A due gare dalla chiusura della prima fase, la GTG Pistoia ha il proprio destino tra le mani. Saccaggi: «Vestiamo una maglia importante»
«Siamo padroni del nostro destino. Questo oltre alla rabbia che abbiamo dentro deve darci molta determinazione. Ognuno ha le sue motivazioni personali: le mie con questa maglia addosso si conoscono benissimo». La spinta di Lorenzo Saccaggi verso le ultime due gare regolari è quella di chi, in una stagione che era ed è di rincorsa per il Pistoia Basket, non vuole mollare. Una rincorsa in classifica per rimanere nella parte nobile e non esser risucchiati in quella pericolosa; ma soprattutto una rincorsa nel cercare la quadra di un gruppo a cui è stato tolto un pezzo importante di percorso con l’inizio stagione in quarantena.
È successo a molti, è vero. Il Covid nello sport sembra una cosa quasi normale ormai ma non lo è. Ce lo conferma Lorenzo Saccaggi che archivia subito l’argomento “record”, parlando più di quel tiro decisivo sbagliato che dei 22 punti segnati domenica a Ferrara che sono il suo picco massimo di sempre in biancorosso. Continuando poi a parlare di responsabilità che sente verso la città e di privilegi, di chi come i giocatori in questo momento storico possono lavorare anche se in un contesto che nessuno si sarebbe immaginato così difficile.
FERRARA
Se fosse una stagione normale, Lorenzo Saccaggi avrebbe potuto festeggiare in tanti modi il ritorno a Pistoia. Ha superato proprio in questo campionato le 100 presenze in campionato, i 600 punti con la maglia biancorossa che ha riabbracciato dopo sette anni. Ma nel gelo umano dello sport ai tempi del Covid, senza pubblico, senza poter girare per la città, questi sono solo numeri. «Le statistiche se non servono al mio obiettivo che è vincere, non dico che non sono nulla ma quasi – dice il play ventottenne del Pistoia Basket -. Ho avuto il tiro della vittoria: ci può stare di sbagliare. Ho giocato tante partite e so che non posso far altro che pensare alla prossima. Ma dopo una partita giocata con così tanta voglia, mi sarebbe piaciuto chiudere con un tiro vincente».
A Ferrara si è rivista la faccia migliore della Tesi Group, che però in questo campionato ne ha mostrate tante. Un trasformismo poco produttivo, a tratti inspiegabile visti i picchi alti e bassi raggiunti dalla squadra. «Ho cercato come tutti di darmi una spiegazione – continua -. La continuità è sempre mancata. Abbiamo avuto momenti molto positivi, altri molto negativi: è un difetto su cui continuiamo a lavorare, uno scoglio che però facciamo fatica a superare anche nel corso della gara. Dobbiamo puntare su un’aggressività maggiore come a Ferrara».
CERTEZZE
Senza perdere il piglio sanguigno e grintoso da buon figlio della Carrara anarchica, un po’ Toscana, un po’ Liguria, un po’ mare, un po’ montagna, Lorenzo Saccaggi è ormai un punto di riferimento. In campo e fuori. Alcune settimane fa, all’inizio della nuova crisi d’identità della sua squadra, aveva esortato i compagni a “seguire il coach”, facendo riflettere sulle dinamiche di gruppo.
«Lo ripeterei ancora – dice Saccaggi -. In una stagione così difficile, dove quando il gruppo dovrebbe formarsi te ne stai chiuso in casa in quarantena e poi devi reagire ad un virus che influisce non solo sul fisico, devi recuperare il divario nel minor tempo possibile, devi aggrapparti alle tue certezze. E la certezza per noi è Michele Carrea, di cui ho profonda stima. A cose normali, una delle nostre certezze a cui aggrapparsi poteva essere il calore del pubblico di Pistoia. Ma non quest’anno purtroppo. Queste non sono scuse: non le cerco io e non le cerca nessuno. Una parte della colpa, di una stagione in cui nessuno è soddisfatto, è nostra. Ma tutto questo va considerato».
RESPONSABILITÀ
È una parola che Saccaggi, ripete spesso. E non stupisce. In primis perché lui a Pistoia si sente a casa ed è particolarmente legato alla città. Poi perché questa squadra con i suoi mille problemi di Covid ed infortuni, è sembrata esser schiacciata anche dalla grande voglia diventata ansia di riscattare una città dopo l’autoretrocessione. Il presente a due gare dalla fine, dice, che Pistoia non è sicura di fare i playoff. «La rabbia dentro – continua – offre motivazioni personali ad ognuno. Le mie si conoscono benissimo, vestiamo una maglia importante non possiamo mollare. La classifica ci dà l’opportunità di raddrizzare la stagione, ovvio dobbiamo vincere per stare tranquilli. Le prossime due gare sono un punto di non ritorno».
Pistoia è tornata immersa nell’incubo Covid in queste ore. È stata una delle squadre che più ha sperimentato le anomalie di una stagione, di cui ci sarà molto da discutere. A livello di risultati, di equità sportiva e di protocolli sanitari visto che lo sport si è scontrato brutalmente con la pandemia. Davvero all’inizio ci si aspettava tutto questo? «Pensavamo ad una stagione particolare ma così complicata non se l’aspettava nessuno – risponde Saccaggi – con problematiche fisiche e psicologiche per gli atleti difficilmente superabili nel breve periodo. Con una vita in quarantena stretta per rispetto alla società, per cercare di isolarci ulteriormente. Ma in un mondo in cui sta succedendo qualcosa di più importante rispetto al basket, il solo fatto di poter lavorare fa di noi dei privilegiati».



