Pistoiese, Fondatori: «La mancata promozione è un obiettivo fallito. Ora serve unione d’intenti per ripartire al meglio»

La Pistoiese torna a parlare per la prima volta dopo l’eliminazione playoff: «Analizzeremo quel che è successo. Ma non è tutto da buttare: la città deve stringersi attorno ai colori arancioni»

A dodici giorni dalla termine della stagione sportiva 2025/26, arrivato col ko in semifinale playoff per mano del Piacenza, l’amministratore delegato della Pistoiese Fabio Fondatori, sui canali ufficiali del club, ha voluto rivolgere un messaggio alla città, ai tifosi, agli sponsor e a tutte le persone che hanno sostenuto il progetto arancione nel corso di questi due anni. Di seguito la lettera firmata dall’AD arancione.

«Siamo ancora distrutti dall’amarezza. Ci vorrà un po’ di tempo per digerire una delusione così grande. Proprio per questo ci siamo presi dieci giorni di riflessione. In momenti come questi bisogna avere la forza di ragionare con lucidità, senza farsi trascinare dalla tristezza o dall’emotività. È chiaro che il dolore sportivo è enorme, ma dobbiamo partire anche da alcuni dati oggettivi: la FC Pistoiese, al primo anno, ha raggiunto i playoff e al secondo anno ha lottato per la promozione fino all’ultimo, vincendo anche la Coppa Italia; c’è un gruppo forte di giocatori che ha dato tutto e ci sono migliaia di tifosi che sono tornati allo stadio».

«Pistoia è la città dei crucci, e quello con il Piacenza sarà certamente uno dei più grandi: resterà dentro alla società, ai tifosi e alla città per molto tempo. La mancata promozione, è inutile nasconderlo, rappresenta un obiettivo fallito. Lo è dal punto di vista sportivo e anche rispetto alle opportunità di crescita del progetto societario. Faremo un’analisi seria e approfondita di tutte le cause che hanno portato a questo insuccesso. Ma poi dovremo avere anche la capacità di guardare avanti, senza buttare via il bambino con l’acqua sporca. Sarebbe ingiusto e superficiale, infatti, giudicare il lavoro di una società soltanto dal risultato della prima squadra. Come CdA abbiamo il dovere di valutare il raggiungimento di tutti gli obiettivi del progetto presentato due anni fa dal presidente Sergio Iorio. E sotto tanti aspetti questa società è cresciuta in maniera importante. Un risultato negativo sul campo non può e non deve cancellare tutto ciò che di buono è stato costruito in questi due anni».

«Una delusione così, infatti, fa male ma non può incrinare la convinzione e l’orgoglio di appartenenza a questa società. La riflessione deve servirci a rinsaldare la nostra determinazione nel raggiungere l’obiettivo di costruire una Pistoiese sempre più credibile, organizzata e competitiva, dentro e fuori dal campo. Il presidente ha ricostruito immagine e credibilità intorno al club, realizzando una società oggi ammirata in tutta Italia. Ha portato amore per la Pistoiese, idee, visione e una progettualità seria, capace di restituire entusiasmo e dignità a questi colori. C’è un proverbio giapponese che dice “Cadi 7 volte, rialzati 8“. La Pistoiese ripartirà con questo spirito e affronterà la nuova stagione con ancora più consapevolezza, con l’esperienza della sconfitta, con la stessa serietà e con un’ambizione che resta immutata. Purtroppo, come dice Allegri, il calcio lo ha inventato il diavolo. E in questo sport non funziona come nei film, dove alla fine vincono sempre i buoni. Servono costanza, determinazione e resilienza. I progetti che nascono da zero hanno bisogno di tempo per diventare vincenti. Basta guardare quante società importanti siano ancora oggi nella palude della Serie D, nonostante anni di investimenti».

«Quando la delusione è così forte, la pancia fa male e lo sfogo del tifoso fa parte del gioco. Detto questo, i risultati dicono che la squadra era forte. Nel girone d’andata la Pistoiese è stata prima in classifica per quattro giornate; per tre mesi, nel girone di ritorno, ha dominato il campionato e ha vinto una competizione nazionale. Non è bastato, perché chi era davanti ha fatto altrettanto. Poi, in due partite, anche a causa di alcuni episodi, ci siamo giocati tutte le opportunità di promozione che ci eravamo conquistati. E dobbiamo dirlo con chiarezza, senza nasconderci dietro alibi o presunti complotti di palazzo: il carrarmato che ci aveva fatto innamorare si è inceppato e dobbiamo capire il perché».

