Fabio Sabatini e l’incubo Covid: «Che peccato aver perso il Giro»

Fabio Sabatini, in forza alla Cofidis, non ha potuto aiutare Elia Viviani nella corsa alla Ciclamino: «Questo virus non è uno scherzo»

La scorsa primavera, quando il Giro d’Italia è stato spostato, Fabio Sabatini aveva cerchiato il 3 ottobre sul calendario diverse volte. Era convinto che in quella data l’incubo sarebbe finalmente finito e sarebbe così tornato a fare ciò che gli riesce meglio: aiutare il suo capitano Elia Viviani. Il trentacinquenne di Montecatini d’altronde nella Cofidis ricopre il ruolo di ultimo vagone, ovvero il corridore che per ultimo tira la volata al capitano. Il ruolo che fece grande ad esempio Giovanni Lombardi, storico scudiero di Erik Zabel prima e di Mario Cipollini poi, con quest’ultimo iridato a Zolder 2002 proprio grazie al suo lavoro.

Sabatini ormai è diventato uno specialista in questo compito e il Giro 2020 doveva essere la sua rinascita. Per prepararlo al meglio Fabio e la Cofidis hanno scelto la Tirreno-Adriatico, da sempre viatico quasi obbligatorio per la Corsa Rosa. Purtroppo però sembra che si sia trasformata nel ritorno dell’incubo. Sabatini infatti due settimane fa ha eseguito il consueto tampone, che alla fine è risultato positivo, chiedendogli anzitempo le porte del Giro.

«Penso di averlo contratto alla Tirreno – dice Fabio – e devo dire che non è per nulla una passeggiata. Ho avuto due giorni con febbre alta e difficoltà respiratorie. Fisicamente mi sentivo a pezzi: mi sentivo come se avessi fatto due tapponi dolomitici di seguito. Per fortuna sembra sia tutto passato». Sabatini ha avuto esito negativo nell’ultimo tampone di sabato scorso e a breve farà il secondo previsto dalla normativa. Se sarà ancora una volta negativo potrà tornare in bici, ma purtroppo dovrà accontentarsi di vedere il Giro a casa.

Il treno di Elia Viviani sarà dunque senza il suo ultimo vagone designato, ma la buona notizia è che non si è per nulla fermato. «Mi dispiace da morire per Elia, ma come si dice in questi casi la salute viene prima di tutto. Tornerò in sella con più entusiasmo di prima». Non resta dunque che aspettare il 2021 per poter finalmente dire come Flavio Tranquillo: «Altro Giro, altro regalo».

Edoardo Gori
Edoardo Gori
Classe 1993, laureato nel 2018 in Scienze Politiche. Sviluppa la passione per lo sport in tenera età grazie alle discese fra i pali stretti di Tomba ed alle scalate sui monti italiani e francesi di Pantani. Nel mezzo, consapevole del cammino impervio che l'attende, inizia i suoi due grandi culti: l'Inter e la Ferrari. Ha due grandi sogni impossibili (o quasi): Leclerc campione del Mondo ed i Titans al Super Bowl.


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