Palas Story, dal San Filippo al nuovo PalaLeonessa di Brescia

Il Pistoia Basket sarà di scena domenica a Brescia, nel nuovissimo PalaLeonessa. Un deciso passo avanti rispetto al vecchio San Filippo

Il ritorno a Brescia è passato un po’ in secondo piano vista la settimana bollente vissuta in via Fermi. Eppure se la trasferta bresciana per il Pistoia Basket e la sua gente non è una gara mai banale, dopo quell’intensa finale promozione per l’A1 nel 2013, a maggior ragione non lo può essere stavolta. Perché la gara è fondamentale per tenere accesa la flebile speranza di continuare a poter difendere la serie A fino all’ultima giornata, perché in panchina andrà Fabio Bongi che è l’unico reduce di quelle indimenticabili serate di giugno in cui i biancorossi domarono Brescia dopo 5 battaglie e perché sarà la prima volta di Pistoia in quel gioiellino rinnovato che è il PalaLeonessa.

Dove è iniziata la stagione con la Supercoppa Italiana, festeggiando il ritorno “a casa” della squadra dopo l’esilio dorato a Montichiari dove la Leonessa giocava dal ritorno in serie A (2016). Da tutti conosciuto come il “Ciambellone” per la sua forma circolare, già PalaEib, il nuovo PalaLeonessa non ci metterà molto a cancellare il ricordo che in molti (soprattutto a Pistoia) hanno del “vecchio” San Filippo.

La palestrona cittadina inserita in un bel polo di impianti sportivi, piuttosto inadeguata a gare importanti come una finale promozione. Tra la ressa di tifosi e l’afa tremenda dentro l’impianto, in quelle serate di giugno 2013, furono in molti a ripiegare sui pratini circostanti e a vedersi le gare sui megaschermi fuori dal San Filippo.

Uno scenario a cui Brescia ha risposto prontamente visto che, il terzo campionato della Leonessa in A1, si gioca in un impianto all’avanguardia. Capiente (siamo oltre quota 5 mila anche se il diktat federale è già caduto), strutturato con una serie di zone che possono essere adibite ad eventi collaterali alla partita, ben illuminato (secondo i fotografi è tra i migliori d’Italia) e attrezzato anche per i giornalisti (è l’unico in Italia con postazioni tutte dotate di cavo lan con fibra 100 mega).

La prima gara di basket giocata al “Ciambellone” di via Caprera è del 1973, l’ultima prima della chiusura del 1991. Ma tra gli anni ’80 e ’90, il “Ciambellone” fu la location di alcuni veri e propri eventi musicali come il mitico concerto dei Pink Flyod (1971), del Banco del Mutuo Soccorso (1975) e una delle tappe del tuor di Fabrizio De Andrè con la PFM (1978).

Una targa all’ingresso ricorda l’architetto Eliseo Papa, che ha curato la ristrutturazione, scomparso nel 2017 con l’opera non ultimata e l’indimenticato Marco Solfrini, argento olimpico a Mosca 1980 e scudettato con la Virtus Roma nel 1983 divenuto poi primo team manager della Leonessa.

È un palazzetto che offre vari servizi come un’area hospitality dedicata agli sponsor e agli ospiti, due ampi ingressi dove ogni domenica trovano spazio iniziative, una fan zone dedicata ai tifosi più piccoli con vari divertimenti (biliardino, ping pong, play station, hockey da tavolo), adibita agli autografi a fire gara e al merchandising. L’attenzione ai giovani tifosi è uno dei must su cui, anche grazie al nuovo palazzetto, sta lavorando la Leonessa. Ogni domenica infatti c’è un tour del palazzetto riservato alle scuole del territorio. Iniziative ed impegno in un palazzetto “vicino” che hanno portato Brescia ad un balzo in avanti nella media spettatori, che ha visto la Leonessa chiudere un girone d’andata non brillante per i risultati con 4037 presenze di media.

Dal primo progetto (2013) avanzato dal comune di Brescia alla realizzazione ci sono voluti 4 anni, il costo dei lavori è intorno ai 7 milioni di euro.

La gestione del palazzetto è a carico di San Filippo S.p.a., società di proprietà del comune di Brescia, che gestisce gli impianti sportivi cittadini con costi di gestione per il PalaLeonessa (dotata di sito internet dove si possono trovare dati e tariffe per l’uso degli spazi) stimati intorno ai 200.000 euro annui.

Elisa Pacini
Elisa Pacini
Innamorata delle parole, che sono centrali nella sua “dolcemente complicata” vita professionale. In primis per raccontare il basket e lo sport, dalle colonne de Il Tirreno (con cui collabora dal 2003) alle pagine web di Pistoia Sport (che ha contribuito a fondare). E poi come insegnante di italiano agli stranieri.

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