A ranghi di nuovo ridotti e contro una Mestre di pari livello, La T Gema si gioca mercoledì la sfida che vale una stagione
Appeso ad un filo. Il destino di questa meravigliosa stagione, nella quale è stato fatto e visto di tutto, è appeso ad un filo molto poco spesso. Esso separa il sollievo e l’euforia di un possibile approdo in semifinale da una delusione che, date le premesse con cui si arrivava a questi playoff, sarebbe probabilmente più cocente di quella di un anno fa a Fabriano. Non è certo bello entrare nella testa dei giocatori de La T Tecnica Gema Montecatini sul bus di ritorno da Mestre verso casa. Lì dentro ci troveremmo pensieri e rimpianti su ciò che non è stato fatto a modo in gara 4 e soprattutto la tensione e la pressione di essere atteso dalla prova che tutti i cestisti sognano e temono allo stesso tempo: gara 5, dove o sei dentro o sei fuori.
IL FILM DELLA SERIE
In fondo però Savoldelli e compagni avranno nascosto nel loro profondo un sentimento di orgoglio per essere arrivati dove sono in questa serie folle e agonisticamente feroce. E’ il mantra che in casa La T Gema viene ripetuto da tutti dal giorno in cui è stato sancito l’accoppiamento: la Gemini è una ‘finta sesta’, solo una grande squadra può essere in grado di passare il turno con i biancorossi di coach Mattia Ferrari. Tirare fuori l’orgoglio dunque, quello di chi ha vinto una Coppa Italia e di chi si meritato la stima ed il rispetto di tutti gli addetti ai lavori della Serie B Nazionale con una splendida cavalcata che solo per una serie di episodi sfavorevoli è valsa il terzo e non il secondo posto. Tradotto in termini di gioco, per fare scacco matto al nemico La T Gema doveva soffocarlo con i suoi tratti identificativi più riconoscibili. Fin dalla prima palla a due la chiave per fare la differenza è stata il livello di intensità difensiva e di fisicità a canestro, magari con un aiutino dalla fase offensiva lavorando e liberando gli esterni meglio di Mestre.
Questo era il piano partita e si può dire che in gara 1 sia stato applicato in maniera efficace. Sicuramente non è stata una performance perfetta, come testimonia per esempio il 4/28 dalla lunga distanza ed il 26/70 complessivo dal campo. Quel 66-59 è stato frutto della voglia di vincere (anzi, di non perdere) nei momenti che contano, una caratteristica ricorrente in questo campionato rosso-blu. I due canestri decisivi di Burini stanno incidendo tantissimo nell’economia della serie; allo stesso tempo però Montecatini ha spesso alternato la freddezza nelle azioni decisive ad approcci stranamente pigri e poco produttivi. Il primo quarto di gara 2 è stato un brutto risveglio di chi già si vedeva in semifinale, non c’è stata poi energia sufficiente per chiudere il gap e così dal PalaCarrara di Pistoia si è usciti con un 82-96 che voleva dire parità nella serie. Sarà che la pallacanestro dei playoff è questa, però da come corre, pressa e lotta si è effettivamente capito perché era meglio evitare Mestre al primo turno.
Perso il fattore campo a favore, La T Tecnica è andata a riprenderselo in terra ostile. Prima di gara 3 il tema che suscitava maggior curiosità era la gestione delle rotazioni, in relazione all’assenza perdurante di Acunzo ed alla condizione non ottimale di un Chiarini rientrato da poco in campo. La stella argentina ha giocato a fare il fantasma nelle partite casalinghe, poi però arriva il venerdì sera e con i suoi 23 punti e 3/4 magie delle sue indirizza paurosamente il punteggio verso il 72-79 finale. L’ennesima resurrezione della stagione di Chiarini, uno dei simboli di quella sfortuna incontrata dai termali in tutto il campionato e che proprio in gara 3 compie il più grave dei sabotaggi. L’infortunio di Bedin è pesante: senza più il suo intimidatorio armadio a quattro ante sotto le plance La T Gema vede uno dei suoi punti di forza trasformarsi in punto debole. Se le cose non andranno bene mercoledì 21 maggio alle ore 20:30 (diretta Lnp Pass) e fosse eliminazione, il pensiero andrebbe subito a quel ginocchio sinistro ed al suo movimento brusco dettato ancora una volta dalla malasorte.
LA SFIDA DELL’ANNO
In gara 4, per evitare di poter contare su soli due lunghi, coach Marco Del Re ha dovuto gettare nella mischia Acunzo prima di quanto programmato e tutto sommato il suo impatto è stato molto buono considerato quanto poco si è potuto allenare. E’ forse però l’unico motivo di soddisfazione in un 83-71 che, come ha spiegato l’allenatore rosso-blu stesso nel post-partita, lancia più di un allarme rosso: «Stasera era chiaro che Mestre avrebbe messo sul parquet un’energia ed una fisicità superiore rispetto a gara 3, essendo spalle al muro e con l’obbligo di vincer per poter allungare la serie. Noi abbiamo iniziato a ritmi più bassi di quelli che volevamo ed attaccato in vari frangenti della partita in modo confusionario. Non abbiamo saputo sfruttare le nostre classiche situazioni offensive, siamo stati poco attenti in fase di costruzione e questo deve migliorare in vista di mercoledì».
«Sapevamo che senza Bedin sarebbe stato più difficile avere presenza in area e fisicità sui tiri in avvicinamento – continua coach Del Re – infatti abbiamo concesso 26 punti tra lunghi ed esterni e su questo dobbiamo riflettere. Ci aspettavamo anche un cambio di passo in difesa, invece ci siamo fatti sorprendere nelle varie situazioni. Nonostante questi problemi siamo riusciti a rientrare sul -3, lì ci è mancato qualcosa per tenere il ritmo. E’ normale che quando devi rincorrere di continuo ti sfinisci prima, a maggior ragione considerando che è la quarta partita in otto giorni e che abbiamo avuto spesso rotazioni ridotte. Ora ci rimetteremo in palestra a lavorare per gara 5, con l’intento di creare molti più vantaggi nelle varie situazioni difensive ed offensive».
Ci sarà tanto da migliorare e anche al più presto, contro quest’avversario che ha già dimostrato di saper annullare di tanto in tanto i vari Toscano, Chiarini e Stanic. Vista l’emergenza continua nelle rotazioni e l’importanza di livello ‘vita o morte’ del prossimo match, nessuno si può permettere serate storte o mancanze di fiducia qualora i veneti provassero a scappare nel punteggio. Montecatini sa quanto vale, sa cosa serve per battere Mestre e oltretutto è riuscita anche lei a neutralizzare gli elementi avversari più disturbanti (Aromando su tutti, poi Lo Biondo e Rubbini) per larghi tratti di gioco. Insomma, questa ‘bella’ è la sfida più importante di questa stagione comunque vada storica de La T Gema, niente deve andare storto. Per i tifosi termali sarà l’occasione massima per spingere i propri beniamini fino ad essere il sesto uomo in campo; gli appassionati invece si godranno il capitolo finale di una serie bella come da previsioni e dalla quale chi uscirà sconfitto lo farà a testa alta.



