Dopo la salvezza ottenuta ai playout con Biella, Andrea Niccolai fa il bilancio del suo esordio in Serie A2 come assistente
A giugno ormai inoltrato, i verdetti di questa stagione unica e travagliata si accumulano e vanno pian piano ad esaurirsi. In Serie A2, ad esempio, sono terminati da poco i playout. Dalle due lotte per la sopravvivenza, ad uscire salve sono state Biella e Stella Azzurra Roma, a discapito rispettivamente di Rieti e San Severo. Il destino ha voluto infatti che a sfangarla fossero proprio le ultime due classificate dei gironi verde e rosso (quindi superstiti del girone nero), ribaltando sia pronostico che fattore campo ai danni delle leggermente più quotate avversarie. Nella compagine piemontese che ha ottenuto la permanenza nella seconda divisone nazionale, milita una leggenda della pallacanestro della nostra provincia. Si tratta del montecatinese Andrea Niccolai, alla prima esperienza in una panchina di A2.
Dopo aver vestito viola e biancorosso negli ultimi tre anni a Firenze in Serie B, “Niccolair” ha riabbracciato i colori rossoblu, sponda Edilnol Biella. La scorsa estate la società del patron Antonio Trada gli ha offerto il ruolo di assistant coach a fianco dell’esordiente capo-allenatore Iacopo Squarcina e così “Nik” è tornato nella città dove nel 2001/2002 contribuì da giocatore al raggiungimento della salvezza nel primo anno in Serie A della storia del club. Quando in quella Lauretana di coach Ramagli, conquistò a suon di triple la stima e l’affetto della curva Barlera, diventandone uno degli eterni beniamini. Un ritorno sicuramente lieto, se si osserva il finale, ma dal percorso ostico e burrascoso. Il ridimensionamento societario imposto dalla crisi Covid ha impedito ai rossoblu di alzare gli occhi dagli ultimi posti in classifica.
Alla fine però l’obiettivo salvezza è stato raggiunto. E la soddisfazione è doppia, per averlo fatto con un roster dall’età media di 21 anni e pieno di debuttanti. La scelta è stata premiata anche dalla LNP, che ha distribuito un riconoscimento alle prime cinque squadre di A2 per impiego di atleti under 22. In cima alla lista la stessa Edilnol, che vede così ripagati parte degli sforzi compiuti e del coraggio dimostrato nel dare ampio spazio ai prospetti più giovani. Siamo curiosi dunque di sapere le impressioni di Andrea Niccolai su quest’annata al cardiopalma, cogliendo l’occasione perché no per raccogliere da lui anche qualche commento sul basket nostrano.
Hai appena terminato la tua prima stagione su una panchina di Serie A2, in una piazza a te nota come Biella. È stata una dura lotta, ma alla fine vi siete salvati. Come l’hai vissuta?
«È stata un’annata particolare, per certi versi surreale. In quest’era di pandemia la stagione è stata lunghissima, sofferta e piena di ostacoli. A Biella la pallacanestro è seguitissima, potenzialmente il pubblico più numeroso della categoria. Perciò giocare in un bellissimo impianto come il Forum desolatamente vuoto ci ha impedito di vivere una dimensione importante di questa realtà. Forse anche per questo è stata un’esperienza ancora più formativa e stimolante. L’obiettivo stagionale è stato raggiunto con una bellissima salvezza, coronato con una squadra costruita con massima attenzione al budget e tanti giovani. Superare tutte le difficoltà e festeggiare finalmente con la presenza dei tifosi biellesi è stata una grandissima soddisfazione».
Sei reduce da sei anni come capo allenatore in Serie B. Com’è stato intraprendere questa nuova sfida da assistente nella categoria superiore? Che tipo di lavoro ritieni di aver fatto?
«Cercavo un salto di qualità tecnico e professionale dopo diverse stagioni di vertice in Serie B con Firenze, e penso proprio di aver fatto la scelta giusta. Con tutto lo Staff e soprattutto con Iacopo (il capo allenatore Iacopo Squarcina, nda) c’è stato fin da subito un grandissimo feeling ed una visione condivisa sul percorso e l’impostazione da dare alla squadra. Fra noi c’è stato davvero un continuo confronto reciproco, che sono sicuro abbia arricchito entrambi. Abbiamo fatto un lavoro profondissimo per cercare di migliorare e sviluppare i diversi giovani di talento nel roster, investendo tantissime energie sul lavoro individuale. Oltre naturalmente a tutta la necessaria componente tattica, visto che nel frattempo c’era anche da provare a vincere le partite. Penso di aver contribuito con il mio bagaglio di esperienze, vissute sia da giocatore che poi come capo allenatore. Con un coach esordiente e tanti giovani nel gruppo, il GM Atripaldi ha pensato di strutturare uno staff con diverse professionalità e competenze per ottenere la miglior gestione possibile dei ragazzi. Iacopo è stato bravissimo a fare la sintesi e ad interpretare al meglio con competenza, intelligenza ed tante idee interessanti, le varie problematiche tecniche che si sono venute a creare durante l’anno. Come per esempio l’inserimento di un nuovo straniero o la perdita del nostro centro titolare. Tanti i momenti difficili, in cui credo di aver dato il mio contributo anche nel trasmettere serenità e consapevolezza nelle nostre qualità, sia all’interno dello staff che con la squadra. Questo perché penso che sia imprescindibile mantenere autostima e fiducia anche quando le cose vanno meno bene».
