Quella appena conclusa è stata una stagione travagliata per il Pistoia Basket, conclusa però con una salvezza epica e tutt’altro che scontata
A pochi giorni dal termine della stagione è tempo di giudizi in casa Pistoia Basket. La stagione vissuta da Saccaggi e compagni è stata abbondantemente al di sotto delle aspettative, conclusa al penultimo posto della classifica di Serie A2 con un record di 8 vittorie e 28 sconfitte. Al playout però, l’Estra ha saputo mostrare la versione migliore di se stessa, salvandosi al primo turno in gara 5 contro Ruvo di Puglia. Tra allenatori, giocatori e dirigenti il Pistoia Basket ha vissuto un’annata piuttosto movimentata, con due esoneri, una sostituzione nel ruolo di direttore sportivo e svariati cambi all’interno del roster.
IL PAGELLONE
GABRIELE BENETTI S.V: L’infortunio al legamento crociato in allenamento, pochi giorni prima dell’inizio del campionato, ha relegato Benetti ad una stagione da spettatore. Nonostante questo però, non ha mai fatto mancare il suo apporto da vice capitano, sempre presente a fianco dei suoi compagni, nel ruolo da motivatore aggiunto.
LUCA CIOCCA S.V: Esordio tra i grandi per il prodotto del Pistoia Basket Junior, inserito da coach Strobl nella disfatta di Cividale.
JAZZ JOHNSON 6,5: Doveva essere il trascinatore dell’Estra ma, dopo una buona partenza, il suo rendimento è calato, finendo per essere tagliato dalla dirigenza biancorossa. Le sue statistiche in maglia Pistoia rimangono positive, con 17.3 punti e 3.5 assist di media in 23 partite, ma non è stato abbastanza per ripagare la fama che lo precedeva e il peso di occupare un posto importante all’interno del roster in quanto americano.
GABRIELE STEFANINI 7,5: L’ex Bergamo si è caricato Pistoia sulle spalle nel momento di massimo bisogno, chiudendo la serie playout come miglior marcatore con 21.6 punti di media, oltre a 5 rimbalzi e 2.6 assist. In generale però, dal suo arrivo a stagione in corso, Stefanini è stato fin da subito una pedina chiave nello scacchiere biancorosso. I 33 punti contro Pesaro sono l’emblema di un giocatore che ogni squadra vorrebbe avere.
FILIPPO GALLO 6,5: Una stagione altalenante per il numero 5 del Pistoia Basket, con diverse ottime partite, appannate da molte altre evidentemente non all’altezza. Gallo ha ancora ampi margini di miglioramento e, vista l’età, è giusto attendere qualche anno ancora per vedere il suo salto di qualità definitivo. La convocazione in Nazionale nel raduno d’ottobre rappresenta tutte le qualità e le potenzialità del classe 2004, viste evidentemente anche dal coach Luca Banchi.
FEDERICO STOCH 6: Tanta esperienza per il classe 2006 alla sua prima stagione in Serie A2. Fino al brutto infortunio contro Torino, che lo ho costretto a fermarsi fino al termine della stagione, Stoch si era ritagliato diversi minuti sul parquet, ripagati da tanto agonismo e qualche punticino qua e la. I 9 punti segnati contro Avellino rimangono il suo massimo stagionale, con l’obiettivo che possa riprendersi al più presto dall’infortunio e far vedere a tutti le sue qualità.
NICOLAS ALESSANDRINI 5,5: Le prime due partite in maglia Estra da 19 punti– 8 rimbalzi e 12 punti- 8 rimbalzi, sembravano il preludio di una stagione da protagonista. Nelle successive 24 partite però, prima dello stop, solo altre due volte ha toccato la doppia cifra. Un calo evidente che lo ha di fatto relegato ad un ruolo più marginale sopratutto dopo l’arrivo di Sacripanti. L’auspicio è quello di rivederlo presto in campo, con la consapevolezza che, migliorando qualche aspetto, può diventare un giocatore importantissimo nelle rotazioni di qualsiasi squadra di A2.
NICOLÒ DELLOSTO 6: A differenza di altri, per via di infortuni e scelte tecniche, il suo minutaggio è salito nel corso dei mesi, finendo la stagione praticamente da sesto uomo. Se le sue qualità difensive non possono essere messe in discussione, diverso è il discorso quando è lui a dover attaccare. I 3.5 punti di media in stagione raccontano di un giocatore che molte volte è un semplice spettatore nella metà campo offensiva, chiamato spesso al minimo indispensabile quando si tratta di attaccare. Sicuramente però la serie playout è stata positiva, con anche un paio di triple in momenti delicati.
LUCA CAMPOGRANDE 4,5: La sua esperienza e qualità al tiro dovevano essere una della basi su cui era stato costruito il roster. Fin da subito però è stato evidente che il classe 96 non è sembrato proprio trovarsi a suo agio nel sistema disegnato da coach Della Rosa. Sarà forse il 2/10 dal campo all’esordio contro Verona, ma fatto sta che l’attuale giocatore di Cividale non ha ripagato affatto le aspettative di dirigenza, staff e tifosi. La risoluzione consensuale di metà marzo è stata solo una conseguenza inevitabile di una parentesi pistoiese mai iniziata davvero.
SENECA KNIGHT 5: Doveva essere il secondo violino dell’Estra targata Martelossi-Della Rosa ma, al netto di qualche buona partita iniziale, il filosofo non è mai riuscito a convincere a pieno. La seconda gara stagionale contro Torino in cui Knight ha messo a segno 35 punti, sembrava potesse essere l’inizio di una grande avventura, ma si è rivelata ben presto solo un bella partita di una delle tante meteore passate da Via Fermi.
