Trofeo prestigioso, percorso netto e 180 minuti di superiorità sull’Ancona: ora testa al campionato, ma questa è una vittoria che pesa
Una Coppa è sempre una Coppa. Non dà l’accesso diretto alla Serie C, è vero. Ma resta un trofeo nazionale, resta prestigio, resta storia. E in un calcio dove i dettagli possono fare la differenza, può pesare anche in ottica ripescaggi. Non è un dettaglio. La Pistoiese l’ha vinta nel modo più netto possibile: tutte vittorie, nessun pareggio, mai ai rigori. Un percorso immacolato, un cammino da squadra consapevole. E contro l’Ancona, nei 180 minuti della finale, è stato predominio assoluto. Tre gol fatti, zero subiti. Ma soprattutto: nessun tiro nello specchio della porta concesso né all’andata né al ritorno. Questo dice tutto. Al di là delle letture di parte, al di là di chi ha provato a raccontare una finale diversa, la Pistoiese ha giocato da grande squadra. Punto. Senza bisogno di cercare appigli esterni o alibi arbitrali. Superiorità tecnica, organizzativa, mentale. Una rosa vera, non solo undici titolari.
LA PROFONDITÀ DELLA ROSA
In Coppa hanno inciso tutti. Pinzauti decisivo al Conero. Raicevic protagonista per intensità e presenza. Ma non solo loro. Chi ha giocato meno, quando è stato chiamato in causa, ha risposto presente. È questo che fa la differenza nei momenti chiave: una rosa duttile, forte, intercambiabile. Non undici uomini, ma un gruppo vero. Tanti i ringraziamenti nel post gara, tante le dediche, ma dentro questa Coppa c’è anche il lavoro di Antonio Andreucci. È stato lui a portare la squadra fino alla semifinale prima di lasciare il timone a Lucarelli. I trofei non hanno un solo nome: sono sempre figli di un percorso condiviso.
DELLA LATTA, IL SIMBOLO
Le prestazioni individuali, in una serata così, passano quasi in secondo piano. È stata una prova corale superlativa. Ma se un nome va messo sul gradino più alto del podio, è quello di Simone Della Latta. Personalità, qualità, intelligenza tattica, presenza costante nei momenti chiave. Un giocatore che ha dimostrato di appartenere a categorie superiori. MVP della finale senza discussioni.
LUCARELLI: MENTALITÀ E CARISMA
E poi c’è Cristiano Lucarelli. Ha vinto, contro tutto e tutti. Contro la pressione ambientale, contro una finale in trasferta, contro una notte disturbata dalle bombe carta e dall’antisportività di una minoranza che non rappresenta certo una tifoseria importante come quella dorica, ma che ha provato a sporcare una vigilia di sport.Lucarelli si nutre anche di questo. Trasforma la negatività in energia. Si chiude, metaforicamente, nel suo carrarmato e trascina il gruppo dentro una dimensione mentale superiore. Motivazione, preparazione tecnica, carisma. Sa come si giocano partite così. E lo trasmette. Tecnico preparato, leader vero. Che altro chiedere? Tenerselo stretto è un dovere. Ora però si torna a terra. La Coppa è in bacheca. Il prestigio è conquistato. La maturità è certificata. Ma il campionato chiama. E questa Pistoiese, adesso, sa di poter andare fino in fondo.




