Andrea Bonfanti, centrocampista del Quarrata, si racconta: «L’incredibile tripletta, gli studi, la rovesciata da fuoriclasse e mio fratello»
Nel 2003 Tom Shadyac girava il film “Una settimana da Dio”, probabilmente neanche Jim Carrey, che in quell’occasione interpretava un uomo con poteri straordinari, si immaginava di concludere la sua settimana con una tripletta…beh, a dirla tutta probabilmente neanche il protagonista della nostra storia. Andrea Bonfanti, eclettico centrocampista classe ’96 agli ordini di Agostiniani, ha pensato bene di finire la sua sette giorni con tre goal nella prima uscita stagionale del Quarrata, per di più segnando l’ultimo con una fantastica rovesciata. Domenica 3 Ottobre è infatti iniziato il campionato di Promozione e i giallorossi hanno spazzato via la Virtus Marina di Massa. La sfida contro i carraresi è terminata con ben 5 reti all’attivo: il goal d’apertura, al 6’ del primo tempo – e i due finali al 29’ e al 34’ della ripresa- sono tutti di Andrea. I primi sono due inzuccate da vero bomber, nate da due calci d’angolo che a quanto pare non sono affatto frutto del caso.
«I calci d’angolo li avevamo preparati con molta attenzione -dice Bonfanti – poiché il mister, studiando gli avversari, si era accorto che su questi calci piazzati loro soffrivano parecchio. Poi con dei giocatori come Cortonesi e Picchianti, che sono bravissimi a metterti il pallone precisamente sulla testa, è stato tutto più facile». Come detto, l’ultimo goal è invece un colpo da cineteca, una rovesciata che, per definizione, trascende ogni possibile significato del termine “comune”. In quel gesto tecnico si è ribaltato lui, così da prendere il pallone spalle alla porta, e si sono ribaltate le leggi della fisica, così da farlo staccare con la schiena parallela al campo e fargli depositare il pallone sotto l’incrocio. «Non potevo chiedere di meglio, finire la settimana con una tripletta non è da tutti. Il fatto che sia arrivata all’esordio in campionato mi dà ancora più fiducia in vista della stagione. Il mio massimo numero di goal in una singola annata è stato 6, iniziare questo campionato segnandone tre è una grande emozione».
LA “CHILENA”
E se anche qualche settimana fa l’attaccante della Juventus Federico Chiesa ha ammesso che c’è un’importante correlazione fra studio e risultati calcistici, probabilmente è vero. Andrea Bonfanti, tutt’oggi studente a Firenze per il corso di “Finance and risk management”, nel 2020 si è laureato in economia…l’etimologia della parola stessa rimanda all’organizzazione di risorse scarse quando attuata al fine di soddisfare l’individuo e il collettivo…e che cos’è la rovesciata se non l’estrema risorsa per colpire un pallone in nessun’altro modo prendibile? E che cos’è la rovesciata se non il gesto più bello di tutti al fine di soddisfare un obiettivo personale -il goal- e uno di squadra -la vittoria-? La rovesciata -o “chilena”, il modo in cui in tutto il mondo ispanico chiamano questa sublime sforbiciata- è semplicemente il gesto sportivo più iconico che ci sia. Tant’è che anche i bambini italiani, ormai da decenni, quando ricevono in regalo un pacchetto di figurine Panini vi vedono su Carlo Parola in una delle sue mitiche acrobazie…e chi sa che anche Andrea non sia cresciuto a pane e figurine dei calciatori, e chi sa che proprio da lì non nasca l’ispirazione. «Non avevo mai segnato in rovesciata -ci spiega- probabilmente dopo la doppietta, sulla scia dell’entusiasmo, l’istinto ha preso il sopravvento portandomi a colpire così il pallone, quasi senza pensarci». La sfera arriva dalla destra e in un secondo -per chi c’era allo Stadium in quel 3 Aprile…alla Cristiano Ronaldo- Andrea la colpisce di collo pieno, insaccandola perfettamente nel “sette”. «Per me è stata un’emozione unica, la ciliegina sulla torta di una grande partita individuale e di squadra. Fortunatamente sono riuscito a trovare il giusto impatto con la palla, se ripenso al goal è stato veramente fantastico».
I GEMELLI DEL GOAL
La leggendaria Samp di inizio anni ’90 poteva contare sui gemelli del goal Vialli e Mancini, il Quarrata ha i suoi, Andrea e Alessandro Bonfanti. In questo caso i due hanno sicuramente meno goal nelle gambe ma effettivamente lo stesso sangue e, pur essendo eterozigoti, sono praticamente identici. Hanno passato tutta la loro vita calcistica, e non, uno affianco all’altro «Io e Alessandro giochiamo insieme da quando abbiamo 4 anni, ormai dobbiamo sopportarci anche la domenica durante la partita e al campo per gli allenamenti. Fin da piccoli abbiamo fatto tutto assieme -spiega Andrea- ora frequentiamo lo stesso corso di laurea, prima abbiamo fatto anche medie e superiori nella stessa classe». «Siamo due giocatori molto simili, ad entrambi piace giocare dal centrocampo in su, in più siamo estremamente duttili». La cosa che più li distingue è, neanche a dirlo, inerente alla materia calcistica «Effettivamente a livello fisico siamo due gocce d’acqua, anche il mister continua a dirci che siamo identici. L’aspetto che più ci differenzia è che io sono destro, mio fratello Alessandro è mancino, diciamo che a me gioverebbe un po’ del suo sinistro e a lui farebbe piacere avere il mio tiro di destro». «Entrambi vogliamo fare bene in quest’annata importante -continua Andrea- la nostra squadra ha fatto un mercato importante, la rosa è forte, l’obiettivo è quello di aiutarla a vincere».



