Non la miglior versione degli arancioni, ma cuore e carattere valgono un pareggio pesante. A -3 dalla vetta tutto è ancora possibile
Con i tre punti sarebbe stata un’altra storia, inutile nasconderlo. Ma per come si era messa la partita, questo è un punto guadagnato. E alla fine niente drammi, ci può stare. Il Lentigione è una buona squadra, organizzata, solida, abituata a giocare su un campo stretto e non proprio perfetto. Come ha sottolineato Lucarelli, il pallone non rimbalzava bene, la manovra era meno fluida del solito. È stata una partita sporca, fisica, più da battaglia che da fioretto. E in battaglie così, non sempre puoi dominare. Sotto nel punteggio, con uno scontro diretto che poteva indirizzare la stagione, la Pistoiese non si è sciolta. Ha reagito, ha alzato il baricentro e ha trovato il pari. E soprattutto è rimasta a tre punti dalla vetta. Con sei partite ancora da giocare. Sei finali, sei occasioni per scrivere il finale.
Episodi e numeri che fanno discutere
Lucarelli nel post gara non ha alzato i toni, ma il messaggio è stato chiaro. Al di là delle singole situazioni, resta una sensazione: per vedere assegnato un calcio di rigore alla Pistoiese serve quasi un miracolo. I numeri parlano da soli. A sei giornate dalla fine del campionato, gli arancioni hanno beneficiato di appena due rigori. Due. Un dato che, in una stagione intera, appare quantomeno esiguo per una squadra che occupa stabilmente le zone alte della classifica e che spesso staziona nella metà campo avversaria. Il confronto con le dirette concorrenti fa inevitabilmente discutere. Lentigione e Desenzano hanno avuto numeri decisamente più generosi dal dischetto, soprattutto in momenti chiave delle partite, spesso nei minuti finali: sette per l’esattezza. Lucarelli ha parlato di dati oggettivi. E i dati sono lì, sotto gli occhi di tutti. Senza polemica, ma con la consapevolezza che, in un campionato così equilibrato,anche questi dettagli possono pesare. La Pistoiese però non può permettersi distrazioni, deve continuare a fare la propria corsa, consapevole che per arrivare in fondo servirà qualcosa in più. Anche oltre gli episodi.
Seicento cuori arancioni
Di mercoledì. In un giorno lavorativo. In trasferta. Circa 600 tifosi hanno colorato d’arancione il Levantini, spingendo la squadra dall’inizio alla fine. Una presenza rumorosa, costante, appassionata. Non è un dettaglio ma un segnale che questa piazza c’è sempre. Fino al giorno prima del match erano stati venduti poco meno di 400 ticket, ma in quel di Lentigione la presenza dei sostenitori dell’Olandesina è stata ben più numerosa. In tribuna, dietro la porta, attaccati alla rete laterale: tutto, al Levantini, si è dipinto di arancione.
Prestazione incolore? Sì. Ma viva.
Non è stata la miglior Pistoiese. Il centrocampo ha sofferto. Biagi, in particolare, non è riuscito a incidere come in altre occasioni. Anche gli esterni offensivi sono stati limitati dal pressing e dalla compattezza avversaria. Bene invece Pellizzari, autore di una prova attenta e solida. Positiva anche la partita di Costa Pisani. Rizq ha pagato i giorni di stop per il risentimento accusato: si è visto che non era al massimo. E poi Pinzauti, ancora lui. Come ad Ancona, quando conta si fa trovare pronto. Determinante, freddo e presente. Inutile puntare il dito. La Pistoiese è sempre viva. Nel primo tempo ha avuto almeno due occasioni limpide per passare in vantaggio. Ha sprecato, poi ha sofferto. Ma con il cuore ha agguantato un pareggio meritato. E questo, in una rincorsa così, fa la differenza. Adesso si guarda avanti, senza paura e con equilibrio. Perché a sei giornate dalla fine, la Pistoiese è lì. E chi vuole vincere il campionato dovrà fare i conti con lei.




