Il Pistoia Basket si è lasciato alle spalle la sua peggior stagione dal ritorno tra nella massima serie in poi. E adesso dovrà far tesoro degli sbagli fatti per rilanciarsi
“Finalmente è finita”, avranno pensato gli sportivi biancorossi (analogamente a quelli arancioni, come raccontato nella parte calcistica di questo “doppio” editoriale di fine stagione) dopo l’ennesima debacle della Pistoia Basket, quella dell’ultima giornata del campionato di Serie A contro Avellino. Si è trattato della 25esima sconfitta stagionale sul campo, un dato che più di ogni altro riassume un’annata avarissima di soddisfazioni, senza dubbio la peggiore dal ritorno del club nella massima serie.
Di buono c’è stata solo la permanenza in categoria, ottenuta grazie alla penalizzazione di Torino (salvo ricorsi e controricorsi estivi) e ai due punti a tavolino arrivati dopo la partita interna con Milano grazie al celebre “caso Nunnally” (o, se preferite, grazie all’unica vittoria del Moretti-bis dopo l’esonero di Ramagli, quella di Bologna). Sul campo sarebbe stata una retrocessione netta, meritata e incontrovertibile, ma dall’altro lato i regolamenti sono fatti per essere rispettati e il Pistoia Basket, al netto dei tanti errori, ha almeno avuto il pregio – non banale – di aver fatto i conti con l’oste. Tra l’altro subendo anche un danno, visto che tante decisioni prese (e relativi soldi spesi) per provare a mettere una toppa alla situazione sarebbero dovute maturare in un contesto più consapevole della situazione generale.
(RI) COSTRUZIONE
Che le roboanti stagioni chiuse con l’approdo ai playoff fossero destinate a rimanere un bel ricordo si sapeva, ma i due passi indietro fatti nell’ultimo biennio sono stati oltremodo grandi e fragorosi. Per questo adesso, dopo aver pescato il “jolly”, sarà necessario far tesoro degli errori commessi per ripartire nella giusta direzione, senza spinte in direzione contraria, cercando di impostare un progetto di rilancio pluriennale con basi solide. Pena l’incancrenirsi di quella spirale negativa che sta attanagliando tutto l’ambiente e che, alla lunga, potrebbe creare danni irreparabili.
Probabilmente si è chiuso il ciclo di Giulio Iozzelli, con un nuovo diesse pronto a prendere il suo posto. Vada come vada, sarà vietato sbagliare l’asse portante della squadra, ovvero quell’accoppiata play-pivot fondamentale per giocare una pallacanestro di buon livello. Un asse che nell’ultima stagione è completamente mancata, sia nella versione estiva della squadra che in quella invernale. E, più in generale, sarà vietato puntare su giocatori caratterialmente inadatti per una – probabilissima – nuova annata di sofferenza e lotta nei bassifondi: la forza del gruppo e la voglia di sbattersi devo assolutamente essere le prime armi da affilare in casa OriOra.
Dunque lo scacchiere biancorosso dovrà puntare su un paio di giocatori affermati nei ruoli chiave, sperando di pescare rookie interessanti per completare il pacchetto stranieri. Poi spazio agli italiani, giovani magari, ma senza esagerare. Severini è stato letteralmente bruciato dopo avergli ritagliato un ruolo (primo cambio dei lunghi titolari) che difficilmente avrebbe potuto ricoprire con successo, mentre Della Rosa è stato costretto a prendersi responsabilità da leader navigato pur essendo il “baby” del gruppo. Non è questo il modo giusto per coltivare la linea verde e sarà fondamentale cambiare qualcosa per preservare nel modo migliore gli astri nascenti Querci e Del Chiaro.
SENZA TIFO NON È BASKET
E poi c’è l’aspetto del tifo. Non serve andare a guardare i numeri per sapere che in questa stagione dal punto di vista del pubblico si sia toccato il punto più basso, complice ovviamente l’encefalogramma piatto dal punto di vista dei risultati. Il che è senza dubbio un peccato, sia dal lato prettamente sportivo (con il PalaCarrara non è più riuscito ad essere quel fortino inespugnabile declamato in tutta Italia) che da quello economico (visto che biglietti e abbonamenti hanno sempre rappresentato una voce di entrata importante per la società).
Occorrerà dunque fare qualcosa per frenare sul nascere i sentori di disaffezione, nella speranza di tornare a vedere i gradoni di ogni settore gremiti. Tanto dipenderà dai risultati (anche se la piazza dovrebbe iniziare a prendere coscienza che Pistoia non è Milano), altrettanto dalla società che dovrà trovare il modo giusto (magari con campagna abbonamenti ben studiata) per invogliare gli scettici e riconciliarsi con i propri fedelissimi dopo un’annata sciagurata. La Baraonda verosimilmente risponderà presente, la speranza è che lo facciano anche gli altri sportivi pistoiesi della palla a spicchi.



