Guido Meini saluta (almeno per ora) il basket giocato. Ripercorriamone la carriera: con umiltà fino in A1, conquistando entrambe le sponde del Serravalle
Essere bandiere e simboli di un club capita a diversi giocatori. Entrare nelle grazie di due piazze rivali come Pistoia e Montecatini, è una rarissima eccezione. Ma per fortuna nello sport esiste ancora la possibilità che i valori volino oltre la recinzione dei campanilismi. La storia di Guido Meini, da pochi giorni non più giocatore e nuovo ds della Gema Montecatini, racconta questo. Racconta che se per capacità sia umane che tecniche si conquistano due ambienti sportivi storicamente antagonisti, si diventa un patrimonio condiviso, un bene comune, “non escludibile” come dicono gli economisti. Benché sia un merito evidente, il fatto che Guido da termale (almeno cestisticamente, viste le origini pesciatine) abbia fatto breccia nei cuori pistoiesi non è tuttavia esaustivo della sua carriera. Perché il modo in cui Guido Meini è diventato Guido Meini non può lasciare indifferenti.
Prima di tutto come uomo: grande professionalità, tenacia e solidità mentale, notevole umiltà (mai una parola fuori posto), propensione per gli altri, leadership. Ma anche come giocatore. Ci sono cestisti con doti naturali simili o addirittura maggiori delle sue, che però la serie A la vedono col binocolo. Il motivo è semplice, la classe con cui si nasce non è sufficiente a sfondare. Per riuscire a fare il massimo, a maggior ragione in uno sport di squadra, serve dedizione al lavoro e alla crescita individuale, abbinata ad una serie di competenze relazionali, che sono talenti anche quelli e pesano parecchio. E lui queste qualità le ha avute tutte. D’altronde, i dodici anni tra serie A1 e A2 e le quattro promozioni (di cui due in A1) non possono essere un caso.
LA RAMPA DI LANCIO NELL’AGRICOLA GLORIA RB MONTECATINI
Dopo annate prestigiose nelle giovanili termali (ed esordio in A2 nel 1996/97 per mano di coach Stefano Tommei) e la promozione in B1 con Massa e Cozzile, il primo Guido noto ai più è quello visto nei primi anni 2000 nell’Agricola Gloria RB Montecatini. In quelle cinque stagioni passate in rossoblù (2002-2007) le soddisfazioni non mancano. Con coach Marco Calvani l’RB vince subito la serie B1 (2002/03) e approda in Legadue, dove al debutto da neopromossa arriva alle semifinali playoff, trascinata dagli americani Hoover, Shumpert e Edwards. Lo stile di gioco di Meini è asciutto, dinamico ed efficace. È un difensore clamoroso, con esplosività e tenuta fisica impressionante. La sua specialità è l’anticipo con involata in contropiede. In cabina di regia commette pochi errori e fa girare bene il pallone.
A questa prima versione, negli anni aggiunge più confidenza nel tiro, letture e assist di qualità. Attenzione, qui sta la sua grandezza, allargare l’orizzonte del proprio gioco senza minimamente perdere la propria caratteristica principale di difensore cuore e polmoni, oltre che di cervello affidabile ed altruista in attacco. Nella stagione 2005/06 Guido diventa il play titolare di Montecatini, in un roster guidato da Massimo Cancellieri e che vede il suggestivo ritorno dei gemelli del canestro Mario Boni e Andrea Niccolai. I termali riescono ad accedere ai playoff, dove vengono fermati al primo turno da Caserta. L’anno successivo arriva Finelli come capo allenatore, la maggior parte degli interpreti cambiano e non si va oltre una salvezza tranquilla, ma Meini ormai si è consacrato a tutti gli effetti come playmaker di categoria.
GLI ANNI D’ORO, TRA VENEZIA E PISTOIA È DUE VOLTE SERIE A1
Grazie a questa maturazione, tolta la stagione 2007/08 passata sempre in Legadue tra Pavia e Veroli, dal 2008 al 2014 (quindi tra i 29 e i 35 anni) vive due avventure che lo portano nella massima serie nazionale. Dapprima con la blasonata Reyer Venezia, appena risalita in Legadue, con cui alla terza stagione (2010/11) nonostante la finale di playoff persa con Casale Monferrato ottiene la promozione in A1 con ricorso alla giustizia sportiva. L’anno successivo dimostra di saper reggere l’urto al livello più alto (Venezia giunge ai quarti di finale playoff), anche se in A2 ovviamente incide di più.
Infatti Pistoia, che vuole fare il salto, non esita a chiamarlo per affidargli la cabina di regia e un ruolo importante nello spogliatoio. Con Paolo Moretti in panchina e i celebri compagni Toppo, Galanda, Hicks, Graves, Cortese, compreso anche un protagonista attuale della Gtg come Saccaggi, vince i playoff (in finale con Brescia) centrando la prima promozione in serie A nell’era Pistoia Basket 2000. L’anno dopo resta come cambio di Wanamaker e i biancorossi arrivano addirittura ai quarti di finale playoff di serie A. Pistoia si innamora della sua grinta.

IL RITORNO A CASA
A Trapani (2014/15) e a Roma (2015/16) non ritrova ambienti simili, perciò nell’estate del 2016 decide di tornare a casa nella neonata Montecatiniterme Basketball di Giampiero Cardelli. Il suo sogno era quello di vincere un ultimo campionato con la maglia della sua città, con l’immancabile numero 6 sulle spalle, prima di ritirarsi. Si sa, di competere per vincere non ci si stanca mai, soprattutto quando ci si è già riusciti varie volte. Il sogno non si è realizzato, ma poco importa. In questi secondi cinque anni (quattro di B e uno di C Gold) a Montecatini, Guido ha onorato la maglia con passione e senso di responsabilità, divertendo e divertendosi. Questo importa molto di più.
Come ultima prova del suo essere decisivo, il buzzer beater della vittoria per 85-88 a Prato nel secondo supplementare lo scorso 21 marzo.
Senza dimenticare le due ottime stagioni in B con coach Campanella (quarti di finale playoff nel 2016/17 e semifinali nel 2017/18) e lui a fare da anima della squadra. Dimostrando, tra l’altro, di essersi adeguato velocemente al ruolo di point guard moderna, a cui oggi si richiede molta più pericolosità realizzativa di quanto non si chiedesse al play tradizionale di qualche anno fa.
Per tutti i tifosi termali, non averlo potuto tributare con un’ovazione mentre usciva dal campo per un’ultima volta (sempre che sia davvero l’ultimissima) rimane una pugnalata al petto. Sicuramente però il suo popolo troverà il modo di omaggiarlo, anche perché il rapporto di Guido con la pallacanestro montecatinese continua, seppur nella veste di direttore sportivo. E poi chissà, magari tornerà sul parquet con gli amici in qualche squadra amatoriale, se non in qualche contesto ancora più agonistico..
Intanto noi teniamo stretto ciò che ci ha regalato in questi venticinque anni di basket senior, poi vedrà lui. Dunque, la tentazione di cedere alla retorica nostalgica e commiserativa c’è. “Così non nasceranno più, è l’ultima bandiera” ecc. Eppure un esempio così cristallino dentro e fuori dal campo in termini di dedizione, serietà e valori, lascia sperare che sia d’immediato impatto per le generazioni presenti e future. Il capolavoro sportivo e affettivo di cui è artefice Guido Meini è tale che si possa contemplare un coro cantato addirittura all’unisono da tifosi rossoblù e biancorossi. E allora.. “Alé alé alé aléé Guidoo Guidoo”