Avete chiuso la serie playout in un Forum che ha visto il ritorno del pubblico, anche se in numero limitato. Che cosa ha significato per voi salvarvi davanti ai tifosi?
«L’annata è stata veramente anomala, come dicevo prima il pubblico purtroppo non ha potuto riscaldare il Forum per tutto l’arco della stagione. Sicuramente il supporto c’è arrivato comunque da fuori, con una partecipazione morale ed un interesse che poche piazze possono vantare. Finalmente poi, nelle due gare più importanti dell’anno, si è sbloccata la possibilità di avere perlomeno una parte di tifosi e per noi è stato decisivo. Quando a fine stagione ci siamo ritrovati con le energie fisiche e mentali in riserva, avere avuto una spinta tangibile da parte della nostra gente c’ha aiutato moltissimo. Purtroppo la vera potenzialità di quanto a Biella il pubblico possa fare la differenza non l’abbiamo ancora sentita, se consideriamo che in gara 3 e 4 c’erano 500 delle 2500-3000 persone presenti di media nel nostro palazzetto in A2. Però anche quei 500 sono stati fondamentali. I ragazzi ne avevano bisogno e infatti si sono fatti sentire. L’augurio è quello di vederli sempre più numerosi, con la speranza di tornare il più possibile alla normalità».
Che idea ti sei fatto del livello della Serie A2?
«La Serie A2 è un campionato interessante, in cui gli italiani giocano molto e da protagonisti. Questo mi ha fatto piacere, come mi ha fatto piacere rivedere diversi ragazzi che avevo incrociato in Serie B avere ruoli importanti e incidere anche in A2. Chiaramente scegliere due americani competitivi è un fattore determinante, avendo loro la capacità di trascinare la squadra e talvolta di risolvere le partite. Quindi ho trovato una categoria con tanti ottimi giocatori e tanti italiani promettenti, qualcuno pronto anche al salto in Serie A. Certamente serve il coraggio di farli giocare, anche per costruire uno zoccolo duro nell’identità di squadra. Il tutto è sempre poi da filtrare con l’unicità di questa stagione, senza tifosi né in casa né in trasferta. Certe valutazioni hanno bisogno di una controprova di fronte alla pressione e all’emotività che può generare la presenza di un pubblico come quello di questo livello».
Che ne pensi della stagione del Pistoia Basket?
«Pistoia è stata sfortunata, falcidiata dal Covid subito all’inizio dell’anno. Con questa partenza in salita poi è stata un po’ una rincorsa continua. La società, Sambu e lo staff però sono stati bravissimi a tenere la barra dritta e far crescere la squadra, agganciando comunque i playoff. Un traguardo meritato che ha premiato lo sforzo di tutti i componenti. Adesso, viste le partenze annunciate di Carrea e Bongi, sarà importante ricostruire lo staff scegliendo le persone giuste. Ma sono sicuro che sono già state monitorate ed individuate».
Non possiamo non chiederti un commento circa i recenti sviluppi sulla pallacanestro della tua città, con la nascita della nuova società MTVB..
«Il basket di Montecatini è una parte importante della mia vita. Farò sempre il tifo per chi si spende per i colori rossoblu. Ho vissuto le ultime vicende solo da lontano, visto che noi eravamo immersi al cento per cento nei playout. Mi sembra evidente che se una persona con la professionalità e la competenza di Andrea Luchi decide di mettersi in gioco, significa che ha una solidità importante alle spalle e la volontà di creare una realtà ambiziosa. La scelta di un coach come Federico Barsotti lo testimonia. Resta da capire la categoria scelta per partire, in funzione anche dei rapporti con la società MTB del Presidente Cardelli che ha portato avanti i colori rossoblu negli ultimi anni. Credo che la speranza di molti sia proprio che si possa trovare un’unione di intenti».
Un’ultima indiscrezione. Resterai a Biella anche il prossimo anno?
«Per me è stata un’esperienza di crescita importante e gratificante, per lo spazio avuto nelle dinamiche dello staff. C’è da parte di tutti la curiosità di viverla anche in una situazione post pandemia, che significa quindi pubblico e tifosi sia in casa che in trasferta e quindi intensità ed emozioni moltiplicate. Abbiamo finito il campionato e conquistata la certezza della permanenza in A2 solo da qualche giorno. Lasciamo lavorare tranquillamente la società, poi valuteremo assieme».



