Dopo il caso Nunnally torniamo a parlare di pallacanestro giocata analizzando l’ultima partita del Pistoia Basket: al di là del risultato finale, si sono visti sprazzi interessanti
Il monday night con Milano non ha solo regalato una pesantissima vittoria a tavolino al Pistoia Basket. La serata ha anche offerto sprazzi di quel basket che coach Ramagli e la dirigenza pistoiese avevano sognato in estate per la OriOra, ma che raramente si è visto nel corso della stagione. Gli applausi convinti del pubblico del PalaCarrara a fine partita i ragazzi se li sono meritati sul campo, mostrando, in diversi frangenti della gara, un atteggiamento e una voglia di non mollare che era probabilmente il massimo possibile in una sfida così impari.
Oltre a questo, come dicevamo, c’è stata anche quella pallacanestro frizzante e sbarazzina che è nel DNA di questa squadra. Abbiamo visto infatti spesso Pistoia correre il campo e attaccare Milano nei primi 12 secondi dell’azione, sfruttando la pigrizia dei campioni in carica nel tornare nella propria metà campo e nel sistemarsi correttamente a livello difensivo. Questa situazione, capitata più del solito in questa partita, grazie anche ai rimbalzi dopo i molti errori al tiro della Armani Exchange, ha dato modo a Pistoia di poter sfruttare le caratteristiche dei suoi esterni e non solo. Johnson, Peak e Krubally sono stati performanti da questo punto di vista, avendo nelle loro corde e nelle loro caratteristiche la velocità per battere i pari ruolo e andare fino in fondo all’area avversaria, utilizzando poi anche il fisico per conquistare falli e punti.
Per vedere questo tipo di basket, espresso dalla OriOra in diversi momenti della partita anche se non con continuità nell’arco dei quaranta minuti, sono stati fondamentali alcuni fattori. In primis la taglia small di Milano che con l’assenza dei due suoi centri titolari ha dovuto obbligatoriamente abbassare la squadra in molti momenti, giocando anche senza veri e propri centri di ruolo. Questo, unito ai loro errori al tiro (28/68 dal campo), ha permesso a Pistoia di poter contendere agli avversari molte carambole, riuscendo alla fine a strappare anche più rimbalzi di Milano (39 a 35 il saldo finale), così da poter correre in contropiede (12). Il limite più evidente, al momento, è che quando Pistoia non riesce a fare questo gioco non ha a sua disposizione vere armi per aprire lo scacchiere difensivo degli avversari. Non ha infatti un big man in area che richieda ai rivali costanti raddoppi sotto e al tempo stesso non ha quei tiratori di striscia che possano garantire sempre e comunque una certa vena realizzativa dal perimetro, se innescati con spazio e piedi a terra. Recuperando palloni con intercetti e strappando rimbalzi, la OriOra ha una sua identità e riesce a esprimersi la meglio. Specializzarsi e perfezionare questo lavoro, creandosi però anche una vera alternativa dentro il pitturato o fuori dalla linea dei 6,75 è l’evoluzione necessaria per un finale di stagione in crescendo.



