Fabbri, già riconfermato, racconta la salvezza: «Ho sempre creduto nei ragazzi, anche quando eravamo ultimi. Grazie al club per la fiducia»
«Non ho mai esultato finché non ha fischiato la fine. E quel momento è stato bellissimo». A più di una settimana di distanza, Francesco Fabbri fatica ancora a trovare le parole per raccontare quel che ha fatto il suo Cqs Tempio. I rossoblu, per tanti mesi fanalino di coda del Girone B di Prima Categoria, lo scorso 10 maggio hanno vinto il playout fuori casa contro la Montagna Pistoiese, centrando la salvezza. Un risultato che, numeri alla mano, sembrava a momenti irraggiungibile: il Cqs è stato ultimo dalla nona alla 28esima giornata, riuscendo a risollevarsi e ad acciuffare i playout solo all’ultima giornata. Ma proprio il rendimento in crescita degli ultimi due mesi ha portato Cecchi e compagni a giocarsi lo spareggio in un’ottima condizione e lo 0-2 della Ramoscina coi gol di Shiqeri e Magazzini ha portato Fabbri e i suoi ragazzi a una gioia enorme.
Ma non chiamatelo miracolo. Perché Fabbri ha sempre creduto nell’obiettivo salvezza, anche quando la classifica sembrava disperata. «Ai ragazzi l’ho detto dal primo giorno che ho messo piede nello spogliatoio (il 13 novembre, ndr): ce la possiamo fare. Addirittura alla squadra dissi che ci saremmo anche potuti salvare direttamente. E l’ho detto non perché fossi fuori di testa, ma perchè sapevo che il gruppo aveva un potenziale nascosto. Non è stato un percorso facile, perchè nel corso dell’anno ci sono stati tanti momenti difficili: a inizio 2026, in poco più di un mese, abbiamo perso tre partite per 4-1 e poco importa che ce la fossimo giocata alla pari o quasi, perchè il punteggio è pesante ed è quello che conta. È stata dura perché, oltre ad aver perso male, siamo stati spesso ultimi. La fortuna è che la squadra si è sempre allenata come se non sentisse il peso della classifica. Un aspetto da un lato positivo, dall’altro negativo, ma che alla fine ci ha portato a rimanere uniti e a non mollare mai».
Con tre vittorie di fila a fine campionato, il Cqs Tempio è riuscito a evitare l’ultima piazza e a guadagnarsi la chance salvezza in una gara secca, anche se su un campo difficile come quello della Montagna. E per di più, prima del playout, i rossoblu avevano vinto appena due gare fuori casa in tutto l’anno. Nel giorno più importante però i ragazzi del presidente Gori non hanno sbagliato niente. «Lo spareggio è sempre un match delicato, emotivo e fisico, in ogni categoria – ha evidenziato Fabbri -. In palio c’è un anno intero e hai solo novanta minuti per fare quel che devi. Durante il match non ho mai sorriso, nemmeno dopo i due gol, ma quando l’arbitro ha fischiato la fine è stata una liberazione. Fuori dal campo, a vedere la partita, c’era il mio gruppo storico di amici, quelli con cui ho condiviso tutto prima da calciatore e poi da allenatore. Vederli esultare e festeggiare con me è stata un’emozione enorme».
L’allenatore ha poi parlato di come la squadra sia riuscita a raggiungere il traguardo. «Quando sono arrivato c’erano delle lacune, altrimenti non saremmo stati ultimi, ma come ho detto sapevo di avere tra le mani un buon materiale. Penso a chi ha giocato davanti, tutti di qualità: Lakaj, Magazzini, Spadi, Shiqeri, ma nessuno è una punta centrale e a volte abbiamo pagato quella mancanza. Quando però si è trovato il modo di farli coesistere, i risultati si sono visti. Dietro la linea difensiva era simile a quella dell’anno scorso che aveva subito tantissime reti ed era retrocessa, ma i singoli hanno forza e sapevo che potevano crescere. Poggiani è un ragazzo che poteva sbloccarsi e così ha fatto, dandoci una mano importante ma a lui, come a tanti altri, chiedo sempre di più. Al gruppo si è aggiunto in corsa Lorenzo Cecchi, che ha portato cultura del lavoro e dedizione. Dopo il ko con la Montagna la dirigenza è venuta da me: pensavo mi esonerassero, invece mi ha chiesto se avessi bisogno di acquisti. La società ha aggiunto all’organico Pugliese, Frroku e Rinaldi, ragazzi giovani ma con esperienza, che hanno portato cattiveria agonistica e intensità al gruppo».
Quello del Cqs Tempio è anche il trionfo dei giovani. Contro la Montagna, dieci titolari su undici sono nati dal 2000 in poi e cinque di questi sono addirittura under 23: una base solida su cui poter ripartire in estate, con l’inserimento di un direttore sportivo esperto come Patrizio Carraresi. «È la conferma che ci si può salvare, anche coi giovani e in queste categorie dove spesso si vedono i “vecchi” venire a svernare. I ragazzi hanno fatto gruppo, non saltando mai un allenamento, in un ambiente che ha la società aveva reso ottimale, mettendoci a disposizione un campo sintetico, e di questo va dato ringraziato il club. Il diesse Morandi non mi ha mai lasciato da solo, ascoltandomi e aiutandomi quando necessario. Ci sono basi solide da cui ripartire, sia a livello tecnico che umano, e sono felice di essere rimasto a Chiazzano».
Dopo l’epilogo amaro della stagione 24/25, con l’esonero al Montecatini, Fabbri ha aspettato la chiamata giusta: una scelta di cui l’ex attaccante non si è pentito. «La salvezza della rivalsa? Non mi piace metterla sul personale, conosco bene il mondo del calcio, ci sono dentro da 40 anni. L’allenatore si prende sempre i titoli, nel bene e nel male. In questo sport quando c’è una difficoltà il primo a pagare è sempre l’allenatore, se facciamo questo mestiere ne siamo consapevoli. Posso aver sbagliato scelta anche io, ma poi se andiamo a vedere cosa è successo dopo evidentemente il tecnico non era l’unico colpevole: il Quarrata le difficoltà se l’è portate avanti, il Montecatini non esiste nemmeno più. Quest’anno ho scelto di getto appena mi hanno chiamato, è stata una decisione “diversa” per motivazioni ma ugualmente rischiosa: il Cqs era ultimo e avevo tutto da perdere. Ma sapevo che potevamo scrivere una pagina di storia e averlo fatto ripaga di tutta la fatica».