«Questa stagione ci ha insegnato quanto sia difficile vincere un campionato come la Serie D. Per questo motivo, oggi più che mai, è necessario che attorno alla Pistoiese si stringa tutta la città. Servono vicinanza, partecipazione e uno sforzo collettivo ancora più forte da parte di istituzioni, aziende e di tutte le realtà che hanno a cuore questi colori. La Pistoiese rappresenta un patrimonio della città e, per continuare a crescere e a inseguire obiettivi importanti, ha bisogno del sostegno e della responsabilità condivisa di un intero territorio per sostenere gli sforzi, l’impegno e la passione che sta mettendo questa proprietà. Solo restando uniti e rafforzando ancora di più questo legame sarà possibile affrontare le difficoltà di un campionato duro e competitivo come la Serie D e ripartire con ancora più forza e determinazione».

«Il progetto arancione, però, ha basi solide. Il settore giovanile, guidato da Filippo Baragli, è cresciuto nei numeri e nella qualità, anche grazie all’arrivo di professionisti come Stefano Carobbi, Corrado Colombo e Angelo Pagotto. Sono arrivati risultati importanti, dagli Juniores al Torneo di Viareggio agli Allievi nel Torneo di Spoleto. Sono cresciute anche le Worange-Pistoiese e il Futsal. È nata la Pistoiese For Special, che in pochi mesi ha coinvolto 45 giovani e adulti con disabilità cognitive, costruendo relazioni con realtà importanti del territorio come Maic, Agrabah, Il Piccolo Principe e Il Sole. È cresciuto anche l’entusiasmo della città attorno alla squadra: abbiamo infatti quasi raddoppiato sia il numero degli abbonati sia la media spettatori nelle partite casalinghe.

Quest’anno abbiamo inoltre registrato il sold out nella sfida di campionato contro il Piacenza, il dato di pubblico più alto degli ultimi dieci anni per una partita casalinga della Pistoiese. Ma il dato più importante non è soltanto numerico. In questi due anni si è ricreato un senso di appartenenza che la città aveva perso. Abbiamo rivisto famiglie, bambini, ragazzi e tifosi storici tornare allo stadio con entusiasmo e orgoglio. Pistoia è tornata a parlare della Pistoiese come parte della propria identità, e questo per noi ha un valore enorme. Grazie al lavoro svolto, la Pistoiese ha ottenuto una visibilità nazionale che probabilmente non aveva mai avuto nella sua storia recente, con un’eco importante sui principali organi di stampa italiani. Anche questo è un segnale della qualità e della credibilità del progetto che è stato costruito. In più, si sono avvicinate nuove aziende al Consorzio Orange e anche il mondo della politica e delle istituzioni è tornato a interessarsi con forza ai problemi infrastrutturali dello stadio e di Pistoia Ovest».

«Anche gli sponsor e le aziende che hanno deciso di stare vicino alla Pistoiese hanno avuto un ruolo centrale nella crescita del club. In questi due anni si è creato qualcosa che va oltre la semplice sponsorizzazione: tante realtà imprenditoriali hanno scelto di condividere un progetto, una visione e un legame con il territorio. Anche il Consorzio Orange è cresciuto molto e questo dimostra quanto il mondo economico abbia riconosciuto serietà, credibilità e prospettiva alla società. Anche nei momenti più difficili il loro sostegno non è mai mancato, e per questo li ringraziamo. La vicinanza delle aziende sarà fondamentale anche per il futuro, perché per costruire una Pistoiese sempre più forte serve una città unita: tifosi, istituzioni, sponsor e società, tutti dalla stessa parte. Infine, ai tifosi che ci hanno sempre supportato, va il nostro grazie. Quello che hanno fatto quest’anno è stato straordinario. In tante partite il loro sostegno ha fatto davvero la differenza. Hanno restituito anima, passione e identità a questi colori. Per questo chiediamo a tutti di continuare a credere nel progetto e di restare uniti. Perché certe sconfitte fanno male, ma non possono fermare chi ha davvero intenzione di costruire qualcosa di grande».

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