A causa del prolungarsi dei lavori alla King il Bottegone Basket ha dovuto cambiare luogo per allenarsi. Taddei: «Soluzione provvisoria»
Situazione quantomeno curiosa quella che si sta verificando in questi giorni in casa Bottegone Basket. La società giallonera, militante in Serie D, è infatti impossibilitata ad allenarsi nella propria palestra, la “Martin Luther King”, a causa di alcuni lavori in corso. Gli interventi dovevano terminare lo scorso weekend ma sono stati prolungati fino al 13 settembre. Ed ecco quindi che la prima squadra, che da poco ha ripreso gli allenamenti, ha dovuto traslocare in un campo agricolo concesso da un genitore. Piuttosto amareggiato il dirigente Alessandro Taddei, come riportato sulle colonne de “La Nazione”: «Per affrontare dignitosamente il campionato avremmo bisogno di tre turni alla settimana di allenamento in palestra, ma ogni anno questo è un problema – dice Taddei. La palestra della Mlk è l’unica adatta alla nostra divisione, altre come per esempio la Marini sono troppo piccole per fare allenare una squadra di adulti. Ci hanno promesso che ci troveranno una sistemazione: non vogliamo uno scontro con il Comune, purché vengano mantenute le promesse e si continui a cercare insieme delle soluzioni».
La prima squadra non è stata l’unica a risentire dell’inagibilità della Palestra. Anche l’attività di minibasket del Bottegone Basket Junior ha dovuto trovare una soluzione alternativa. Il parroco don Baronti si è subito messo all’opera e ha reso utilizzabile, seppur in modo improvvisato e temporaneo, il sagrato di fronte alla chiesa di San Michele Arcangelo. «Da tre anni a questa parte ci sono problemi per iniziare l’attività del mini basket ai primi di settembre – racconta a “La Nazione” il dirigente Alessio Caramelli – in estate si fanno riunioni con il Comune, si cerca di organizzarci per proporre ai residenti della frazione, che è una delle più popolate di Pistoia, un calendario degli allenamenti, e poi succede sempre qualcosa che fa slittare l’attività. Per la nostra società questo è un danno anche di immagine, perché le famiglie dei bambini dai 6 agli 11 anni perdono fiducia nella nostra associazione e poi iscrivono i figli ad altri sport».



