Estra Pistoia, un anno fa il miracolo a Napoli: un esempio per l’oggi

Dopo la pesante sconfitta a Roseto, solo il senso di emergenza e l’orgoglio del gruppo squadra potranno cambiare il finale di questa stagione

2 marzo 2025-2 marzo 2026: 365 giorni che in casa Estra Pistoia sembrano di più, sebbene il clima di sfiducia non sia purtroppo dissimile. Siamo al day after di uno scontro salvezza che ha visto la pur in difficoltà Liofilchem Roseto amministrare e tenere a bada una truppa biancorossa apparsa ancora una volta vittima (e non combattente) dei propri limiti. Una sconfitta senza appello che adesso trasporta ancora più pessimismo, come nuvole scurissime, sotto il tetto di via Fermi. I playout non sembrano più un’eventualità e la piazza prosegue a barcamenarsi tra la rabbia e la rassegnazione.

Della gara in sé, c’è in effetti poco da commentare. Il secondo cambio di guida tecnica non ha prodotto una risposta umorale da parte di una squadra che, adesso e senza alcuna postilla, non ha più alibi. Chi scrive non ha mai ritenuto, giunti ad un certo punto della stagione, che le qualità tecniche incidessero nei risultati più o quanto il fattore mentale. Una corresponsabilità, certamente, ma con percentuali leggermente inferiori delle prime rispetto all’aspetto caratteriale. Molte sconfitte, in effetti, sono giunte inequivocabilmente per mancanze, per così dire, “di testa e cuore”.

A Roseto non si è verificata un’eccezione. Ogni occasione per rimettere la gara sui giusti binari è stata sprecata con errori marchiani figli di una scarsa lucidità. Fino al momento in cui l’Harrison di turno non ha deciso che i giochi si potevano chiudere: altro leitmotiv, altro déjà vu. Da qui la consapevolezza, che dovrebbe almeno insinuarsi nella mente dei giocatori, che questa benedetta svolta nel momento clou potrà arrivare solo in un modo: non diventando improvvisamente la squadra più forte, né sperando che tutto giri a favore come con Forlì. Ma unicamente mettendosi l’elmetto e scendendo in battaglia.

Chiamiamola coincidenza o segno del destino, ma proprio un anno fa l’Estra Pistoia espugnò la Fruit Village Arena di Napoli nel momento più drammatico non solo della stagione ma dell’intera storia del club biancorosso. Una gara preceduta da un’atmosfera “da fine di tutto”, non diversa da quella purtroppo respirata nella corrente annata dai tifosi di Trapani e di Bergamo. Giocatori con le valigie in mano, incertezza sulla possibilità di finire il campionato di Serie A, un giocatore (Marco Ceron) tesserato in extremis per evitare una salatissima multa. Quel gruppo squadra, allora guidato da coach Gasper Okorn, scese a Napoli con gli effettivi contati e con motivazioni che in quel momento non si potevano neanche immaginare.

Ebbene, in quel contesto e in condizioni assolutamente proibitive, Pistoia realizzò uno dei più grandi upset nella storia recente del basket italiano. Con rotazioni pressoché inesistenti e con un obiettivo stagionale ormai compromesso. Con una situazione societaria allora incertissima nel suo essere in evoluzione e con un clima avvelenato nella piazza da diversi mesi. Per chi ormai ne ha viste di vittorie, di promozioni, di imprese contro squadre nettamente più forti, a distanza di un anno ancora niente si avvicina a quei clamorosi 45 minuti di lotta, di rabbia, di orgoglio. Perché questa è l’essenza del basket e dello sport in generale, quello che va al di là dei risultati.

L’augurio è che questa ricorrenza e il suo ricordo serva a far ricordare qual è la cosa più importante che si è persa in questi mesi a livello di campo. Da qui fino alla fine, nella vittoria e nella sconfitta, lottare non sarà un’opzione, ma l’unica strada. Con l’unica differenza, rispetto al passato, che ciò potrà davvero portare ad un finale diverso. Questo purtroppo è davvero l’ultimo appello per il gruppo oggi allenato da coach Pete Strobl: un paio di mesi di tempo per salvare la faccia e soprattutto i colori biancorossi. Non una chiamata all’impresa, oggi, ma al dovere sportivo di onorare la canotta e la città che essa rappresenta. Non è più il tempo dei miracoli, ma delle risposte concrete.

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