Andrea Agostinelli: «A Pistoia i ricordi più belli, ma anche il dolore più grande»

L’ex giocatore ed allenatore della Pistoiese si è raccontato in un’intervista al Corriere, tra la morte del figlio e il legame con la città

Andrea Agostinelli, 68 anni, ex centrocampista con 171 presenze in Serie A, ed un passato alla Pistoiese prima come giocatore – nella stagione in Serie A 80/81 in prestito dalla Lazio – e poi da allenatore – dal ’98 al 2000 quando ottenne una promozione in Serie B e una salvezza l’anno successivo – si è raccontato in un’intervista a cuore aperto rilasciata al Corriere della Sera.

Pistoia e Montecatini non sono soltanto i luoghi dei suoi successi sportivi, ma anche quelli che lo riportano alla memoria di suo figlio Gianmarco, scomparso prematuramente nel 2014 a soli 33 anni. «Pistoia è dove ho ottenuto i successi più belli», racconta Agostinelli, ricordando gli anni alla Pistoiese, squadra con cui aveva stretto un legame speciale. «Con mia moglie volevamo tornare a vivere lì, il giorno dopo Gianmarco avrebbe dovuto visitare un’agenzia immobiliare. Poi quella notte è cambiato tutto».

La tragedia di Montecatini, con la morte improvvisa del figlio in una camera d’albergo, ha segnato per sempre la sua vita. «Quando vivi una tragedia simile, per metà muori anche tu. È un fatto innaturale: una parte del cuore va in necrosi. Il dolore non si cancella, si può solo imparare a gestirlo. Non c’è un momento della giornata in cui non lo pensi».

Gianmarco aveva iniziato a inseguire il sogno del padre, arrivando fino alla Serie C2. Ma la sua carriera e la sua vita si erano intrecciate con la dipendenza. «Lo scoprimmo nel 2003, mentre io allenavo il Napoli. A casa nostra non era mai entrato nulla, nemmeno una sigaretta. Quando io e mia moglie lo affrontammo, si giustificò dicendo: “Lo fanno tutti”. Lo mandammo in comunità, cercammo di aiutarlo. Ma non sempre l’amore basta». Il ritorno in panchina, dopo la tragedia, fu per Agostinelli un modo di cercare sollievo. «In Albania sentivo la necessità di evadere. Ogni mattina scrivevo il suo nome sulla sabbia con le conchiglie. Era il mio modo per tenerlo vicino».

Pistoia resta nel cuore, ma tornarci non è semplice. «Ho tanti amici che mi aspetterebbero a braccia aperte, ma per me è ancora dura. Quelle strade, quei luoghi, mi riportano troppo indietro. A volte mi chiedo: “E se non lo avessi lasciato da solo quella notte?”». Oggi la vita gli ha restituito un raggio di luce attraverso la figlia Giordana, madre del piccolo Lorenzo. «Ha sette anni, sono convinto che sia stato Gianmarco a mandarcelo da lassù. È lui la mia nuova forza. Ho girato il mondo, ho visto più di cento posti. Dalla vita ho avuto tutto. Ora voglio solo serenità per la mia famiglia».

Redazione PtSport
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