, quell’anno tutto funzionò a meraviglia in casa Pistoia. Ambiente compatto e spogliatoio unito, due degli ingredienti fondamentali in ogni annata biancorossa di successo. Un’atmosfera divertente e piacevole che contribuì massicciamente nell’ottenere quei traguardi strepitosi, andando oltre ogni più rosea aspettativa.

«Tra i più bei ricordi sicuramente ci sono le partite giocate contro le squadre più forti del campionato. Penso ad esempio alla sfida di Milano contro l’Olimpia. In quella squadra c’era Milan Macvan che ricordo accennò al fatto che guadagnava circa un milione all’anno. In pratica il doppio di quello che guadagnavamo tutti noi messi assieme. Fu fantastico riuscire a dare fastidio a squadre considerate più forti di noi e in qualche occasione anche batterle. La stampa all’inizio dell’anno ci diede come spacciati, tutti avevano pronosticato una nostra retrocessione. Ottenendo quei grandi successi dimostrammo che tutti ci avevano sottovalutati. Ogni singolo giocatore superò ogni aspettativa e sorprese chiunque. Anche poter giocare la Final Eight di Coppa Italia fu un’esperienza incredibile».

«Storie divertenti? Sicuramente mi viene in mente come Filloy prendeva di mira me e gli altri ragazzi, specialmente Severini, Mastellari e Lombardi. Erano momenti davvero divertenti, scambiavamo battute nello spogliatoio, scherzavamo e ci prendevamo in giro».

IL GIAPPONE, UNA SCELTA DI VITA

Chiusa una porta si apre un portone. Lasciatosi alle spalle l’Efes e l’Europa, Kirk decide di accettare l’offerta dell’Alvark Tokyo e si trasferisce in Giappone. Quella che poteva sembra una esperienza simile alla cinese, diventò ben presto una scelta di vita. Era il 2017 e da allora lo statunitense non ha più lasciato la terra nipponica. Sei anni nella capitale poi il trasloco nelle isole Okinawa lo scorso anno con il passaggio ai Ryukyu Golden Kings. Nel frattempo Kirk ha sposato la moglie ed ex atleta medaglia olimpica Rachael Adams, con la quale ha avuto un figlio, il piccolo Kai, nato lo scorso luglio. A gennaio ha anche ottenuto la cittadinanza giapponese, esordendo poco dopo con la nazionale.

«Il Giappone è diventata la mia nuova casa. Ho ottenuto la cittadinanza e adesso vivo in un posto molto bello come Okinawa. È un gruppo di isole a circa un’ora e mezza di distanza dall’isola principale del Giappone. Vivere qui è un sogno. La comunità attorno alla squadra è molto forte e per questo motivo mi ricorda Pistoia. Un posto tranquillo dove tutti supportano la squadra di basket, sicuramente la società sportiva più importante in queste isole. È un ambiente molto divertente in cui giocare e siamo una squadra molto forte. L’anno scorso abbiamo raggiunto la finale della Emperor’s Cup (la coppa nazionale che si gioca a metà stagione, nda) e giochiamo anche nella East Asia Cup, paragonabile ad una Eurocup. Per questo viaggiamo tanto e il calendario è davvero fittissimo. Qui ad Okinawa ho trovato un bel posto dove vivere e spero di continuare qui con la mia carriera anche in futuro». 

«Gli anni vissuti a Tokyo mi hanno lasciato dei ricordi incredibili – ha proseguito l’ex centro di Pistoia -. Giocare lì mi ha dato la possibilità di vincere diversi campionati e di affrontare alcuni dei migliori giocatori di tutta l’Asia vincendo anche la Asian Championship Cup. Un momento davvero memorabile. Quando sono venuto qui la prima volta il motivo fu meramente economico. Avevo terminato la stagione con l’Anadolu Efes e mi arrivò questa offerta. Tra le ragioni vi era anche coach Luka Pavicevic che costruì un sistema perfetto per le mie caratteristiche. Giocavamo un basket molto europeo, esportando difatti quel modo di giocare in Giappone».

«Credo che il mondo del basket possa essere difficile e noi giocatori a volte puntiamo a massimizzare le nostre carriere, sia a livello economico che di felicità – ha ammesso con estrema sincerità -. Mi è piaciuto tanto giocare per Pistoia e anche per l’Efes in Eurolega ma non so se sarei riuscito a stare tutti questi anni in Europa, a giocare quei livelli altissimi tutto questo tempo. La decisione di venire in Giappone è stata giusta nonostante inizialmente fosse davvero rischiosa. Sono felice che tutto sia andato per il meglio per me e la mia famiglia, qui siamo felicissimi. Ora che ho ottenuto la cittadinanza posso giocare come “giapponese” e non più come straniero quindi probabilmente non lascerò più il Giappone. Anche se un giorno potrei tornare in Europa… magari per fare l’allenatore».

Nell’estate 2024, proprio con i Ryukyu Golden Kings, Kirk ha avuto l’occasione di tornare in Italia per un torneo di pre season giocato a Trapani, contro gli stessi Sharks, Derthona e il Partizan. Dopo aver perso il primo match contro i padroni di casa, i Ryukyu hanno affrontato Tortona per la finale 3° e 4° posto e Kirk si è trovato di fronte una vecchia conoscenza del suo anno a Pistoia: Luca Severini.

