270 km per Emanuele Berti partito e ritornato a Firenze in poco più di tre giorni passando per Bologna e Prato. «L’incontro più bello? Due cani!»
Nemmeno 24 ore dopo aver ultimato l’ennesima impresa ovvero il GAA, Grande Anello Appenninico, Emanuele Berti si racconta a Pistoia Sport. 270 km percorsi a piedi da Firenze a Bologna per poi toccare Prato e infine ritornare a Firenze in 96 ore. Il percorso comprende la congiunzione della via degli Dei (da Firenze a Bologna), della via della Lana e della Seta (da Bologna a Prato) e un tratto del cammino di San Jacopo (da Prato a Firenze).
«Le cose standard non mi piacciono e quando le faccio riesco sempre a modificarle in maniera originale – ci ha detto -. In passato ho fatto varie corse, maratone e triathlon, ma dopo il lockdown questo mi è stato impedito e dato che fermo non so stare qualcosa dovevo inventarmi».
Raggiante e fiero di raccontare, Emanuele non vede l’ora di andare al nocciolo del discorso e parlare dell’escursionismo, la sua passione più recente. «La mia prima esperienza è nata dalla proposta di un amico sul fare la via degli Dei, completata a fine agosto».
«È stata la mia prima esperienza di una camminata giorno e notte e il mio compagno di viaggio si è arreso a Tagliaferro dove ha ripreso il treno e interrotto il cammino – ha proseguito -. A me invece l’esperienza ha caricato il doppio ed ero pronto per un’altra avventura. Ecco che è intervenuto il mio amico Federico Guidi che mi ha consigliato il cammino di San Jacopo, più cittadino rispetto alla boschiva via degli Dei».
«Non era del tutto vero, perché – sì – è più cittadino, ma ci sono dei pezzi difficili e poco transitabili. Infatti se la via degli Dei è segnalatissima, quella di San Jacopo ha pochi cartelli e principalmente adesivi non propriamente vistosi. Questo percorso l’ho fatto da solo e per orientarmi mi sono segnato sull’orologio una traccia da seguire, perché altrimenti è veramente tosta».
IL GRANDE ANELLO APPENNINICO
Fila diretto alla sua ultima avventura, quella affrontata da mercoledì 30 settembre a domenica 4 ottobre. «Sono state 96 ore di viaggio con un paesaggio misto tra crinale, collina, sentieri e vallate. Stavolta è venuto con me il mio amico Simone Pagni poi si è aggiunta una ragazza che ha fatto con noi il pezzo Bologna-Firenze».
«Lungo il tragitto le giornate passano principalmente camminando, facendo qualche foto e gestendo al meglio un’eventuale sosta tra una città e l’altra. Il cibo è fatto principalmente di barrette, ma anche di un primo o di un secondo al ristorante. Il momento peggiore però è la notte perché nel periodo che va dalle 3 alle 5 rischi di cascare in terra dal sonno, ma non puoi mollare».
«Il nostro dilemma peggiore era stato come gestire un’eventuale – e poi concreta – pioggia. Infatti se per coprire noi e lo zaino ci eravamo organizzati con un poncho, la soluzione di come gestire le scarpe ci è arrivata con la scoperta di pantaloni impermeabili con copriscarpa. La cosa più particolare sono stati gli incontri, umani e non solo. Infatti mi ha stupito trovare un sacco di persone che ci conoscevano, che volevano scattare foto con noi e ci consideravano come degli idoli. Non pensavo che bastasse scrivere un post sulla pagina Facebook del percorso per diventare una celebrità!».
«Gli incontri più interessanti sono però stati quelli con gli animali perché oltre a volpi, daini e rospi abbiamo avuto la fortuna di fare l’ultimo percorso da Vernio a Prato in compagnia di due cani. Giravano intorno a noi, anticipavano il percorso e ci facevano anche compagnia, risultandoci anche utili in due circostanze. Sul Monte Maggiore infatti ci sono dei cavalli selvatici che si sono schierati in atteggiamento di barriera: fortunatamente i due segugi abbaiando ci hanno aperto la strada. L’altra circostanza poco dopo quando ci hanno anticipato l’incontro con un cinghiale che avrebbe potuto impaurirci perché spuntava da un cespuglio, ma consci del pericolo abbiamo aggirato l’ungulato e siamo passati sopra il ciglio».
A chi gli chiede se è già pronto per la prossima avventura, alza le mani. «Per un po’ dovrò fermarmi sennò in famiglia mi buttano fuori di casa. Poi al momento non ho altri progetti anche perché se devo ricominciare l’attività sportiva con le corse podistiche non potrò più fare un’attività del genere che rovina preparazione e porta via tanto tempo. In futuro però sicuramente sono pronto per altre sfide».
Lo zaino è sfatto, il poncho e gli indumenti sono a lavare, ma basta, un consiglio di un amico, un video su Youtube o una guida di vari percorsi che magicamente Emanuele si rimetterà in moto per un’altra avventura da raccontare.


