L’ex capitano di Pistoia Basket e Reggio Emilia parla ai nostri microfoni della sfida salvezza in programma domenica 24 marzo. Così Antonutti: «Effetto PalaCarrara? Ai miei tempi ci aiutava tanto. Ora invece mi sembra che la squadra sia sotto pressione»
57 presenze con la maglia del Pistoia Basket, altrettante con quella della Reggiana. Michele Antonutti conosce benissimo entrambe le società (di cui è stato capitano) e sa quanto sia sentita la sfida fra biancorossi toscani e biancorossi emiliani. Ancor di più quest’anno, visto che la partita vale più o meno la permanenza in Serie A. Chi allora meglio dell’attuale giocatore di Biella per parlare della gara in programma domenica 24 marzo (ore 20:45) al PalaCarrara?
Ciao Michele, il mercato ha rivoluzionato entrambe le squadre: come le hai viste ultimamente?
«Cambiare non è mai facile, anche perché per trovare nuovi equilibri serve tempo. Sia Pistoia che Reggio mi sembrano ancora due cantieri aperti, ma alla luce dell’andamento della stagione credo sia stato giusto per entrambe modificare qualcosa in corso d’opera. Da cosa dipendono i brutti ruolini di marcia? Sicuramente anche da un campionato che ogni anno sta alzando il proprio livello».
Le difficoltà che stanno attraversando le compagini di Ramagli e Pillastrini e la situazione di classifica porta a pensare che la partita di domenica sarà tutt’altro che spettacolare
«Sì. Mi aspetto un match nervoso, duro e di certo non bello dal punto di vista tecnico, ma sicuramente da quello delle emozioni. La sfida credo si deciderà in volata e la squadra che riuscirà a reggere la pressione sarà quello che poi si porterà a casa i due punti. Entrambe proveranno ad aggredire sin da subito la partita, con Pistoia che la metterà sulla fisicità, anche grazie alla presenza di Crosariol. Reggio mi immagino avrà una grande reazione dopo la batosta rimediata ad Avellino».
Della Rosa e compagni potranno contare sull’effetto PalaCarrara, anche se dall’Emilia sono attesi parecchi tifosi della Grissin Bon
«Le due piazze sono accomunate da un tifo passionale: la gente ama la propria squadra e per un giocatore è un grande vantaggio avere dalla sua un pubblico caloroso. Il PalaCarrara ai miei tempi rappresentava una garanzia per il gruppo, perché sapevamo che era una sorta di fortino inespugnabile. Quest’anno invece mi sembra che l’Oriora sia più sotto pressione nello scendere in campo fra le mura amiche. Sarà fondamentale per Pistoia sgomberare la mente da ogni cattivo pensiero, senza farsi schiacciare dalla pressione. In questo senso il ruolo degli ultimi innesti, per la loro esperienza e la boccata di aria nuova che hanno portato, può essere determinante».
Hai vissuto appieno ambo le piazze: come reagirebbero in caso di retrocessione?
«Sicuramente rappresenta un momento drammatico. Ma è pure l’occasione di ricominciare: quando sono arrivato a Reggio Emilia, la squadra era reduce dalla retrocessione. Ci è bastata una stagione per riprenderci la massima serie. E comunque quella di domenica non è una final. Il campionato è ancora lungo e le sorprese sono sempre dietro l’angolo. A Caserta, nonostante una partenza drammatica dopo la quale chiunque ci dava già per spacciati, abbiamo lottato fin da ultimo per la permanenza in A».



