Emanuele Berti e la ‘Via degli Dei’: un percorso a piedi tra Bologna e Firenze

Un’idea nata tra amici che Berti ha trasformato in realtà: 38 ore e 35 minuti per arrivare da Piazza Maggiore a Piazza della Signoria

Se avete in testa un’impresa sportiva, se volete fare qualcosa di davvero particolare, l’uomo giusto è Emanuele Berti. Montecatinese, runner e triatleta, la scorsa settimana si è inventato una nuova sfida: la Via degli Dei, percorso escursionistico che collega Bologna a Firenze, tutta d’un fiato, senza soste o tappe intermedie. Ci ha messo 38 ore e 35 minuti per camminare i 127 chilometri da Piazza Maggiore a Piazza della Signoria, per un giorno e mezzo che difficilmente dimenticherà.

«Un’avventura emozionante, in cui si sono mischiati ore di luce, di buio, chilometri, profumi e sensazioni -racconta Emanuele Berti-. Ho percorso 130 chilometri: sono un runner e sono abituato a fare gare correndo e anche le lunghe distanze in quel modo passano, ma camminando è tutto lunghissimo e per fare cinque chilometri in salita puoi metterci anche due o tre ore».

Una sfida come questa, svolta da Berti, si fa per varie ragioni, per lui la molla scatenante è stata semplicemente l’idea di un amico e la voglia di andare oltre i propri limiti, mettendosi alla prova con una nuova sfida. «L’idea è nata ad uno dei miei amici del gruppo “Friends Running”: voleva fare una mattata, mi ha esposto il progetto e aveva pensato di metterlo in pratica per il weekend di Ferragosto. Per me, nonostante abbia provato anche a liberarmi, non era fattibile. Abbiamo provato a riprogrammare la cosa ma non coincidevano le date, ormai però l’avevo in testa e sono partito».

«Ho fatto un piano di viaggio ben organizzato – prosegue Berti – studiando il percorso e dove potevo eventualmente riposarmi alcune ore, per ricaricare pile e dispositivi elettronici. Un aspetto questo che si è rivelato fondamentale, perché lungo il tragitto ho trovato tratti lunghi, anche di oltre trenta chilometri, in cui non c’era davvero niente e se fossimo rimasti senza acqua o luce artificiale in quei tratti sarebbero stati guai».

Partito con la compagnia di un altro amico che ha fatto gran parte del percorso con lui, per partire da Bologna ha scelto le prime ore della sera, cercando di mettersi alle spalle una delle parti più dure del tragitto senza il caldo del sole. «Sono partito intorno alle 21 da Bologna, l’idea era quella di arrivare in mattinata al cinquantesimo chilometro e quindi al secondo paese che si incontra lungo il tragitto, così da sfruttare uno degli ostelli ben organizzati che si trovano lungo la strada per una piccola sosta. Dovevamo arrivare lì alle 8, invece siamo arrivati alle 11. Ci siamo infilati nella stanza dei letti a castello per riposare un paio di ore, ma non siamo riusciti a chiudere occhio, forse per la stanchezza, quindi siamo ripartiti dopo aver ricaricato le lampade frontali».

Camminare di notte sui sentieri del bosco e anche sui crinali di una montagna, un’esperienza magica e un po’ anche rischiosa, come testimonia anche lo stesso Berti: «Nel bosco la notte è tutto un silenzio rotto ogni tanto dal rumore di qualche animale che non vedi ma senti. Noi non abbiamo trovato mai pericoli nel percorso, ma non è detto che non ci siano. In fondo poi ci sono arrivato sfinito, trascinandomi dietro le gambe».

Anche perchè gli intoppi e i contrattempi, come in ogni viaggio on the road che si rispetti, non sono certo mancati. «Dovevamo arrivare al Passo della Futa per le 19, il piano era quello di dormire un paio d’ore nel prato del ristorante che c’è sul passo, cenare e ripartire, ma quando siamo arrivati lì abbiamo scoperto che il locale era chiuso. Eravamo senza acqua e senza cibo, così abbiamo deciso di sfruttare una parte di percorso alternativo e invece di rituffarci nel bosco siamo scesi per dieci chilometri nella strada verso San Piero a Sieve per raggiungere un altro ristorante. Alle due di notte -aggiunge poi l’atleta originario di Montecatini- siamo arrivati finalmente a San Piero a Sieve, lì ci siamo seduti un attimo per fare stretching e senza accorgercene ci siamo entrambi addormentati per un’ora, proprio lì dove ci eravamo fermati».

Dopo una sfida del genere Emanuele Berti però non vuol saperne di restarsene seduto. Sta già programmando la nuova sfida e sarà sempre sul solito percorso, stavolta però provando a godersi tutto quello che la prima volta glì è sfuggito a causa del buio della notte. «Per la mia esperienza, è una cosa che merita, anche solo per fare qualcosa di diverso dal solito. Anzi, mi sto già organizzando per rifarla, stavolta però invertendo gli orari, così da vedere anche con la luce i chilometri che la prima volta abbiamo fatto immersi nel buio della notte, senza poterci godere il panorama.

«Sicuramente per fare una cosa del genere – conclude Berti – un minimo di preparazione ci vuole: servono gambe allenate perché devi rimanere 38 ore sui tuoi piedi. E ci vuole anche un po’ di organizzazione perché non sei in albergo e devi arrangiarti con quel che trovi e quel che c’è per mangiare e dormire». Perchè in fondo camminare è ciò che più di ogni altra cosa ti riporta all’essenziale, perchè tanto semplice quando in grado di aprirci a mondi ed esperienze davvero emozionanti.

Federico Guidi
Federico Guidi
Originario di Montecatini, giornalista, dal 2005 scrive su Il Tirreno e dal 2014 anche per Pistoia Sport. Ama in maniera viscerale lo sport e le sue storie. Nel tempo libero cerca di imitare le gesta sportive dei campioni, con scarsi risultati. Tattico "ad honorem" della redazione.

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