«Abbiamo avuto la fortuna di partecipare a questo torneo precampionato in Italia. La location non era delle migliori ma è stato bello vedere quanto il basket giapponese sia progredito. Nonostante ci mancassero alcuni giocatori siamo stati in grado di competere con alcune delle migliori squadre italiani. In Europa spesso il basket asiatico non ha una grande reputazione e riuscire a tenere testa a squadre di Seria A è stato davvero speciale per noi. Con la squadra al completo avremmo potuto giocare partite ancora migliori e resta il peccato sicuramente di non aver giocato contro il Partizan. Tutto sommato è stata una bella esperienza. Oltre a questo è stato ovviamente molto bello non solo rivedere Luca Severini ma anche giocare contro di lui. È stato davvero divertente. Io credo di aver avuto una bella carriera dopo Pistoia ma Luca forse è quello che è cresciuto più di tutti da quell’anno riuscendo a raggiungere anche la Nazionale italiana. È un ragazzo fantastico».

LEGAME INDISSOLUBILE

Nonostante siano trascorsi quasi 10 anni da quella indimenticabile stagione a Pistoia, Kirk non ha mai smesso di seguire le gesta della squadra. Grazie ai social media, il centro statunitense naturalizzato giapponese ha tenuto sott’occhio quanto accadeva dall’altra parte del mondo.

«Seguo ancora Pistoia, onestamente non ho visto molte partite negli ultimi anni ma mi sento ancora un tifoso. Seguo sempre i risultati e le novità sui social, i nuovi acquisti durante l’estate, tutti i vari giocatori che si sono susseguiti in questi anni. Per esempio ho visto che qualche settimana fa è stato pareggiato il mio record di stoppate in una partita di Serie A (Luka Brajkovic a Cremona, nda). Seguo ancora la squadra e spero che qualcuno di quei ragazzi riesca a compiere un percorso come il mio giocando una bella stagione a Pistoia. Alcuni di loro negli anni sono anche arrivati qui in Giappone, penso ad esempio Angus Brandt e Nathan Boothe. È sempre un’emozione seguire il club, sarò per sempre un tifoso di Pistoia». 

Tra gli ultimi arrivati in biancorosso peraltro, vi è anche un ex compagno di squadra dello stesso Kirk. Lui e Maurice Kemp Jr. condivisero infatti l’esperienza con i Canton Charge, squadra affiliata ai Cleveland Cavaliers militante nella lega di sviluppo della G-League. Dopo aver debuttato anche in NBA con la franchigia dell’Ohio, completò lì la sua crescita negli USA prima dell’approdo a Pistoia.

«Se non mi sbaglio lui arrivò un po’ più tardi nel corso della stagione. Non ricordo benissimo perché sono passati tanti anni. Un giocatore estremamente atletico, dotato di lunghe leve e con davvero tanto talento. Ho seguito un po’ la sua carriera e l’ultima volta ho visto stava giocando in Cina. Credo possa essere un cestista facilmente adattabile e un buon innesto per Pistoia. Ho visto che è arrivato durante la pausa per le nazionali e spero sia un gran colpo per il resto della stagione. Spero possa avere una stagione importante, così come la ebbe Wayne Blackshear per noi in quell’anno. Non ho sentito Kemp di recente ma gli auguro il meglio e se dovessi dargli un consiglio gli direi semplicemente di abbracciare Pistoia in tutto e per tutto, di godersi la squadra e la città. Spero possa avere una grande stagione così da essere confermato o avere un bel futuro altrove. Auguro a lui e a tutta Pistoia il meglio per questa stagione». 

UN MESSAGGIO AI TIFOSI

Un bel tuffo nei ricordi concluso con un saluto dello stesso Alex Kirk a tutta Pistoia e i suoi tifosi. Un messaggio colmo d’affetto e gratitudine, concluso con una promessa speciale a tutto il popolo biancorosso.

«Ai tifosi di Pistoia voglio dire che è semplicemente folle il fatto che riceva ancora oggi questo supporto a distanza di tutti questi anni. Anche quando ho debuttato con la nazionale giapponese ho ricevuto diversi messaggi di congratulazioni. Una di queste persone in particolare mi ha detto di sperare che il Giappone affronti l’Italia al mondiale o alle olimpiadi. Sarebbe davvero bello e ancor più divertente nel caso in cui trovassi ancora Severini».  

«Ci tengo a ringraziare tutti per il supporto. Grazie alla squadra, tutti i compagni, gli allenatori e in particolare a Fabio Bongi, con sui sono ancora oggi in buoni rapporti e in stretto contatto. È stato sempre di grande supporto non solo a livello cestistico ma si prese cura di me anche come persona e non lo dimenticherò mai, gli sono davvero grato. Ho conosciuto tante belle persone durante il periodo in cui ho vissuto a Pistoia, ricordi indelebili per i quali devo ringraziare la società e i tifosi». 

«Prometto che appena mi sarò ritirato dal basket giocato, a meno che non abbia impegni come allenatore o dirigente, verrò subito ad assistere ad una partita di Pistoia. Fremo dalla voglia di tornare in Italia e magari in quell’occasione vedere una partita al PalaCarrara. Grazie a tutti davvero per il supporto e sempre forza Pistoia!». 

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