Al PalaCarrara arriva Ferrara, Fantoni: «Vogliamo migliorare la semifinale della passata stagione»

L’eterno rivale accende la sfida contro Pistoia: «Abbiamo avuto infortuni grandi e piccoli e il nostro potenziale non l’abbiamo espresso al massimo»

Finalmente si gioca a Pistoia col pubblico. E’ sempre bello giocare lì e col ritorno al 100%, sono sicuro che a Pistoia non vedevano l’ora. Spero che ci sia tanta gente e che sia una bella partita». Parole di Tommaso Fantoni che mercoledì sera da capitano di Ferrara, del pubblico del PalaCararra sarà per l’ennesima volta rivale, sfidando la Tesi Group nella seconda gara della fase ad orologio. Quel pubblico che spesso gli ha riservato punzecchiature e sfottò, come da tradizione tra cugini in arrivo da un altro campanile dell’ex Toscana felix dei canestri. E la Livorno di Fantoni per decenni è stata la cattedrale del sacro fuoco di una  regione da sempre devota alla retina.

Passati in verità sono anche i tempi in cui il PalaCarrara è stato un catino infernale, un girone dantesco particolarmente caldo e ruggente anche verso un avversario storico, combattivo e leale come il lungo labronico. In passato tante volte vicino a vestire il biancorosso, come babbo Stefano, ex giocatore dell’Olimpia e rimasto molto amico di Robertone Maltinti.

Oggi il tatuatissimo totem cresciuto alla scuola basket del Don Bosco, che ha esordito in serie A1 prima di prendere la patente nell’ultima “bella Livorno” del basket come direbbe Bobo Rondelli, è una specie di patrimonio dell’umanità della pallacanestro ferrarese. Un punto fermo per la città come il castello estense, al Palazzo dei Diamanti  e ai cappellacci di zucca.«Dopo cinque stagioni mi hanno dato le chiavi della città- ci dice e in un attimo più alle battaglie cavalleresche cantate dall’Ariosto, pare d’essere tra i canali della Venezia a sfrecciare sui barchini livornesi con Gabriellini e Cocci nel remake di Ovosodo- dopo una vita da zingari, rimanere così tanto in un posto mi fa quasi strano ma a Ferrara io e la mia famiglia ci troviamo benissimo. E’ una bella città e ho tanti amici anche tra i tifosi e poi ormai con moglie e figlio, mica si cerca le discoteche e i locali…bastano due ristoranti per mangiar bene e la Coop».

«Al futuro non ci penso – ci dice quando gli chiediamo se non abbia voglia di tornare a giocare in Toscana – anche se in questo giochino, siamo abituati a vivere con le valigie in mano».

L’attenzione è tutta sul finale di stagione in cui Ferrara vuole “rifarsi” da una stagione travagliata, come ci dice Fantoni. Anche se nonostante tanti infortuni, gli estensi sono arrivati comunque quarti nel girone Rosso, spediti al quinto posto solo per differenza canestri a favore di Chiusi a cui possono ancora soffiare una posizione.  «Avremo giocato sì e no sei partite al completo – continua il lungo classe ’85 – abbiamo avuto infortuni grandi e piccoli e il nostro potenziale non l’abbiamo espresso al massimo. Vogliamo risalire la china e fare meglio dell’anno scorso, quando uscimmo in semifinale contro Napoli».

A Pistoia non si aspetta vita facile, nonostante la classifica dica che la partita conta praticamente solo per Ferrara visto che la Tesi Group ha sprecato la possibilità di riaprire la corsa al secondo posto col ko di Scafati.«Ho visto quella partita- continua- è stata una buona partita, giocano duri, c’è Saccaggi che ormai è un metronomo e come Wheatle un idolo di casa. Johnson è una prima scelta, hanno fatto benissimo a riprenderlo. Pistoia ormai non è più una sorpresa e può fare una post season importante. E’ ben allenata, c’è chimica tra i giocatori, si è sempre battuta e ha spesso vinto. Sarà una squadra noiosa per tutte».
L’anno scorso Pistoia e Ferrara erano nello stesso girone, ognuno vinse la gara in casa. Quest’anno la sfida arriva nella fase meno amata, quella ad orologio in cui tutti pensano già ai playoff che entrambe hanno già raggiunto.«Direi che è stato un campionato faticoso in un girone in cui dopo la metà la forbice si è allargata – dice l’esperto capitano di Ferrara – le squadre costruite per salire si sono viste, da Scafati a Verona a Ravenna nonostante tanti cambi. La vera sorpresa è stata Chiusi mentre le altre non si sono comunque arrese. Non c’è stata la Orzinuovi di turno».

Elisa Pacini
Elisa Pacini
Innamorata delle parole, che sono centrali nella sua “dolcemente complicata” vita professionale. In primis per raccontare il basket e lo sport, dalle colonne de Il Tirreno (con cui collabora dal 2003) alle pagine web di Pistoia Sport (che ha contribuito a fondare). E poi come insegnante di italiano agli stranieri.

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