COSIMO FLAUTO 6,5: Gettato nella mischia nella seconda metà di stagione, il classe 2009 ha messo in cascina tanta esperienza che gli sarà utile per il futuro. Primi punti in Serie A2 per lui, con i 7 all’esordio contro Torino che rappresentano il suo massimo stagionale. Inserito da coach Strobl anche nella serie playout, a dimostrazione della fiducia riposta nei suoi confronti, si è limitato a spendere falli, togliendosi anche la soddisfazione del primo punto segnato in post season.
LORENZO SACCAGGI 7: Doppia cifra di media solo sfiorata per il capitano del Pistoia Basket, in una stagione abbastanza complessa anche per lui. In generale però è sempre stato il punto di riferimento carismatico ed emotivo di questa squadra, soprattutto nei momenti più difficili. Atteggiamento da leader e capitano vero, fondamentale nei frangenti bui di un’annata con poche luci e tante ombre. Come ha dichiarato anche coach Strobl: “Sacca è l’essenza del Pistoia Basket“.
DANIELE MAGRO 6: Ci si attendeva qualcosa di più dal centro dell’Estra, che ha chiuso la stagione con 4.5 punti e 3.5 rimbalzi in 13 minuti di media. A differenza di molti però, la sua stagione è stato un crescendo, con gli ultimi mesi sicuramente più positivi, playout compresi. A 39 anni ha comunque dato il suo contributo con una presenza sotto canestro come nessuno in casa Estra, oltre ad un’esperienza, sia dentro che fuori dal campo, fondamentale.
IVAN BUVA 6: In dieci partite con il Pistoia Basket, il centro croato ha chiuso con 21.7 punti di media e 9.8 rimbalzi. Almeno a livello di numeri è stato il migliore, compresa chiaramente anche la tripla doppia all’esordio contro Avellino da 32 punti, 11 rimbalzi e 10 falli subiti. Con il passare delle settimane però, a non convincere di Buva erano il gioco troppo solista e un atteggiamento spesso troppo compassato e arrendevole. Quella di lasciarlo andar via è stata sicuramente una mossa rischiosa che però ha dato ragione alla dirigenza biancorossa.
KARVEL ANDERSON 7,5: Le sue qualità, e l’esperienza che avrebbe potuto portare a Pistoia erano evidenti, ma in molti si chiedevano in che condizioni sarebbe rientrato dopo un anno di infortunio al tendine d’Achille. Dopo l’esordio da 0 punti, la parentesi di Anderson in maglia Estra è stato un crescendo continuo. Grazie anche alle sue triple il Pistoia Basket è riuscito a raggiungere la salvezza, con gara 2-3 playout in cui ha guidato i suoi a due successi fondamentali per la serie.
SIMONE ZANOTTI 6: La sua è sicuramente stata una stagione sotto le aspettative, con tanti bassi e pochi alti. A “salvarlo” però è la serie playout, soprattutto da gara 2 a gara 5, in cui il lungo ex Pesaro è riuscito a mostrare tante delle sue qualità, chiudendo la post season come terzo marcatore a quasi 14 punti e 7 rimbalzi di media a partita, con il 73% da due, il 44% da tre e il 100% ai liberi.
SAMUEL ALAJIKI 6,5: Sicuramente non è semplice valutare le sue 9 partite in casacca Estra, di cui 5 contro Ruvo di Puglia. Ha mostrato ottimi sprazzi di fisicità e atletismo che sono un po’ mancati nella stagione del Pistoia Basket. Dall’altra parte però ha evidenziato anche diversi aspetti ancora da sgrezzare per poter diventare una stella in un campionato come l’A2. È certo che la sua positività e il suo sorriso sono stati un fattore all’interno dello spogliatoio, in un momento soprattutto in cui di sorrisi ce n’erano ben pochi.
COACH DELLA ROSA 7: È stato l’allenatore con il miglior risultato ottenuto, viste le 5 vittorie in 14 partite. Un bottino sicuramente al di sotto delle aspettative iniziali che però, a posteriori, ha tutt’altro sapore visto che, nelle successive 22 gare di stagione regolare, l’Estra ha collezionato solo altri 3 successi. Sicuramente non era una squadra perfetta quella allenata da coach Della Rosa, ma aveva il carattere e l’energia che si è un po’ persa dopo il suo addio, soprattutto nella parentesi Sacripanti. Era riuscito a dare un’identità offensiva alla sua squadra, ma evidentemente per la dirigenza non era abbastanza, e l’esonero dopo la vittoria di Cento è stata la conseguenza.
COACH SACRIPANTI 4: Nessuno metterà mai in discussione la bravura ed esperienza che lo ha portato ad essere uno degli allenatori più apprezzati del panorama italiano. La sua parentesi pistoiese però è stata tutt’altro che positiva, con una sola vittoria in 13 partite, e più in generale una gestione che è sembrata sbagliata sotto tanti aspetti. Tante rimonta subite, un gioco che si affidava quasi solo ed esclusivamente alle individualità, e una mancanza di carattere da parte della sua Pistoia, spesso troppo fragile fisicamente ed emotivamente.
COACH STROBL 8: Ha salvato una squadra, una società e una città. Arrivato in una situazione semplicemente disastrosa, l’austro-americano è riuscito a riunire un gruppo che appariva sgretolato, con il lavoro e la serenità che è mancata durante tutto l’anno. Ha costruito un’identità difensiva che, nella serie playout, ha dato i suoi frutti. Ha riportato la fiducia necessaria in giocatori che l’avevano persa e più in generale è stato l’artefice, anche attraverso scelte tattiche azzeccate, di una salvezza arrivata praticamente con una rotazione di soli 6/7 giocatori.



