Pistoia Basket, le tre ragioni della sconfitta sanguinosa contro Reggio Emilia

Rimbalzi, leadership e vantaggi non sfruttati: questi tre aspetti hanno condannato il Pistoia Basket al passo falso nello scontro diretto con Reggio Emilia

La sconfitta con Reggio Emilia è un macigno per il Pistoia Basket che ha sbagliato tanto, troppo, nella gara più importante della sua stagione. A mancare sono state molte cose, ma su almeno tre aspetti del gioco è giusto focalizzare l’attenzione: rimbalzi, leadership e vantaggi non sfruttati. Partiamo dal dato più eloquente, ovvero quello delle carambole. Il conto, impietoso, dice 39 a 27 in favore degli avversari e nell’economia della partita pesano come un macigno soprattutto i 17 rimbalzi offensivi concessi. Questo dato indica che la squadra toscana non è riuscita a controllare la lotta nel pitturato e dunque a non avere il controllo del ritmo della partita. In una gara persa di quattro punti e all’ultimo tiro, aver lasciato a Cervi e soci tutti quegli extra possessi rende pienamente l’idea di che opportunità ha gettato al vento la squadra biancorossa. L’aver concesso tutti questi rimbalzi è da imputare non solo ai lunghi che hanno perso il confronto diretto con i pari ruolo, ma anche al lavoro poco efficace a livello di squadra nel tagliare fuori gli avversari e nell’andare con più presenza ed energia a rimbalzo anche con i piccoli, come dimostrano i rimbalzi catturati dalla Reggiana con Dixon (4), Mussini (4), De Vico (3) e Allen (3).

L’altro aspetto è la leadership in campo. Più voci hanno sottolineato come la squadra nella seconda parte di gara abbia attaccato individualmente, prendendo spesso tiri non costruiti e affidandosi alle giocate dei singoli più che alla costruzione corale d’insieme. Questo però è abbastanza inevitabile per una squadra nuova, in cui le gerarchie e la leadership non sono ancora così strutturare. Alla fine la palla è andata spesso nelle mani di Mitchell perché segnava e perché dava l’idea di avere la forza e le qualità per rispondere alle difficoltà dei compagni. Se si accetta che il leader di una squadra lo decida semplicemente il campo di settimana in settimana, come accade in questo momento a Pistoia, allora è inevitabile che se il leader diventa Mitchell questo sia il tipo di gioco offensivo della squadra. Da sempre queste sono le caratteristiche dell’ala ex Trento: realizzatore di striscia, individualista, mangiatore di pallone e accentratore. Chiaramente fa tutta la differenza del mondo incanalare queste doti di attaccante puro in un sistema corale, rendendolo un finalizzatore dell’azione, piuttosto che lasciarlo libero di creare e costruirsi il suo gioco in maniera individuale ed egoistica.

Infine ci sono i vantaggi non sfruttati dalla squadra nel primo tempo. Perché Pistoia ha approcciato la gara meglio di Reggio Emilia e nei primi due quarti ha giocato bene sotto alcuni punti di vista, muovendo la palla e creando buone soluzioni, senza però ottenerne vantaggi significativi in termini di energia e di punteggio. Il buon lavoro non ha dato i suoi frutti, perché quando Pistoia girava ha chiuso comunque il primo periodo sotto di cinque punti (17-22) e anche alla pausa lunga era in svantaggio (39-40). Se quando giochi bene e fai le cose giuste non riesci a condurre la partita diventa poi difficile sperare di vincerla quando addirittura smetti di attaccare con pazienza e testa.

Federico Guidi
Federico Guidi
Originario di Montecatini, giornalista, dal 2005 scrive su Il Tirreno e dal 2014 anche per Pistoia Sport. Ama in maniera viscerale lo sport e le sue storie. Nel tempo libero cerca di imitare le gesta sportive dei campioni, con scarsi risultati. Tattico "ad honorem" della redazione.

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