13 stagioni al Pistoia Basket per Fabio Bongi, due per Michele Carrea. Rimpiazzarli adeguatamente sarà compito complicato per la società
Pistoia Basket, si cambia. Eccome se si cambia. Via in un solo colpo Michele Carrea, arrivato da Biella due anni or sono assieme al fido scudiero Marco Sambugaro – che invece non si muoverà da via Fermi – e Fabio Bongi. E in questo caso l’album dei ricordi non può che aprirsi istantaneamente, per una figura che ha scritto la storia di questa società, quella della sua città natia.
Bongi ha iniziato la sua carriera proprio a Pistoia, negli anni ’90, dove si è messo in luce grazie ai brillanti risultati ottenuti nel settore giovanile. Alla ripartenza della società dalla C2, è diventato prima assistente allenatore, poi head coach nel 2001/02 in B2 e, dopo aver conquistato la promozione, nella stagione successiva in B1. Segue il quadriennio a Cervia in qualità di responsabile del settore giovanile, la parentesi a La Spezia e nel 2008 il grande ritorno a Pistoia. Una nuova avventura in biancorosso, lunga e ricca di soddisfazioni: il salto di categoria in A1, i playoff conquistati nella massima serie, l’esordio da capo allenatore subito dopo l’esonero di Alessandro Ramagli e prima del ritorno di Paolo Moretti.
Ma anche momenti bui, come la stagione 2018/19, con Pistoia salva solo grazie alla penalizzazione di Torino, oppure l’autoretrocessione decisa un anno fa dalla società, senza dimenticare ovviamente l’ultimo campionato segnato dal Covid. Dal 2008 a oggi si sono alternati Maurizio Lasi, Paolo Moretti, Vincenzo Esposito, Alessandro Ramagli e Michele Carrea alla guida della squadra, e nessuno di loro ha mai voluto rinunciare a Bongi, ritenuto pedina fondamentale per conoscenza della piazza, della società e della pallacanestro in generale. Sostituirlo non sarà certamente un compito facile.
Come non sarà facile salutare Carrea, costretto a vivere due degli anni più complicati della storia del Pistoia Basket. All’esordio in A1, l’allenatore milanese ha dimostrato spirito di adattamento e resilienza. Partita con sei sconfitte di fila, la sua OriOra si è sbloccata al PalaCarrara contro Trieste, il 3 novembre, dando il là a una serie di cinque vittorie consecutive fra le mura amiche, fra cui quella contro i campioni d’Italia in carica dell’Umana Reyer Venezia. Poi il nuovo calo, contraddistinto da cinque ko di seguito, prima del colpaccio a Roma per rilanciarsi in ottica salvezza. Salvezza che arriverà “grazie” allo stop del torneo per Covid, ma che sarà resa vana dal riposizionamento in A2 deciso dalla società. Dicevamo del Covid: l’avversario più ostico della scorsa stagione. Infimo, invisibile e tutt’altro che magnanimo con la truppa di coach Carrea, colpita a più riprese dal virus.
Anche l’ex Biella non è stato risparmiato, tanto da cedere per un paio di gare il ruolo di head coach a Bongi. Senza contare poi l’infortunio occorso a Derrick Marks, che ha costretto Pistoia al cambio di americano, inserendo Tre’Shaun Fletcher. Ma, nonostante tutto, il gruppo è riuscito a centrare l’obiettivo richiestogli: i playoff. Gara 3 persa al PalaCarrara nei quarti di finale contro Napoli resterà l’ultima panchina del duo Carrea-Bongi, entrambi al passo d’addio e diretti verso altri lidi.



