Doppia intervista ai due ex Falivena e Marselli, il capitano sempre molto legato alla città e l’allenatore del play-off sfiorato 2 anni fa
Incontro da libro Cuore quello di domenica prossima dove il Montecatini affrontando la Cuoiopelli ritroverà il suo passato chiamato mister Marselli e capitan Falivena. I due ex fanno parte della nutrita schiera di biancorossi che la scorsa stagione hanno indossato la maglia biancoceleste. Oltre a loro infatti anche i difensori Valerio Ghelardoni, Gabriele Isola, Davide Martinelli e il centrocampista Kadher Diomande fanno parte del passato recente del Montecatini. «Non sono un mister che si porta dietro i suoi giocatori preferiti» esordisce Marselli «ed è stato un orgoglio essere contattato dai ragazzi per comunicarmi che avrebbero voluto seguirmi nella nuova avventura».
«Sono stati 2 anni dove mi hanno voluto molto bene in città» continua Marselli. «Della società posso solo parlarne bene, da Zinanni a Giovannini due professionisti che spero riportino il Montecatini dove deve stare. Il divorzio purtroppo è nato a fine stagione quando ci siamo confrontati sul futuro senza trovare punti in comune. Subito dopo è arrivata questa proposta dalla Cuoiopelli, ultima squadra affrontata prima della salvezza, e ho deciso di accettare. Domenica con il Montecatini non sarà una gara semplice perchè loro le prime due le hanno perse di misura contro formazioni di categorie superiori. Rimangono una squadra pericolosa perchè poi hanno un tecnico preparato e che mi conosce…»
Proprio qui l’aspettavo: qual è stato il suo rapporto con Mucedola, suo vice nei due anni termali? «Con Ciro c’è stato un rapporto decisionale, era vice solo sulla carta perchè mi ha dato una mano in prima persona, dagli allenamenti alla partita. Si è meritato questa opportunità e credo che se la stia giocando molto bene. Ha una squadra molto giovane, dovrà lavorare tanto, ma è preparato e parte con un bel vantaggio. Sono convinto che alla lunga uscirà la sua caratteristica perchè è un lavoratore, sempre con la testa sul campo. Averlo con me è stato come affiancare un allenatore paritetico, senza rapporti di subordinazione. Io posso avere più esperienza in Eccellenza, lui è più navigato nelle serie minori».
Che società ha trovato a Santa Croce? «Parliamo di un club che fino a pochi anni fa era in Lega Pro /C1, un società storica molto organizzata, un campo eccezionale con un sussidiario fantastico e un’ottima gestione per il trasporto del settore giovanile. In più tanti dirigenti sono anni nel mondo del calcio e questo vuol dire molto. Purtroppo hanno effettuato un grosso ricambio nella rosa e con l’arrivo di 22 nuovi giocatori c’è da creare ancora l’amalgama giusta. Non sarà semplice perchè sono solo 12 squadre e il calendario non ci è stato d’aiuto. Con il Tau nel primo turno abbiamo fatto un punto nonostante fossimo in 10 dal primo tempo. Domenica dopo il vantaggio è arrivata l’espulsione di Pirone, la rimonta subita e la prima sconfitta».
Rimpianti e soddisfazione maggiore in questi due anni a Montecatini? «Il primo anno è stata allestita una rosa molto competitiva senza particolari risultati da ottenere, ma la squadra è andata al di là di ogni previsione, giocando un ottimo calcio. Il rammarico è stato a febbraio quando a due punti dal Grosseto il mancato acquisto di una punta non ci permise di lottare per la vetta. La società si è comportata però secondo le proprie disponibilità, evitando di strafare e puntando a pagare tutti. Il secondo anno è mancatio qualche giocatori di carisma che pur non essendo titolare era un pilastro dello spogliatoio. La soddisfazione più grande comunque rimane aver allenato una difesa come Falivena-Di Nardo-Panelli, da sogno per l’Eccellenza!».
A TU PER TU CON L’EX CAPITANO FALIVENA
Come ha preso la città questa scelta? «La gente mi ha preso per matto e ammetto che è una decisione presa a malincuore. Lavoro qui, sono capitano: cosa potevo volere di più? Mi serviva però dimostrare di poter far bene anche in un contesto diverso e la Cuoiopelli è stata una sfida affascinante. Ho sposato questo progetto perchè a livello mentale mi piaceva staccare, avere nuovi stimoli e provare in futuro a rimanere legato a questa squadra anche a livello dirigenziale. Dopo aver vestito in passato la maglia del Tuttocuoio alcune persone le conoscevo già quindi è stato più facile l’inserimento, specialmente per uno come me che è da tanti anni nel mondo del calcio».
«Qui a Santacroce è avvenuto un importante ricambio ed è stato abbassato il budget» continua Falivena. «Con questo Covid anche per loro non è stato facile trovare sponsor e non essendoci presidenti milionari non è facile spendere. Io avevo bisogno di cambiare dopo un’annata un po’ tribolata, di resettare un po’ ed è arrivata l’opportunità di parlare con i dirigenti, tutti professionisti e molto seri che hanno capito anche le mie esigenze. Una su tutti l’allenamento serale che prima erano soliti fare. Con l’attività che ho – la pizzeria – è impossibile allenarsi la sera quindi abbiamo scelto, con il beneplacito di tutti, di allenarci nel pomeriggio. Geograficamente poi sono comunque vicino ad Altopascio dove ho l’altra l’attività».
La scelta tua e degli altri compagni di seguire Marselli. «Quando da un allenatore ti arrivano un sacco di attestati di stima perchè non ripagarlo? La Cuoiopelli conosceva già i ragazzi ed è stato facile convincerli, trovandosi anche a livello economico. Anche Martinelli e Ghelardoni avevano bisogno di cambiare aria dopo la scorsa stagione tribolata. Infatti ripetto a due anni fa il budget era stato aumentato, ma i risultati sono stati molto negativi. Peccato, perchè dopo l’annata 2017/18 conclusa con la retrocessione dalla D avevo scelto di restare ed era stata allestita una signora squadra, tanto da centrare i play-off, non disputati soltanto per la forbice. Si poteva continuare su quel livello, ma le cose sono cambiate radicalmente e abbiamo lottato per la salvezza».
«Il mio rapporto con Montecatini» conclude Falivena «però rimane saldo fin da quando tre anni fa decisi di aprire qui la seconda pizzeria dopo quella che ho ad Altopascio. Tutto nacque dalla chiamata della squadra e di conseguenza cercai di aprire un locale anche a Montecatini, gestito ora da mia sorella. Fu una scommessa inizialmente, ma ha dato i suoi frutti. Al momento con questo Covid però è sempre un salto nel buio. Spesso ti cambiano le regole e io non posso da un giorno ad un altro licenziare il personale perchè il lavoro è calato drasticamente. Cerco sempre di lavorare più in prima persona, mettendoci la faccia anche se per via del calcio non posso asssentarmi più di tanto».



