Paolo Moretti e la crisi di Siena: «Io non lascio, chi guida deve dare l’esempio»

Dopo l’uragano che ha travolta (di nuovo) la Pallacanestro Siena, abbiamo parlato con coach Moretti che ci ha spiegato la delicata situazione. E su Pistoia dice «E’ una stagione complicata»

A Pistoia l’avvicendamento a campionato in corso li aveva “naturalmente” contrapposti come succede quando – nello sport soprattutto – la chance per qualcuno, arriva con le sfortune dell’altro. A Siena invece Paolo Moretti e Maurizio Lasi, i tecnici che hanno fatto salire il Pistoia Basket sugli ultimi due gradini verso il paradiso dei canestri, si sono ritrovati insieme simbolo di una piazza storica del basket italiano e toscano che dopo il fallimento causato dalla frana del sistema Montepaschi non sembra trovare pace. Fino ad un’attualità a dir poco precaria con i venti di crisi iniziati a soffiare prima di Natale (con i primi ritardi nei pagamenti degli stipendi), diventati tempesta in queste ore in cui è a rischio la sopravvivenza della società.

In questo uragano, che si è già portato via tutti il quintetto base della prima squadra, Siena guarda ai due tecnici ex Pistoia (legatissimi per la loro carriera anche da giocatori alla città del Palio) come ultimi virgulti a cui aggrapparsi. Una responsabilità che si sente forte e chiara nelle parole dell’ex Paolino la peste dei canestri italiani. Deciso a stare «al volante del bus- ci dice- anche se sopra sono rimasti solo ragazzi di 16- 17 anni stravolti da quello che è successo». Qualche giorno fa infatti hanno fatto le valigie gli ultimi senior rimasti, Ranuzzi, Sanguinetti più il montenegrino Radonjic che domenica con una squadra di giovanissimi hanno sfoderato grande carattere e perso solo nel finale contro Scafati.

«Mi sento un dovere, una responsabilità addosso – ci dice Moretti – ed è quella di stare al mio posto. Ho l’obbligo morale di fare il mio dovere fino all’ultimo momento e, anche se sul campo non siamo competitivi, penso che chi guida debba dare l’esempio».

I fatti sono noti: da dicembre si addensano i nuvoloni della crisi economica intorno al club della famiglia Macchi. Gli stipendi a singhiozzo, gli americani che se ne vanno e un imbuto che risucchia i lavoratori e la faccia della città copertina della basket valley toscana del Nuovo Millennio.

«Stiamo vivendo le ore più calde – racconta il tecnico che ha riportato Pistoia in A1 – per il salvataggio della società. Noi, operatori del campo, dobbiamo cercare di essere più dignitosi possibile. Ci siamo riusciti nonostante i tanti giocatori persi ma è una partita che si gioca più fuori che dentro il campo. Purtroppo il quotidiano è difficile, non riusciamo ad essere competitivi nemmeno per l’obiettivo minimo dei playout a cui ormai siamo destinati per il divario accumulato con l’ultima. Ma il problema vero è se il club riuscirà a finire la stagione».

Una stagione iniziata alla grande che aveva visto Moretti tornare al timone di una squadra importante con un progetto interessante. «I primi tre mesi sono stati all’insegna del duro lavoro che aveva portato una squadra nuova a 7 vittorie su 10 giornate. Poi sono iniziati i problemi e ci sono state le prime difficoltà di quotidianità: nel secondo terzo di stagione abbiamo vinto 3 gare su 10 ma tutto quello che è successo ha inciso sulla nostra situazione. Avevamo dimostrati di essere competitivi: il terzo finale del campionato è un’incognita».

Per altri versi, fortunatamente sportivi, lo è anche il finale di stagione di quella Oriora che coach Moretti segue con grande affetto. «E’ una stagione complicata – continua – alcune scelte rischiose non hanno pagato. Vedo che è da un po’ che si cerca di aggiustare il tiro e lo leggo come una chiara volontà di dare una sterzata netta alla stagione. Penso che la corsa salvezza sia ridotta a tre: Pesaro sembrava fuori dopo la vittoria a Pistoia ma è lì a giocarsela con Pistoia e Reggio Emilia».

La nota lieta in questo momento delicato per la famiglia Moretti arriva da Oltreoceano, dove Davide (che ha esordito in A1 proprio a Pistoia) rappresenta al meglio l’Italia in Ncaa con Texas Tech. «E’ tra i due giocatori inamovibili della squadra – dice Moretti che dalla versione coach sulla barricata in panchina e oltre nella trincea senese, passa a quella “cuore di babbo”- insieme a Kansas e Kansas State, Texas si giocherà per il secondo anno la vittoria della Big 12. Cosa farà in futuro? A 21 decide da solo ma facendo parte di un progetto ambizioso potrebbe rimanere lì o, se riterrà interessante, un’offerta tra i professionisti in Italia o Europa tornare».  

Elisa Pacini
Elisa Pacini
Innamorata delle parole, che sono centrali nella sua “dolcemente complicata” vita professionale. In primis per raccontare il basket e lo sport, dalle colonne de Il Tirreno (con cui collabora dal 2003) alle pagine web di Pistoia Sport (che ha contribuito a fondare). E poi come insegnante di italiano agli stranieri.

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