Autoretrocessione Pistoia Basket, il pensiero di Beppe Valerio

«Sono sconfitte ma se il rischio era rimanere in A1 e poi chiudere, è meglio fare un passo indietro e rimanere vivi» così l’ex Olimpia sulla scelta del Pistoia Basket

Per chi è abituato a lottarsi i traguardi sul campo, i verdetti presi intorno ad un tavolino sono ancora più difficili da accettare. Beppe Valerio non fa eccezione, anche perchè nella sua carriera di giocatore ha dato un importante contributo sia alla scalata dell’Olimpia (conquistando l’A1 nel 1992 con la squadra capitanata da Claudio Crippa) che del Pistoia Basket, spingendola al secondo salto in pochi anni dopo la ripartenza e agguantando la B1 con lo spareggio di Viterbo nel 2002.

Ma da allenatore e perno di quel “grande movimento basket che in questi anni abbiamo tutti insieme ricreato grazie alla scalata del Pistoia Basket” sa che sono tempi duri. Eppure dice – come sempre in modo ragionato e condivisibile l’ex Olimpia, friulano di nascita e pistoiese d’adozione – è proprio a “non disperdere questo movimento, un grande patrimonio ricostruito nel nuovo millennio” che bisogna pensare ora. In un momento doloroso, di transizione ma in cui “il Pistoia Basket deve rimanerne traino anche in A2, sfruttando la base ancora di più”.

Parole importanti e assai condivisibili quelle di Valerio che indica la via per evitare che la ferita dell’autoretrocessione (e i tanti punti interrogativi legati alla situazione economica del club anche al piano di sotto), si trasformi in una voragine in una “città che ama il basket”.

E che non deve allontanarsi, né in termini di passione, né in termine di voglia di giocare questo sport: «In questi anni – dice il coach di Quarrata – abbiamo visto risalire a numeri altissimi i ragazzi che si sono avvicinati al basket e giocano anche in realtà periferiche, creando tanti satelliti intorno al pianeta principale che è il Pistoia Basket e che deve rimanere tale».


 E’ da qui che si deve ripartire, sembra dire Valerio, per tamponare la delusione che oggi c’è anche negli addetti ai lavori come lui. Perchè non siamo all’anno zero, nonostante la botta di queste ore faccia molto male: «Queste sono sconfitte – ha continuato – non vedere più la massima serie a Pistoia, con le belle stagioni che abbiamo vissuto anche in questi anni è un grande dispiacere. Anche perchè raggiungere certi risultati e lo dico da ex atleta e da allenatore, è difficile. Così come mi è dispiaciuto quando è sparita l’Olimpia, dopo aver conquistato sul campo l’A1 nel ’92, mi dispiace ora per il Pistoia Basket.

Per una piccola parte, lo sento un po’ mio, visto che ero in campo nella promozione in B1 nel 2002. Certo se il rischio era rimanere in A1 e poi chiudere, è meglio fare un passo indietro e rimanere vivi. Ma preserviamo il movimento e la passione dei tifosi, c’è stato un ricambio generazionale anche lì. Il fuoco è vivo. Cavalchiamo sponsor che vogliono investire, cerchiamo di far capire che non si può giocare in strutture che sono le stesse di 30 anni fa quando arrivai io a Pistoia. Ma il traino della prima squadra è fondamentale, anche l’A2 può essere una risorsa importante».

Elisa Pacini
Elisa Pacini
Innamorata delle parole, che sono centrali nella sua “dolcemente complicata” vita professionale. In primis per raccontare il basket e lo sport, dalle colonne de Il Tirreno (con cui collabora dal 2003) alle pagine web di Pistoia Sport (che ha contribuito a fondare). E poi come insegnante di italiano agli stranieri.

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