Il capo scuola del Rio Grappling Club Pistoia, Alberto Tesi, parla anche del suo futuro: «Non sono eterno ma farò qualche altra gara di livello»
«Il Jiu Jitsu è uno sport singolo, ma senza il lavoro in coppia non impari molto. È giusto che questi tipi di sport siano gli ultimi a ripartire». Alberto Tesi, cintura nera di Jiu Jitsu e capo scuola del Rio Grappling Club Pistoia, riassume così il suo pensiero riguardo la situazione attuale. Un momento sicuramente non facile in cui la scuola pistoiese di Jiu Jitsu si è attrezzata tramite lezioni online per rimanere in contatto con tutti gli allievi: dai bambini agli adulti. Non solo lezioni online, con Alberto Tesi abbiamo parlato anche del suo prosieguo di carriera – dato che è fresco di oro agli Open Italiani di BJJ – del suo sogno di avere una casa di Jiu Jitsu vera e propria a Pistoia e di tanto altro.
Come vi state mantenendo in contatto con i vostri allievi in questo periodo? State facendo delle video-lezioni?
«Sì per adesso ci siamo presi questo impegno di fare delle video-lezioni insieme ai nostri allievi un paio di volte a settimana. Capisci bene però che, in uno sport di combattimento essere senza un avversario penalizza molto l’allenamento. Per adesso quindi ci siamo divertiti ad allenarsi costruendo bambolotti con i cuscini o sperimentando lavori a terra con delle sedie, è stato bello vedere questo coinvolgimento emotivo, soprattutto dei bambini, ci ha riempiti di soddisfazione. Però è chiaro che fino a che non avremo un vaccino gli sport di contatto come i nostri non potranno ripartire».
Il vostro è sicuramente uno sport diverso rispetto a tanti altri, nonostante l’allenamento in gruppo si può però definire uno sport individuale quindi come pensi che sarà la vostra ripartenza?
«Innanzitutto dobbiamo chiarire che il nostro sport si impara in coppia. Non posso pensare di imparare a combattere senza il mio compagno in allenamento. Detto questo poi, si potrà pensare ad una ripartenza quando ci sarà la possibilità di allenarsi, sì singolarmente, ma in gruppo. Questa potrà essere un’idea di ripresa per gli sport di combattimento. Poi è chiaro che se da lì non facciamo pian piano passi in avanti verso l’allenamento in coppia, allora la situazione diventa complicata. Complicata perché penso ai ragazzi che si sono dovuti allenare per due mesi con un manichino e mi rendo conto di che passione abbiano nei confronti di questo sport per accettare un allenamento simile».
Parlando invece di quello che era il tuo sogno, ovvero aprire una casa di Jiu Jitsu a Pistoia, ci sono stati sviluppi o progetti?
«Sì sì i progetti ci sono, però devo essere realista: parlando strettamente di Pistoia ancora questo rimane un sogno perché qua da noi mancano ancora tanti tasselli per fare ciò che ho io in testa. Però sono sincero, l’idea che avevamo in testa, ovvero quella di creare un ambiente sano e familiare, ci sta riuscendo molto bene anche nelle nostri attuali sedi di Pistoia e Pieve a Nievole e anche i genitori danno feedback positivi. Anche a livello sportivo, con gli agonisti, stavamo facendo una grandissima annata dato che a maggio avevamo in programma gli Europei a Barcellona, per uno dei nostri ragazzi addirittura era in arrivo il campionato del mondo a Los Angeles e poi avevamo già partecipato a gennaio agli Europei di Lisbona. Quindi sì, sono sicuro che sarebbe stata una grande annata».
Dopo l’oro agli “Open Italiani di BJJ” ottenuto a giugno a Firenze, quali sono i tuoi piani per il prosieguo della tua carriera agonistica?
«In questo ambito le priorità stanno un po’ cambiando perché tra qualche giorno nascerà mio figlio. Però, come ho già detto altre volte, adesso la mia doppia carriera di allenatore e atleta inizierà a pendere un po’ di più dalla parte dell’allenatore. Questo però non significa assolutamente che lascerò l’agonismo. E devo dire che sono due i motivi che mi spingono a fare questa scelta, il primo è che comunque l’agonismo a me piace ed è quello che ho sempre fatto, e poi perché voglio dare anche l’esempio ai miei allievi. E con esempio non intendo che devono guardarmi sempre vincere, ma devono anche capire che, come è giusto festeggiare la vittoria, è giusto anche accettare la sconfitta. Chiaramente sono consapevole che non sarò eterno però qualche altra gara di livello mi piacerebbe farla, specialmente dopo questo periodo».



